Senato, numeri risicati: ecco cosa rischia il governo Meloni

Il governo Meloni non può contare per la fiducia sul sostegno di molti senatori per via della composizione stessa dell'Esecutivo: i motivi

Giorgia Meloni ha ottenuto la fiducia del Senato. Ma il risultato non era scontato, e il numero dei parlamentari di centrodestra di Palazzo Madama non è sufficiente a garantire la tenuta dell’Esecutivo. Basterà infatti qualche cambio di casacca o qualche franco tiratore per farlo cadere. E far tornare l’ennesimo governo tecnico alla guida del Paese. La maggioranza anche oggi è apparsa risicata, e, senza l’assist di un partito senza rappresentanti a Palazzo Chigi, la premier ha rischiato di non portare a casa il risultato sperato.

Come è composto oggi il Senato e quali sono i numeri dei partiti

Per capire perché il governo guidato da Giorgia Meloni potrebbe cadere facilmente, è necessario prima vedere come è composto oggi il Senato. Che, dopo la recente riforma entrata in vigore per la prima volta all’inizio di questa legislatura, può contare su 200 parlamentari. A questi si aggiungo 6 senatori a vita.

Per ottenere la maggioranza assoluta è dunque necessario avere la metà dei seggi più uno: 104. Il gruppo di centrodestra può contare su 116 senatori, di cui 63 di Fratelli d’Italia, 29 della Lega, 18 di Forza Italia e 6 di Noi Moderati – Civici d’Italia – Maie.

Le altre forza in Senato sono il PD con 38 seggi, il M5S con 28 seggi, Azione e Italia Viva con 9 seggi, il Gruppo Misto con 4 dell’Alleanza Verdi – Sinistra Italiana e i 3 senatori a vita (Mario Monti, Renzo Piano e Liliana Segre).

Perché il centrodestra ha molti meno senatori del previsto

Tuttavia il centrodestra ha rischiato di non ottenere la fiducia, cioè il voto a favore della maggior parte del Senato. Infatti gli eletti del entrodestra sono 116, ma tra loro c’è Ignazio La Russa, che in quanto presidente di Palazzo Madama non può votare. Sui banchi del Governo siedono poi ben 9 eletti in Senato, ministri chiamati a presentarsi davanti all’Aula per essere votati e in questo caso non votanti.

Insomma si scende così a 106 voti sicuri per il centrodestra. Una maggioranza risicata, considerando che con tre assenze o tre franchi tiratori Giorgia Meloni avrebbe potuto non ottenere la fiducia della Camera Alta. Il problema si ripresenterà su altre questioni in futuro quando i ministri, pur avendo diritto al voto, potrebbero essere in missione. E a quel punto le proposte di FdI, FI e Lega potrebbero non passare.

Maggioranza risicata per Meloni: cosa succede con Renzi e Calenda

Questa volta sono bastati i voti di Italia Viva e Azione, i partiti guidati da Matteo Renzi e Carlo Calenda, per arrivare ai 115 voti con cui il Governo ha portato a casa la fiducia. Di fatto il Terzo Polo è diventato il partito stampella del nuovo esecutivo, e la sua sopravvivenza potrebbe dipendere proprio dai capricci dei due ex dem, ora esponenti di punta del campo dei moderati insieme a Forza Italia.

Insomma il governo di centrodestra potrebbe essere molto meno stabile del previsto a causa dei nomi scelti per presenziare al Consiglio dei Ministri, e basterà “corromperà” una manciata di senatori per farlo cadere. I renziani e i calendiani lo sanno bene, e dietro quella che è apparso come un voto di responsabilità, potrebbe in realtà celarsi un modo per rivendicare davanti alla nuova premier di avere il coltello dalla parte del manico.

Vi abbiamo parlato qua di come Giorgia Meloni ha ottenuto la fiducia anche alla Camera dei Deputati. Tra le misure annunciate in Parlamento, qua la lista completa, la premier ha parlato anche del reddito di cittadinanza, che verrà riformato, come spiegato qua.