Russia-Ucraina, precipita la crisi: l'”arma” Ue si chiama Nord Stream 2

Tensione crescente tra il presidente russo Putin e l'omologo americano Biden. Mentre scattano le prime minacce di sanzioni, ecco quale carta può giocarsi l'Europa

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Guerra aperta sempre più vicina, ma ancora evitabile: l’Ucraina ha dichiarato lo stato di emergenza e ha richiamato tutti i riservisti dai 18 ai 60 anni, e ha chiesto ai suoi connazionali che si trovino in Russia di lasciare immediatamente il Paese. Dopo la sua decisione di riconoscere l’indipendenza delle regioni separatiste della regione del Donbass nell’Est Ucraina, di Donetsk e Luhansk, la strategia di Putin ancora una volta è quella di premere il più possibile sull’acceleratore, portando Ucraina e Occidente al limite di sopportazione massimo, e poi si vedrà. Un gioco di potere, forte e chiaro, che arriva agli Usa di Biden come uno schiaffo.

L’invasione dell’Ucraina è stata fin “dall’inizio” il piano perseguito da Vladimir Putin, ha detto il segretario di Stato Usa Antony Blinken nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, che si è tenuta nella tarda serata di martedì a Washington.

Il piano del leader russo, ha detto Blinken, è stato “fin dall’inizio invadere l’Ucraina, controllare l’Ucraina e il suo popolo, distruggere la democrazia ucraina, che è in netto contrasto con l’autocrazia che lui guida e rivendicare l’Ucraina come parte della Russia”. Per il capo della diplomazia di Washington, quella in Ucraina è stata una “crisi fabbricata” ed è la “più grande minaccia alla sicurezza in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale” (delle cause della crisi e dei possibili scenari abbiamo parlato qui).

Il piano di Biden per fermare Putin

Dichiarazioni durissime che suonano come un attacco diretto. Il presidente Joe Biden ha descritto gli eventi in corso in Ucraina come “l’inizio di un’invasione russa” e ha annunciato una “prima tranche” di sanzioni contro Mosca, che andranno a colpire due grandi istituzioni finanziarie, il debito sovrano russo e le élite russe. “Le nostre mosse taglieranno fuori il governo russo dalle finanze occidentali” ha detto senza mezzi termini.

Biden ha anche annunciato che, se necessario, sposterà ulteriori truppe ed equipaggiamenti per “rafforzare” gli alleati statunitensi nelle nazioni baltiche sul fianco orientale della NATO, ma ha chiarito che non saranno lì per “combattere la Russia”.

Il presidente ha espresso la possibilità che la diplomazia possa ancora disinnescare la crisi e ha affermato che gli Stati Uniti rimarranno aperti a parlare con la Russia e i suoi partner per evitare una guerra totale. Ma Biden è stato perentorio: Putin, a suo avviso, sta tentando di ridisegnare radicalmente i confini in Europa, violando le leggi internazionali e facendo pressioni sull’Occidente affinché reagisca alla provocazione.

Al centro di tutto, il gas

Ma il fronte caldissimo, al di là del conflitto armato, riguarda l’energia: il gas soprattutto. Biden ha promesso che la sua amministrazione sta usando “ogni strumento a disposizione” per limitare l’effetto delle sanzioni sui prezzi interni del gas, riconoscendo che gli americani probabilmente vedranno un aumento dei prezzi alla pompa nei prossimi mesi. “Intraprenderò un’azione decisa per assicurarmi che il dolore delle nostre sanzioni sia mirato all’economia russa, non alla nostra” ha sentenziato. Lo stesso effetto si avrà molto probabilmente anche da noi, in Italia e in Europa.

La NATO si attende un “attacco su larga scala” e intanto è stato annullato l’incontro tra Blinken e Lavrov previsto per giovedì e, fa sapere la Casa Bianca, non ci potrà essere nessun summit tra Biden e Putin se non ci sarà una de-escalation della crisi.

Il nodo Nord Stream 2: cos’è e perché è così importante

Intanto sono arrivate le prime sanzioni da Usa, Gran Bretagna e Unione europea. La Germania ha bruciato tutti sul tempo e ha annunciato ieri che sta interrompendo la certificazione del gasdotto Nord Stream 2, un passo per il quale i leader statunitensi stavano facendo pressioni.

Il gasdotto punta a raddoppiare la portata del Nord Stream dalla Russia alla Germania, inaugurato dieci anni fa. Con una lunghezza di 1.234 chilometri, corre dalla costa baltica della Russia fino a Greifswald, in Germania, poco distante dallo sbocco del gemello già operativo.

Il Nord Stream 2 è in grado di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno ed è stato completato a settembre, ma non ha ancora ricevuto la certificazione finale dalle autorità di regolamentazione tedesche. Senza di essa, il gas naturale non può fluire attraverso il gasdotto del Mar Baltico dalla Russia alla Germania.

Nord Stream 2 è il più lungo gasdotto offshore nel mondo, dalla fine del 2021 pronto ad entrare in funzione, come ha assicurato Alexei Miller, il Ceo di Gazprom – colosso in prima linea nel progetto – al presidente russo Vladimir Putin durante un incontro avvenuto il 29 dicembre.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen “ha sempre detto che il Nord Stream 2 era sul tavolo, quando parliamo della risposta da dare all’aggressione della Russia all’Ucraina”, ha sottolineato nelle ultime ore il portavoce capo della Commissione Eric Mamer. La Commissione “interviene in un secondo tempo” e la presidente lo considera un “progetto politico. La nostra visione è sempre stata molto chiara. Il governo tedesco esercita le sue responsabilità nel processo di certificazione”, ha concluso.

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Sanzioni e diplomazia, o no?

Mentre il Regno Unito ha annunciato sanzioni contro cinque banche russe e in Italia non è da escludere la “carta Berlusconi”, l’Unione europea sta anche preparando un primo pacchetto di sanzioni, che conterrà proposte rivolte a coloro che sono coinvolti nella “decisione illegale” di riconoscere le due regioni separatiste nell’Ucraina orientale e le banche che “finanziano operazioni militari russe e altre operazioni in quei territori”. Le sanzioni limiteranno anche l’accesso dello stato e del governo russi ai mercati finanziari e dei capitali Ue.

La Russia è pronta a trovare “soluzioni diplomatiche” per la crisi in Ucraina, ma gli interessi di Mosca non sono negoziabili, ha replicato il presidente Vladimir Putin in un video messaggio trasmesso in occasione del “Giorno dei difensori della Patria”, festività nazionale in Russia. “Il nostro Paese è sempre pronto al dialogo diretto e onesto, per la ricerca di soluzioni diplomatiche ai problemi più complessi”, ha detto Putin, aggiungendo che “gli interessi della Russia, la sicurezza dei nostri cittadini, per noi non sono negoziabili”.

Mosca, ha spiegato ancora Putin, ha riconosciuto la sovranità delle regioni di Donetsk e Luhansk secondo i confini previsti “quando erano parte dell’Ucraina”. Questo significa che Mosca ha riconosciuto un territorio molto più vasto di quello occupato, dal 2014, dalle Repubbliche popolari. “Riconosciamo la loro costituzione. E nelle costituzioni, i confini sono definiti entro i confini delle regioni di Donetsk e Luhansk, al momento in cui erano parte dell’Ucraina”, ha dichiarato Putin.

Cosa vuole Putin dall’Ucraina e cosa farà con il gas

Ma quali sono le richieste di Putin all’Ucraina (qui vi abbiamo spiegato perché è così importante per lui)? “Se l’Ucraina si doterà di armi nucleari tattiche, sarà una minaccia strategica per la Russia. L’Ucraina ha avuto, nel suo passato sovietico, competenze nucleari molto vaste, in termini di reattori, tecnologia, conoscenze, specialisti. Sarebbe molto facile dotarsi di armi nucleari rispetto ai Paesi che devono iniziare da zero”.

Il presidente si è soffermato sulla prospettiva di un’Ucraina dotata di armi nucleari. “Non sono in grado di arricchire l’uranio. Ma è solo una questione di hardware, non è un problema che non siano in grado risolvere. Quanto ai sistemi di lancio di queste potenziali armi nucleari, hanno vecchi missili sovietici che possono colpire obiettivi a centinaia di chilometri di distanza”, ha detto Putin.

Tre le richieste di Putin all’Ucraina c’è in primis il ritiro della sua richiesta di adesione alla Nato, la demilitarizzazione del Paese e il riconoscimento dell’annessione della Crimea alla Russia.

Sul gas Putin ha rassicurato tutti, dicendo che “un uso più ampio del gas naturale, uno dei tipi di combustibile più rispettosi dell’ambiente, è piuttosto rilevante in questa fase. La Russia è orientata a continuare la fornitura senza interruzioni di questa risorsa energetica, compreso il gas naturale liquefatto, sui mercati globali”.