Russia, svolta storica dell’Onu. Il fedelissimo di Putin: “Potremmo colpire l’Europa”

In una decisione storica l'Onu ha espulso Mosca dal Consiglio sui diritti umani. Intanto il fedelissimo di Putin Sergey Karaganov minaccia l'Unione europea

La guerra spietata della Russia contro l’Ucraina avanza, in palese violazione di qualunque accordo internazionale di protezione dei civili e di mantenimento di proporzionalità, caposaldo delle relazioni tra Paesi, anche in conflitto. Dopo il terribile massacro di Bucha, e altre atrocità compiute nel Paese, e prima dell’attacco con missili alla stazione Kramatorsk usata per l’evacuazione, nel Donbass nell’Ucraina orientale, sparati su donne, bambini e anziani in fuga (i video documentano l’utilizzo di un razzo con la scritta shock in russo “per i nostri bambini”), nel giorno dell’anniversario del genocidio del 1994 in Ruanda, con una votazione già passata alla storia, l’Onu ha deciso di estromettere Mosca dal Consiglio dei diritti umani.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è composto da 47 membri e ha sede a Ginevra. La Russia ne era entrata a far parte solo nel gennaio 2021 come uno dei 15 Paesi eletti dall’Assemblea generale per un mandato di 3 anni. In base alla risoluzione del 2006 che ha istituito il Consiglio, l’Assemblea Generale può sospendere un Paese dall’adesione se commette violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani.

Ucraina come il Ruanda?

“Il genocidio in Ruanda è stato in gran parte dovuto all’indifferenza della comunità mondiale, quando l’ONU non ha risposto agli avvertimenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU e dell’Assemblea generale, un anno prima della tragedia che commemoriamo proprio in questo giorno”, ha affermato l’ambasciatore ucraino Sergej Kyslytsya. “Oggi, nel caso dell’Ucraina, non è nemmeno un anno, perché la tragedia si sta svolgendo proprio ora davanti ai nostri occhi”.

“Bucha e dozzine di altre città e villaggi ucraini, dove migliaia di residenti pacifici sono stati uccisi, torturati, violentati, rapiti e derubati dall’esercito russo, servono da esempio di quanto drammaticamente si sia allontanata la Federazione Russa dalle sue dichiarazioni iniziali sui diritti umani. Ecco perché questo caso è unico e la risposta di oggi è ovvia e autoesplicativa”, ha affermato.

Chi ha votato a favore e chi contro la Russia

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite composta da 193 membri ha adottato una risoluzione chiedendo la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani. Non è la prima volta che uno Stato membro viene sospeso. Era già accaduto nel 2011 alla Libia, in seguito alla repressione delle proteste di Gheddafi, poi rovesciato.

La risoluzione ha ricevuto la maggioranza dei due terzi dei votanti, meno le astensioni, con 93 Paesi favorevoli, 24 contrari e 58 astenuti. Hanno votato contro la stessa Russia, Cina, Cuba, Corea del Nord, Iran, Siria, Vietnam. Gli astenuti includono India, Brasile, Sudafrica, Messico, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar, Kuwait, Iraq, Pakistan, Singapore, Tailandia, Malesia, Indonesia e Cambogia.

Per l’Unione Europea la portata e la gravità delle violazioni della Russia in Ucraina e dell’integrità territoriale e della sovranità del Paese richiedono una risposta internazionale forte e unita. Quella che Bruxelles attraverso le parole del suo capo delegazione i Olaf Skoog definisce la “rara decisione” che questa Assemblea ha preso, invia un forte segnale di responsabilità “e, si spera, aiuterà a prevenire e scoraggiare ulteriori violazioni dei diritti umani”.

Gli Stati Uniti sono stati l’ultimo Paese a prendere la parola durante la votazione. L’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield ha descritto l’adozione della risoluzione come “un momento importante e storico”, perché “non si tratta solo di responsabilità per la Russia, ma anche di stare con il popolo ucraino”. E ha aggiunto che “continuiamo a ritenere la Russia responsabile di questa guerra non provocata, ingiusta e inconcepibile e a fare tutto ciò che è in nostro potere per stare con il popolo ucraino”.

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La reazione della Russia

L’ambasciatore cinese Zhang Jun ha detto che qualsiasi mossa frettolosa all’interno dell’Assemblea generale avrebbe solo “aggiunto benzina sul fuoco”. “Trattare in questo modo i membri del Consiglio per i diritti umani creerà un nuovo pericoloso precedente, intensificherà ulteriormente il confronto nel campo dei diritti umani, con un impatto maggiore sul sistema di governance delle Nazioni Unite e produrrà gravi conseguenze”, ha chiosato.

Per il vice ambasciatore russo Gennady Kuzmin, che prima del voto aveva esortato i membri a “votare contro il tentativo dei Paesi occidentali e dei loro alleati di distruggere l’esistente architettura dei diritti umani”, ha poi spiazzato tutti sostenendo, dopo la votazione, che la Russia aveva già deciso quel giorno di lasciare il Consiglio prima della fine del suo mandato.

Ha accusato il Consiglio di essere stato monopolizzato da un gruppo di Stati che lo usano per i loro obiettivi a breve termine. “Questi Stati per molti anni sono stati direttamente coinvolti in clamorose e massicce violazioni dei diritti umani, o hanno favorito tali violazioni”, ha detto. “Nonostante la loro appartenenza come membri del Consiglio, non sono pronti a sacrificare i loro interessi politici ed economici a breve termine a favore di una vera cooperazione e stabilizzare la situazione dei diritti umani in alcuni paesi” ha osato ancora dichiarare.

Verranno colpiti obiettivi europei?

In una intervista del Corriere della Sera a Sergey Karaganov, ex consigliere presidenziale per la politica estera sia con Boris Yeltsin che con Vladimir Putin, ancora oggi alla guida del Centre for Foreign and Defense Policy di Mosca, fedelissimo del ministro degli Esteri Lavrov e di Putin stesso – al punto che le sue proposte sugli interventi per le minoranze russe delle altre repubbliche ex sovietiche vanno sotto il nome di “dottrina Putin” – ha detto che “questa è una guerra all’Occidente e potrebbero essere colpiti obiettivi in Europa“.

Ci sarà un’escalation del conflitto verso altri Paesi? “Purtroppo diventa sempre più probabile. Gli americani e i loro partner della Nato continuano a inviare armi all’Ucraina. Se va avanti così, gli obiettivi in Europa potrebbero essere colpiti o lo saranno per interrompere le linee di comunicazione. Allora la guerra potrebbe vivere un’escalation. È sempre più plausibile” dice.

Nuove sanzioni contro la Russia

Intanto il G7 e l’Unione europea hanno varato nuove sanzioni contro la Russia: vietati nuovi investimenti in settori chiave dell’economia russa, compreso quello energetico (qui quanto paghiamo a Putin, ogni giorni, per il gas).

Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Unione Europea hanno anche annunciato sanzioni aggiuntive contro il settore della difesa russo e contro le “élite che sostengono la guerra del presidente russo Vladimir Putin.

A Bruxelles, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri dell’Ue ha raggiunto l’accordo politico sul quinto pacchetto di sanzioni nei confronti di Mosca (qui l’ipotesi embargo totale e cosa significherebbe e qui cosa prevede il nuovo pacchetto di sanzioni).