Scuola, il vaccino potrebbe diventare obbligatorio per il rientro?

Il vaccino Covid sarà obbligatorio per alunni e personale scolastico?

Il rientro a scuola è uno degli argomenti più discussi al momento, tra i principali nodi da sciogliere per scongiurare la già annunciata terza ondata dell’emergenza Covid. Un passaggio cardine, per rendere il ritorno tra i banchi di scuola sicuro, è la somministrazione del vaccino ad alunni e personale scolastico: ma sarà obbligatorio o volontario?

Covid, “Vaccino obbligatorio se fase consensuale non ha corrispondenza”

Seppur la notizia dell’arrivo del vaccino in Italia abbia generato entusiasmo tra i più, vi è comunque una percentuale di persone residenti nel nostro Paese che – nonostante le prove scientifiche – rimane scettica alla somministrazione delle prime dosi. Il rientro a scuola, quindi, potrebbe rappresentare un rischio, contribuendo a far aumentare il numero dei contagi Covid tra chi si sposta per andare a lavoro e chi torna a fare lezione in presenza.

Ad oggi il vaccino Covid non è obbligatorio ma, secondo il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: “È importante per il sistema scolastico, così come per il sistema sanitario, che si raggiunga l’immunizzazione di tutti gli operatori, proprio per evitare che il contagio si diffonda sugli altri. Non è più una questione di tutela della salute individuale ma di tutela della salute collettiva, quindi è fondamentale”.

“Io penso essenzialmente che la vaccinazione debba essere resa obbligatoria se si vede che non c’è corrispondenza in termini volontari. La volontarietà è una bella cosa- ha aggiunto lo stesso – la libertà è una bella cosa, però non bisogna confondere la libertà di tutelare se stessi con il rischio di danneggiare gli altri. Questo è un tema molto delicato, me ne rendo conto, perché ha a che fare con una questione etica di fondo. Io credo che nella nostra società non sempre abbiamo maturato questa decisione. Credo che il confine, la demarcazione tra quelli che sono i diritti e i doveri di ciascuno non sia sempre chiara e forse tendiamo ad ampliare un po’ la sfera dei diritti e a comprimere oltremodo quella dei doveri, così non può essere”.

Ad Ansa, inoltre, Giannelli ha spiegato: “Per quello che ho avuto modo di ascoltare i miei colleghi credo che siano ben convinti di questo, quindi non credo che ci siano problemi. Il punto è che, probabilmente, nella compagine di tutti i dipendenti del comparto scolastico, quindi docenti, bidelli e personale amministrativo, che ammonta a più di un milione di persone, è evidente che anche una piccola percentuale di chi non è convinto potrebbe comportare numeri importanti”.

Scuola, ritorno in aula il 7 gennaio

Bisogna però chiarire subito una cosa, anche rendendo obbligatoria la vaccinazione al personale del sistema scolastico così come agli alunni, sarebbe impossibile raggiungere l’immunità di gregge entro il 7 gennaio, data di inizio delle prime lezioni in aula. Prima di tutto, le dosi non basterebbero e, in secondo luogo, un altro fattore da non sottovalutare è il tempo. Riuscire nell’impresa in solo una settimana non è fattibile.

Per questo motivo, il Governo ha predisposto un ripresa graduale delle lezioni. A tal proposito, il presidente dell’Associazione nazionale presidi ha spiegato che era previsto ed è assolutamente auspicabile il ritorno in presenza, anche se l’attività in aula al 50% dovrebbe – secondo lui – durare di più. “Il 7 gennaio come sappiamo si dove tornare al 50% e non farei durare una settimana questo regime, come previsto attualmente, aspetterei fino a tre settimane prima di salire al 70%”, ha affermato.

Il vero nodo da sciogliere, però, rimane quello dei trasporti. Il distanziamento in aula e nelle strutture scolastico, nonché il rispetto delle norme anti-contagio verrà infatti vanificato se, all’uscita di scuola, alunni e docenti per tornare a casa sono costretti ad ammassarsi sui mezzi pubblici (dove non sempre è stato dimostrato che le regole vengono rispettate).

“Io penso che quello che si poteva fare meglio è organizzarsi con il sistema di trasporti – ha dichiarato Giannelli -. Non possiamo fare a meno di riconoscere che questo non è stato fatto in misura adeguata. Ricordo che soltanto il dpcm del 3 dicembre organizza e istituisce dei tavoli provinciali nell’ambito dei quali si è potuto ampiamente discutere di problematiche legate al trasporto locale. Questo è stato un problema molto trascurato e io temo che lo sia stato perché si pensa che, alla fine, la scuola sia la ‘Cenerentola’ della società. E si continua a pensarla così, nonostante i numerosi proclami della scuola al centro del nostro sistema. In realtà non è così, al centro c’è molto di più”.

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