Semipresidenzialismo alla francese e clausola di salvaguardia nazionale: ecco cosa farà Meloni

La neopremier Giorgia Meloni ha due obiettivi chiari del suo mandato: arrivare a modificare la forma di governo, e proteggere gli interessi nazionali

Nei suoi discorsi iniziali la neopremier Giorgia Meloni – che però vuole farsi chiamare “il” Presidente del Consiglio – mette subito sul tavolo due aspetti per lei fondamentali del suo Esecutivo: il semipresidenzialismo sul modello francese, e la clausola di salvaguardia nazionale.

Semipresidenzialismo alla francese: cosa cambierebbe

Negli ultimi vent’anni l’Italia ha avuto, in media, un Governo ogni due anni, cambiando spesso anche la maggioranza di riferimento. “È la ragione per la quale i provvedimenti che garantivano sicuro e immediato consenso hanno sempre avuto la meglio sulle scelte strategiche” attacca. “È la ragione per la quale le burocrazie sono spesso diventate intoccabili e impermeabili al merito. È la ragione per la quale la capacità negoziale dell’Italia nei consessi internazionali è stata debole. Ed è la ragione per la quale gli investimenti stranieri, che mal sopportano la mutevolezza dei Governi, sono stati scoraggiati”.

Per questo, dice Meloni, l’Italia ha bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare. Una riforma che consenta all’Italia di passare da una “democrazia interloquente” a una “democrazia decidente”, sottolinea.

Da qui uno degli obiettivi cardine del nuovo assetto di Palazzo Chigi: l’ipotesi di un semipresidenzialismo sul modello francese, “che in passato aveva ottenuto un ampio gradimento anche da parte del centrosinistra”, precisa la premier, pur aprendo alla possibilità di volere ascoltare altre soluzioni.

Su questo punto Meloni e la sua squadra vogliono confrontarsi con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per arrivare alla riforma migliore e più condivisa possibile.

“Ma sia chiaro che non rinunceremo a riformare l’Italia, se ci trovassimo di fronte opposizioni pregiudiziali. In questo caso, noi ci muoveremo secondo il mandato che ci è stato conferito su questo tema dagli italiani: dare all’Italia un sistema istituzionale nel quale chi vince governa per 5 anni e alla fine viene giudicato dagli elettori per quello che è riuscito a fare”.

Il semipresidenzialismo è una forma di governo che mischia elementi della forma di governo presidenziale e della forma di governo parlamentare: l’assoluta preminenza del Presidente della Repubblica da un lato, e la fiducia del Parlamento nei confronti del Governo e il potere del Presidente della Repubblica di scioglimento delle Camere dall’altro.

Il semipresidenzialismo non nasce in Francia, ma in Francia ha saputo svilupparsi in modo particolarmente efficace: il punto centrale di questa forma di governo è che i rispettivi ruoli del doppio esecutivo, il Capo di Stato e il Capo di Governo, sono complementari: il Capo di Stato sostiene la legittimità popolare e rappresenta la continuità di stato e nazione, mentre il Capo di Governo esercita la leadership politica e assume la responsabilità delle funzioni quotidiane del Governo.

Clausola di salvaguardia nazionale

Non solo. L’altra grande rivoluzione in cui Meloni crede fermamente è l’introduzione di una clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale, anche sotto l’aspetto economico, per le concessioni di infrastrutture pubbliche, come autostrade e aeroporti.

“Perché il modello degli oligarchi seduti su pozzi di petrolio ad accumulare miliardi senza neanche assicurare investimenti non è un modello di libero mercato degno di una democrazia occidentale” chiosa (qui vi abbiamo parlato del fatturato record delle multinazionali del petrolio in questi mesi, con cifre sbalorditive).

Politica industriale

L’Italia – continua Meloni – deve tornare ad avere una politica industriale, puntando su quei settori nei quali può contare su un vantaggio competitivo. E pensa al marchio, fatto di moda, lusso, design, fino all’alta tecnologia. Fatto di prodotti di assoluta eccellenza in campo agroalimentare, che devono essere difesi in sede europea e con una maggiore integrazione della filiera a livello nazionale (qui cosa vuole fare Meloni per cambiare il caro-bollette, la giustizia e la gestione Covid).

Sovranità alimentare

Anche per ambire a una piena sovranità alimentare non più rinviabile. “Che non significa, ovviamente, mettere fuori commercio l’ananas, come qualcuno ha detto, ma più banalmente garantire che non dipenderemo da nazioni distanti da noi per dare da mangiare ai nostri figli”. Il pensiero è ad esempio per la favorevole posizione dell’Italia nel Mediterraneo e alle opportunità legate all’economia del mare, che può e deve diventare un asset strategico per l’Italia intera e in particolare per lo sviluppo del Meridione.

Serve una rivoluzione culturale nel rapporto Stato-impresa

Meloni cita anche la bellezza del nostro Paese. Il Belpaese è la “nazione che più di ogni altra al mondo racchiude l’idea di bellezza paesaggistica, artistica, narrativa, espressiva. Tutto il mondo lo sa, ci ama per questo e per questo vuole comprare italiano, conoscere la nostra storia e venire in vacanza da noi”.

Un “orgoglio”, ma soprattutto una risorsa economica “di valore inestimabile”, che alimenta la nostra industria turistica e culturale. E aggiunge che tornare a puntare sul valore strategico dell’italianità vuol dire anche promuovere la lingua italiana all’estero e valorizzare il legame con le comunità italiane presenti in ogni parte del mondo, che sono parte integrante della nostra.

Perché tutti gli obiettivi di crescita possano essere raggiunti Meloni è convinta che serve una rivoluzione culturale nel rapporto tra Stato e sistema produttivo, che deve essere paritetico e di reciproca fiducia. “Chi oggi ha la forza e la volontà di fare impresa in Italia va sostenuto e agevolato, non vessato e guardato con sospetto, perché la ricchezza la creano le aziende con i loro lavoratori, non lo Stato con decreti o editti. Il motto di questo Governo sarà ‘non disturbare chi vuole fare'”.

E infatti da sempre le imprese italiane chiedono soprattutto meno burocrazia, regole chiare e certe, risposte celeri e trasparenti. Per questo il governo intende porre quanto prima sul tavolo una semplificazione e una deregolamentazione dei procedimenti amministrativi per dare stimolo all’economia, alla crescita e agli investimenti, “anche perché tutti sappiamo – conclude la premier – quanto l’eccesso normativo, burocratico e regolamentare aumenti esponenzialmente il rischio di irregolarità, contenziosi e corruzione. Un male che abbiamo il dovere di estirpare”.