Smartphone e “metodo Forlani”: i trucchi per aggirare il voto segreto

Gli stratagemmi per scovare i grandi elettori "infedeli" aggirando il segreto dell'urna nell'elezione del Capo dello Stato

I numeri per l’elezione del presidente della Repubblica sono storicamente risicati e, mai come per le chiamate dei 1009 grandi elettori che avranno inizio lunedì, l’incertezza dilaga, soprattutto sul nome di Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia non ha ancora sciolto la riserva della sua candidatura al Quirinale, ma i famosi “franchi tiratori” sono sempre in agguato e, man mano che si avvicina il via della corsa al Colle, il Cavaliere è sempre meno sicuro della fiducia riposta negli alleati. Per questo nelle ultime settimane avrebbe escogitato di ricorrere a degli stratagemmi, tradizionali e non, per contare i voti promessi e avere la prova che sulle schede della coalizione di centrodestra ci sia il suo nome.

Elezione Quirinale, i trucchi per aggirare il voto segreto: l’uso dello smartphone

Come per qualsiasi elezione alla quale vengono chiamati gli italiani, anche per la scelta del Capo dello Stato il voto è segreto. Ma a differenza di tutti le altre consultazioni, ai grandi elettori non è vietato portare e utilizzare lo smartphone dentro le cabine appositamente allestite a Montecitorio tra i banchi del governo, i cosiddetti “catafalchi”.

Mentre, infatti, un cittadino qualsiasi può essere condannato all’arresto da tre a sei mesi se fotografa la scheda dentro la cabina del proprio seggio, secondo i regolamenti parlamentari, non è invece prevista nessuna sanzione per deputati, senatori e delegati che dovessero fotografare il proprio voto.

Se finora nessuno poteva vedere cosa facevano i grandi elettori nel “segreto dell’urna”, per scongiurare qualsiasi tentazione il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso di togliere le tendine dai “catafalchi”, le cabine adottate da Oscar Luigi Scalfaro allo scopo di evitare di poter scrutare le mosse dei grandi elettori.

Elezione Quirinale, i trucchi per aggirare il voto segreto: il “metodo Forlani”

Esisterebbero però altri metodi maggiormente collaudati, nella storia delle elezioni del Capo dello Stato, che permetterebbero di “segnare” i voti (qui per sapere quanto guadagna un Presidente della Repubblica).

In particolare alcuni parlamentari più navigati, avrebbero consigliato a Silvio Berlusconi (qui abbiamo parlato del piano per il Quirinale di Berlusconi) il cosiddetto “metodo Forlani”, dal nome del candidato al Colle della Democrazia cristiana che, nelle votazioni del 1992, escogitò un sistema affinché ogni voto dei “franchi tiratori” sospetti fosse riconoscibile: dall’uso di penne di colore differente, al diverso ordine di nome e cognome, fino a prevedere varie formule come “on. Arnaldo Forlani”, “on. Forlani”, “on. Forlani Arnaldo”, “Arnaldo on. Forlani” ecc…

In quell’occasione lo stratagemma non fu sufficiente in quanto per la proclamazione del segretario della Dc dell’epoca mancarono comunque 39 voti, ma il metodo potrebbe riproporsi per le chiamate al voto che cominceranno tra due giorni, non per scovare i parlamentari infedeli, ma perlomeno per individuare i gruppi d’appartenenza.

Ecco così che si ipotizzerebbe, nell’esempio di Silvio Berlusconi, l’indicazione di voto al “senatore Silvio Berlusconi”, a “Berlusconi Silvio”, a “Berlusconi on. Silvio” e così via.

Elezione Quirinale, i trucchi per aggirare il voto segreto: la decisione di Fico

Tutto dipenderà da come il presidente della Camera Roberto Fico deciderà di leggere le schede durante lo spoglio.

È infatti compito della terza carica dello stato annunciare i voti dei candidati, ma se il deputato del M5s assicura che “la decisione sulla lettura delle schede sarà adottata a garanzia della correttezza e del buon andamento dei lavori per l’elezione del presidente della Repubblica. Questo è l’obiettivo che ha ispirato anche i predecessori”, proprio i precedenti a Montecitorio tracciano le possibilità più disparate.

Laura Boldrini, nel 2015, in occasione dell’elezione di Sergio Mattarella lesse in modo integrale ogni scheda. Luciano Violante, invece, in occasione dell’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, nel 1999, si limitò a pronunciare il cognome. Quando ad essere eletto fu proprio l’attuale presidente della Camera, il vicepresidente di allora Roberto Giachetti lesse soltanto nome e cognome, senza appellativi o titoli.

Opzione quest’ultima più probabile, ma che verrà svelata da Roberto Fico soltanto la mattina delle votazioni, per mettere a tacere qualsiasi speculazione su metodi adottati appositamente per l’uno o l’altro candidato (qui per conoscere l’elenco di tutti i Presidenti della Repubblica).