Soldi dalla Russia, chi sono gli amici di Putin che pagano i partiti

Il dipartimento di Stato americano ha diffuso un dossier in cui si parla di centinaia di milioni di dollari elargiti dal Cremlino per influenzare le elezioni

La notizia è di quelle che rischia di stravolgere anche una campagna elettorale che fino ad ora non ha riservato grandi sorprese al corpo elettorale. L’ascesa irrefrenabile di Giorgia Melonidata da tutti i sondaggi come la favorita numero uno per succedere a Mario Draghi nel ruolo di Presidente del Consiglio – viene assunta ormai come un dato di fatto da parte di opinionisti e commentatori, che prevedono una vittoria dai contorni più o meno schiaccianti di Fratelli d’Italia nelle elezioni del prossimo 25 settembre. Eppure, la news che ha iniziato a circolare in maniera pesante nelle ultime ore potrebbe scalfire, magari anche solo in parte, le granitiche certezze dell’opinione pubblica sull’esito del voto nel nostro Paese.

Ad occupare le prime pagine della stampa italiana e internazionale in questi giorni è il dossier prodotto dagli apparati di intelligence degli Stati Uniti, un documento in cui viene affermato come dal 2014 ad oggi i funzionari del governo russo abbiano elargito oltre 300 milioni di dollari per influenzare e indirizzare la politica di svariati Stati nel mondo. Tra questi al momento non compare l’Italia (vengono citati in maniera esplicita Albania, Montenegro, Madagascar ed Ecuador), ma i sospetti che il Cremlino sia riuscito ad imporre la propria presenza anche da noi si fanno sempre più forti con il passare delle ore.

La Russia spende milioni di dollari per influenzare la politica degli altri Stati: la tesi degli Usa

Il primo ad ipotizzare senza mezzi termini un coinvolgimento diretto del nostro Paese nelle strategie di interferenza di Mosca è stato niente meno che un’ex premier. Ospite su La7 della trasmissione Otto e mezzo condotta da Lilli Gruber, il professor Mario Monti ha espresso la propria opinione in merito evitando qualsiasi giro di parole: “Sarei sorpreso se nessuna parte di questi finanziamenti provenienti dalla Russia fosse andata a partiti italiani”.

Un pensiero che non lascia spazio ad equivoci, quello dell’ex inquilino di Palazzo Chigi (ha presieduto l’esecutivo dal 2011 al 2013), che però ha tenuto anche a sottolineare come “gli americani farebbero bene a chiarire la loro posizioni” dato che “questo dossier al momento è senza dettagli e una mossa del genere rappresenta a sua volta un’ingerenza nella fase più calda della nostra campagna elettorale”.

Gli Stati Uniti attaccano Mosca: il Cremlino ha destinato milioni di euro agli Stati esteri?

Nonostante i riferimenti del documento prodotto dagli Usa siano in effetti alquanto blandi e poco circostanziati, sono in molti a pensarla come Mario Monti. Appare infatti assai probabile che anche l’Italia – da sempre tra le Nazioni che più subiscono le reciproche pressioni dei due blocchi, quello dell’ex Unione sovietica e quello dell’Alleanza atlantica – possa essere finita nel mirino di Mosca, che in questo modo avrebbe aiutato economicamente i partiti ritenuti più vicini alla propria linea.

Aldilà dei veri o presunti schieramenti che avrebbero accettato soldi dal Cremlino in questi otto anni, in molti si stanno ponendo due domande di rilevante importanza sulla vicenda: la prima si interroga su come avvengano nel concreto queste operazioni di finanziamento, mentre la seconda cerca di capire chi siano le personalità russe che in maniera diretta possono aver messo a disposizione di Mosca parte delle proprie finanze nel tentativo di pilotare le dinamiche della geopolitica internazionale.

Gli occhi del mondo guardano la Russia: davvero ha pagato i partiti ritenuti più vicini?

Per rispondere è intervenuto direttamente il dipartimento di Stato americano, che nelle ultime ore ha reso pubbliche una serie di dichiarazioni sulla vicenda tramite il proprio portavoce Ned Price. “L’assalto russo alla sovranità delle democrazie è paragonabile all’attacco in Ucraina. Per questo motivo è necessario accendere un faro su queste attività” ha detto Price, che poi ha rincarato la dose sostenendo che “il Cremlino e i suoi intermediari avrebbero trasferito risorse nel tentativo di plasmare le politiche di alcuni Stati a favore di Mosca”.

Nel dossier inviato dal segretario di Stato Antony Blinken alle ambasciate Usa presenti all’estero, si parla in effetti di come il denaro messo a disposizione della Russia per questo tipo di manovre spesso venga fatto pervenire ai partiti beneficiari attraverso transazioni di commercio internazionale, compiute solo ed esclusivamente da uomini di assoluta fiducia. Ma chi sarebbero questi “amici di Putin” che, con le loro azioni, farebbero da tramite per la realizzazione di quanto sostenuto da Washington?

Il ruolo degli “amici di Putin” nel finanziare i partiti politici esteri: chi sono i fedelissimi dello Zar

Il primo personaggio su cui è finita la lente di ingrandimento è uno dei fedelissimi di Vladimir Putin, oltre che rappresentare uno dei profili più chiacchierati negli ultimi tempi per l’ambito imprenditoriale in cui opera. Stiamo parlando di Alexis Miller, amministrato delegato della multinazionale russa Gazprom. Si tratta del colosso monopolista del mercato del gas che sta mettendo in ginocchio l’economia di molti Paesi europei – compresa l’Italia – tramite un ricatto portato avanti a suon di rincari del prezzo e chiudendo il viadotto Nord Stream con cui viene rifornito il Vecchio Continente.

L’indiscrezione si farebbe ancora più forte osservando come oggi, nonostante sei mesi di guerra alle spalle e una strategia di contrasto alla Russia sempre più imponente, il suo nome ancora non compaia nella lista dei destinatari delle sanzioni imposte dall’Unione europea al Cremlino. Un segnale di come, probabilmente, ci siano cancellerie europee interessate a preservare il suo profilo. In effetti, le indiscrezioni circolate di recente in merito alla questione descriverebbero un quadro in cui l’Ungheria e la Germania – tra i principali clienti di Miller a livello continentale e globale – avrebbero chiesto a Ursula von der Leyen (presidente della Commissione europea) di risparmiarlo.

Il secondo personaggio su cui ci sono forti sospetti è quello di Vladimir Potanin, considerato l’uomo più ricco di Russia, con un patrimonio personale stimato di recente dalla rivista Forbes in 24,4 milioni di dollari. Anche lui – attivo nel settore della produzione di energia elettrica e nella finanza speculativa internazionale – è ancora esente da qualsiasi forma di penalizzazione economica da parte dell’Occidente, mentre i suoi legami con il leader russo si sono consolidati nel corso dei decenni e vengono descritti oggi come più stretti che mai.