Il San Raffaele contro il “suo” Burioni e quella strana mail che dice no al lockdown

Uno degli ospedali privati più grandi d'Italia prende le distanze dal famoso virologo, che lì anche lavora. E fa circolare una mail alquanto particolare

Il San Raffaele contro… Roberto Burioni. Ha quasi dell’incredibile la notizia per cui uno degli ospedali privati più grandi d’Italia, con 2 strutture in Emilia-Romagna e 19 in Lombardia, prende le distanze da lui, il virologo più famoso della tv, che lavora proprio in quella struttura in qualità di docente ordinario.

Il post di Burioni incriminato

Al centro della querelle c’è in particolare un post pubblicato da Burioni sulla sua pagina Facebook Medical Facts, che recita:

“Alcuni dicono che i pronto soccorso sono affollati da persone in preda al panico, e può essere vero. Ma quelle centinaia di persone che finiscono ogni giorno al cimitero a causa di Covid-19, sono spinte dal panico? Basta bugie. Basta bugie. Basta Bugie”.

Il San Raffaele a quanto pare non ha gradito. Il Gruppo San Donato a cui appartiene l’ospedale e l’Università Vita-Salute San Raffaele scrivono testualmente in un comunicato che “ci discostiamo dal pensiero del professore, in quanto le sue considerazioni sono del tutto infondate”, sottolineando come Burioni non sia a conoscenza “della realtà clinica che si vive nei pronto soccorso e nei reparti Covid”.

Pur riconoscendo “l’autonomia di espressione” del professor Burioni rispetto alla sua azienda e alla sua università, il San Raffaele invita caldamente lui e gli altri esperti “a considerazioni più rispettose della verità e del lavoro altrui”.

La strana mail in cui si chiede di rassicurare

A parlarne per prima è stata Repubblica ieri. Il quotidiano diretto da Maurizio Molinari ha pubblicato una mail datata 2 novembre inviata dalla responsabile comunicazione del Gruppo San Donato ai suoi esponenti più influenti dal punto di vista dei media, tra cui Fabrizio Pregliasco, Massimo Clementi e Alberto Zangrillo, quest’ultimo anche medico personale di Silvio Berlusconi, che l’ha curato proprio al San Raffaele per il Covid in una stanza da 300 mq, e amico di Flavio Briatore.

Tutti noti demolitori delle tesi che loro definiscono allarmistiche in merito al Covid. E che invece trovano sempre più spesso conferma nella quotidianità degli ospedali, vicini al collasso in molte Regioni. Tanto che sono stati proprio i medici a chiedere un lockdown totale immediato.

La situazione degli ospedali

Come Lombardia, che continua ad essere la prima Regione per numero di contagi, Piemonte, dove è stato persino attuato il PEIMAF, un super piano di emergenza interno assimilabile e a quello dei disastri, e Campania, dove gli ospedali sono full e persino il consulente scientifico del ministro della Salute Walter Ricciardi ha denunciato l’assurdità di pazienti lasciati in macchina con l’ossigeno, perché dentro non c’è più posto.

La mail circolata poi in ambiente medico sottolineerebbe come “la curva dei contagi sia in crescita, ma soprattutto quella relativa ai pazienti meno gravi”. “Si raccomanda ai divulgatori legati al San Raffaele di ricordare che ogni giorno in Italia continuano a esserci 650 decessi per infarto e 450 per tumori” e che “tra qualche mese rischiamo di avere più morti per queste patologie, piuttosto che per Covid”.

“Le scelte attuali fatte finora dal Governo sono tutte ragionevoli e i numeri lo stanno dimostrando” si legge nella mail. “I numeri della ventilazione assistita e delle terapie intensive stanno crescendo molto poco, le misure adottate stanno funzionando e non serve un nuovo lockdown generale”. Per concludere: “Fate sempre riferimento alla situazione clinica che avete sotto gli occhi, in questo non sarete messi in difficoltà o contraddetti da chi vi intervista”.

Una mail alquanto strana, dunque, che dice di fatto a medici ed esperti come parlare della pandemia e in quali termini, e toni, farlo. Negando, indirettamente, alcune situazioni di gravissima emergenza che sono ormai state documentate e confermate da più parti. E che stanno portando nuove Regioni vicine allo scenario 4.

La mail pubblicata da Repubblica

Ecco la mail mandata dall’ufficio comunicazione del gruppo San Donato di cui Repubblica è entrata in possesso:

Oggetto: LINEE GUIDA PER COMUNICAZIONE E INTERVISTE

Cari tutti,
vi trasmetto alcuni alcuni messaggi chiave condivisi con Paolo Rotelli, che devono rappresentare la posizione del Gruppo San Donato dal punto di vista della comunicazione, in merito all’evoluzione dell’epidemia, in particolare in Lombardia.

Innanzitutto le scelte attuali fatte finora dal governo sono del tutto ragionevoli e i numeri che vediamo in questi ultimi giorni lo stanno dimostrando.
La curva dei contagi cresce, ma cresce soprattutto quella relativa ai pazienti meno gravi.
Come per la prima ondata i numeri che vanno considerati sono quelli relativi ai pazienti con CPAP e alle TI. Questi per fortuna stanno crescendo molto poco.

Il GSD con i suoi 17 ospedali Covid è un indicatore importante al quale far riferimento e i numeri attuali del GSD dimostrano appieno questa realtà.
Ciò significa che le misure adottate stanno funzionando e quindi non è necessario un ulteriore lockdown generale.

Per diminuire l’assalto ai PS e in generale agli ospedali, quello che servirebbe URGENTEMENTE sono invece strutture sicure sul territorio per le cure intermedie, dove anche i pazienti anziani con febbre possono essere curati e sorvegliati e, in caso di quadro clinico in evoluzione, inviati prontamente in ospedale. Perché abbiamo sempre detto che la TEMPESTIVITÀ è importante ma deve essere giustificata da un medico esperto di Covid.

Rispetto alla prima ondata, nei nostri ospedali stiamo cercando di gestire tutti i pazienti, Covid e non Covid. È importante ricordare che ogni giorno in Italia continuano a esserci 650 decessi per infarto e 450 per tumori. Tra qualche mese se la situazione non cambia rischiamo di avere più morti per queste patologie, piuttosto che per Covid.

Grazie per qualsiasi altro contributo e condividete con chi ritenete, in modo da non avere voci contrastanti nelle uscite pubbliche.
Un suggerimento, fate sempre riferimento alla situazione clinica che avete sotto gli occhi, in questo non sarete messi in difficoltà o contraddetti da chi vi intervista.
Un caro saluto.
V.

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