Sanzioni alla Russia, il piano B degli oligarchi: dove stanno fuggendo

La morsa economica di Stati Uniti ed Unione europea sta mettendo in ginocchio le finanze dei magnati di Mosca: ecco l’ultimo tentativo di salvare i loro beni

L’avanzata delle truppe russe in Ucraina pare non arrestarsi e l’esercito di Vladimir Putin avanza a passo spedito verso la zona più occidentale del Paese, fino a oggi rimasta ai margini del conflitto armato. L’avvicinarsi dell’esercito di Mosca al confine con l’Unione europea è causa di forti preoccupazioni in tutto l’Occidente: di conseguenza Stati Uniti e Ue stanno considerando l’opzione di inasprire ulteriormente le sanzioni (già pesanti) nei confronti del Cremlino, nel tentativo di isolare il più possibile la Russia e mettere in ginocchio la sua situazione economica sempre più traballante.

A risentire in maniera diretta di tutto questo sono anche gli oligarchi vicini al presidente russo, finiti nel mirino delle misure economiche decise da Europa e Usa per ostacolare l’avanzata russa. Tra patrimoni confiscati e conti bloccati, i magnati di Mosca vedono sgretolarsi il loro immenso patrimonio sotto i colpi delle sanzioni. E così molti di loro stanno trasferendo i loro capitali all’estero. Ma l’operazione non è semplice, soprattutto in Occidente, dove i governi in carica (Italia inclusa) stanno predisponendo sequestri e confische dei beni riconducibili a personalità russe.

La morsa economica dell’Occidente per mettere in ginocchio i magnati di Mosca

La sofferenza dei magnati russi, l’impoverimento di Mosca e l’isolamento di Putin, appaiono però sotto tutta un’altra luce in Medio Oriente. Gli hotel extralusso di Dubai registrano il tutto esaurito grazie agli oligarchi russi. Vengono espropriati di beni a Saint Tropez e in Costa Smeralda, cacciati dalle banche inglesi e svizzere, ma negli Emirati Arabi Uniti trovano un paradiso fiscale e bancario accogliente, almeno per adesso, dove attutire la morsa delle sanzioni.

Nel Golfo e in generale nel mondo arabo la Russia è meno ostracizzata di quanto sembra a noi: raccoglie i frutti del suo espansionismo in Siria e nelle aree limitrofe, è rispettata per il suo ruolo militare in questa zona del mondo, viene vista come un partner internazionale molto ingombrante ma anche molto rassicurante per l’atteggiamento benevolo tenuto nel corso del tempo.

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Il ruolo del Medio Oriente nella guerra in Ucraina e la partita del petrolio

Qui la partita decisiva rimane quella del petrolio, l’oro nero che ha permesso lo sviluppo miliardario dei Paesi mediorientali. Finché il barile di greggio resta sopra i 110 dollari Putin può continuare a incassare abbastanza per finanziare la sua aggressione. La Russia ha costruito negli anni un rapporto eccellente con l’Opec (l’Organizzazione dei Paesi che estraggono, lavorano ed esportano il petrolio).

Emirati e Arabia Saudita potrebbero creare grosse difficoltà al capo del Cremlino se soltanto volessero aumentare la produzione e quindi far calare i prezzi. Si tratta delle uniche due nazioni con un’ampia capacità produttiva ancora in parte non utilizzata. Gli Emirati sono oggetto di una formidabile pressione da parte del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e sembrano disponibili a fare questo favore all’America; negli ultimi giorni si sono smarcati dai loro cugini sauditi e si sono espressi a favore di un incremento dell’estrazione di greggio.

Questo sarebbe un duro colpo per la Russia, ben più significativo del simbolico embargo americano che, al momento, sta avendo forti ripercussioni solamente sul commercio internazionale, con pesanti ricadute in diversi ambiti dell’economia occidentale.