Sci, dove riaprono gli impianti: la decisione sugli skipass giornalieri

Le Regioni propongono la riapertura degli impianti sciistici, con nuove regole per evitare la diffusione del coronavirus in alta quota

Impianti sciistici pronti alla ripartenza, almeno nelle regioni arancioni e gialle, ma con nuove regole per evitare il rischio di assembramenti e impedire la diffusione del coronavirus sulla neve. I governatori proporanno all’esecutivo una ripartenza misurata, con un forte controllo delle presenze sulle piste e negli impianti di risalita. Al fine di garantire il rispetto delle distanze di sicurezza, la proposta è quella di imporre un tetto massimo alla vendita di skipass giornalieri.

Il numero di biglietti che potrà essere venduto dagli operatori varierà in base al tipo di stazione sciistica e alla velocità, alla tipologia e al numero degli impianti di risalita presenti.

Skipass limitati: la proposta delle Regioni per riaprire la stagione invernale

La “Proposta di linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali” verrà presentata alla Conferenza delle Regioni. Prevede che gli impianti rimangano chiusi nelle zone rosse e possano riaprire anche in quelle arancioni, a patto che vengano rispettate le nuove regole, come l’occupazione al 50% di funivie e cabinovie.

La bozza rileva che, come “misura preliminare, è necessario limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l’introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione, dell’area e del comprensorio sciistico, con criteri omogenei per Regione o Provincia Autonoma o comprensorio sciistico, da definire successivamente, sentiti anche i rappresentanti di categoria, concordati con i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio”.

Sci, calo nel settore: crisi nera per gli impianti a causa delle chiusure

Il centro di ricerca Skipass Panorama Turismo, specializzato nel mercato del turismo e degli sport invernali, ha effettuato un’indagine di settore a fine ottobre. Il report ha evidenziato una riduzione del fatturato per gli impianti sciistici con punte fino al 70%.

Valeria Ghezzi, presidente nazionale degli impiantisti Anef, ha dichiarato che sarebbe stato “meglio aver chiuso tutto prima, in modo da fare un Natale Covid free. Ringraziamo il cielo che le alte temperature ci impediscano di fabbricare la neve. Ci costerebbe 100 milioni, di cui nessun ristoro ci garantirebbe la copertura. Quindi al Governo noi diciamo: se avete deciso di farci trascorrere il Natale in casa, fatecelo sapere subito. Ma allora, avanti con il lockdown”.

Impianti sciistici chiusi: cosa dice il Dpcm del 24 ottobre

Attualmente il Dpcm del 24 ottobre prevede che negli impianti possano accedere solo atleti professionisti. “Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici. Gli stessi possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato Italiano Paralimpico (Cip) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni”.

“Gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato Tecnico Scientifico, rivolte a evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”, si legge nel Dpcm.

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