Scandalo Becciu in Vaticano: gli affari milionari del cardinale

Scandalo in Vaticano, si dimette il cardinale Giovanni Angelo Becciu

Palazzi di lusso, fondi e conti offshore: procede l’inchiesta penale dei promotori di giustizia vaticana sulla gestione della sezione Affari Generali della Segreteria di Stato, che stima affari per circa 700 milioni di euro e che ha coinvolto, facendo scoppiare lo scandalo in Vaticano, l’ormai ex cardinale Giovanni Angelo Becciu. Le indagini si sono estese alla banca riservata dei papi, governo centrale della Santa Sede, facendo luce su affari e investimenti – non molto chiari – che hanno letteralmente travolto la Chiesa.

Scandalo in Vaticano: le accuse mosse all’ex cardinale Giovanni Angelo Becciu

Il cardinale Giovanni Angelo Becciu si è dimesso ed ha rinunciato ai diritti del cardinalato, ma lo scandalo che lo ha coinvolto in questi giorni sembra non destinato a placarsi. L’accusa, come riportano le cronache, è quella di aver dirottato i soldi della Cei e dell’Obolo di San Pietro verso attività riconducibili ai propri familiari. Pur dichiarandosi innocente e dopo essersi detto pronto a querelare chiunque lo accusi di aver commesso illeciti, a Becciu continua ad essere contestato l’uso di fondi ai favore dei fratelli negli anni in cui dirigeva gli Affari Generali del Vaticano, ovvero dal 2011 al 2018.

A seguito della pubblicata da L’Espresso, il procedere dell’indagine penale da parte dei promotori di giustizia vaticana e le ultime notizie sul palazzo lussuoso di Londra acquistato dalla Segreteria di Stato, Becciu ha deciso di fare un passo indietro, ma adesso gli occhi di tutti rimangono puntati sugli affari milionari che parrebbero essere stati conclusi da lui o da qualcuno con lui in stretto contatto.

Gli affari milionari di Becciu

Le attività gestite da Becciu e i propri fratelli sembrerebbero riconducibili ad un giro di affari che conta milioni di euro. Ci sarebbero, secondo il Corriere, investimenti per 50 milioni di euro nel fondo maltese Centurion, del finanziere Enrico Crasso, che li ha usati per diventare socio di Italia Independent, società di Lapo Elkann, e per finanziare il film su Elton John.

A questi si sommerebbero 200 milioni di dollari (più di 170 milioni di euro) in una piattaforma petrolifera in Angola che, sotto consiglio di Enrico Crasso, ex banker Credit Suisse che ha gestito per molto tempo grosse somme della Segreteria di Stato, sarebbero poi stati investiti nel fondo Athena, del finanziere Raffaele Mincione, per comprare il 45% del lussuoso palazzo di Londra e in Borsa su Carige, Bpm, Retelit e Tas.

Somme decisamente importanti che si andrebbero ad aggiungere, come ha riportato L’Espresso, ai finanziamenti a fondo perduto in favore della cooperativa Spes, della Caritas di Ozieri, in provincia di Sassari, ricollegabile alla diocesi originaria di Becciu, di cui titolare e rappresentante legale è il fratello di Becciu (Tonino Becciu). I fondi sarebbero stati chiesti e ottenuti dal cardinale tre volte, nello specifico: i primi 300 mila euro sarebbero stati usati per ampliare l’attività e ammodernare, altri 300 mila euro sarebbero finiti nelle casse della cooperativa nel 2015 a seguito di un incendio. Si tratterebbe, come l’accusa sostiene, di soldi presi direttamente dall’otto per mille. Mentre l’ultima richiesta, nel 2018, equivarrebbe a un finanziamento – sempre a fondo perduto – di 100 mila euro per adeguamenti delle strutture destinate all’accoglienza dei migranti. Questa volta gli aiuti sarebbero arrivati direttamente dall’Obolo di San Pietro.

Intanto, sentito da Il Fatto Quotidiano, Becciu si difende: “Non ho dirottato i soldi. La diocesi di Ozieri ha fatto una richiesta di aiuto per la cooperativa Spes e la Cei l’ha regolarmente concesso. Dove è il male? Certamente io li avrò raccomandati, ma dove sta il male? […] Per quanto riguarda i 100mila euro dal fondo destinato alle opere di carità di cui in quanto sostituto potevo disporre mi domando anche qui dove è il male? Stavo destinando degli aiuti a vari enti e mi sono detto una volta tanto potrei aiutare anche la mia diocesi e fu destinato alla Caritas di Ozieri. Però, secondo l’accusa, questi 100 mila euro sarebbero stati utilizzati dalla cooperativa per i suoi profitti. È falso perché i soldi sono ancora nel fondo cassa della Caritas. Il vescovo ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che quella cifra è ancora a disposizione della Caritas in attesa di un progetto ben definito per il loro utilizzo”.

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