Russia, scatta la rivolta interna: l’uomo scelto da Putin per reprimerla

Origini comuni, una carriera fianco a fianco e un rapporto personale che pare diventato inscalfibile: chi è il più fidato consigliere del presidente russo

Nel complicato e drammatico quadro di equilibri militari e geopolitici della guerra in Ucraina, momenti di esaltazione e di sconforto si alternano su entrambi i fronti. Avanzamenti inaspettati o fallimenti disastrosi determinano l’ascesa o la caduta di comandanti, generali, ministri, strateghi.

In particolare tra le file russe, sono diversi i personaggi che vivono in balia delle volontà e degli umori di Vladimir Putin che – tra presunti problemi di salute e le notizie tutt’altro che rassicuranti giunte a più riprese a Mosca durante questi mesi – ha riversato spesso la propria frustrazione silurando consiglieri, funzionari e figure militari di spicco, quasi sempre senza che ci fosse una particolare “giusta causa” agli occhi dei suoi più stretti collaboratori. Tra questi però pare essercene uno particolarmente vicino allo Zar, un uomo di cui si priverebbe soltanto in casi estremi e senza possibilità di alternativa.

L’uomo di fiducia dello Zar per reprimere il dissenso

Nel 2021, quando Nikolaj Patrushev arrivò alla soglia fatidica dei settant’anni, il suo compleanno divenne l’evento da titolo principale per ogni telegiornale di Stato. Quel giorno, lo storico e politologo Valerij Solovej, uno degli autori più acuti sul sistema di figure che gravitano attorno a Vladimir Putin, scrisse un post pubblicato sulle proprie pagine social in cui descriveva in modo chiaro ed inequivocabile Nikolaj Patrushev.

Lui pare effettivamente essere la persona più influente tra gli uomini di apparato del Cremlino e quella più vicina al presidente russo. La loro è una salda amicizia maschile, che non può essere turbata da nulla. Al centro di ogni voce e di ogni manovra c’è proprio il misterioso Nikolaj Patrushev, attuale segretario del Consiglio di sicurezza (ruolo che ricopre dal 2008), l’organismo collegiale che ingloba tutte le cariche che contano nella Russia di oggi e legittima le decisioni dell’unica persona che le prende.

L’uomo più potente dopo il presidente, quello che tutti ritengono potrebbe prenderne il posto in caso di nuove conferme sulla sua presunta malattia invalidante. Se Putin dovesse decidere il proprio successore, dicono gli esperti di geopolitica internazionale, ad oggi ci sarebbero pochi dubbi sulla sua identità.

Putin e Patrushev, trent’anni di carriera assieme

Patrushev viene da San Pietroburgo, figlio di un veterano della Grande guerra patriottica, proprio come Putin. Si laurea come ingegnere all’Istituto delle costruzioni navali, ma viene subito arruolato dal Kgb nella Leningrado di allora, dove diventa capo settore della lotta contro il contrabbando e la corruzione, mentre il suo più giovane collega Vladimir si occupa di controspionaggio. I loro destini si incrociano ancora a Mosca negli anni Novanta, con Patrushev che diventa l’eterno vice di Putin. Sia alla guida dell’amministrazione del governo, che dell’Fsb.

E quando l’attuale presidente va a dirigere il governo nell’agosto 1999, la successione alla guida dei Servizi segreti è una pura formalità. Animati dalla stessa voglia di ridare alla Russia il ruolo di potenza mondiale. Nonostante pare sia stato proprio Patrushev a parlare a Putin di guerra lampo in Ucraina, il presidente non pare intenzionato a punirlo per la previsione sbagliata e – anzi – gli avrebbe chiesto di preparare un dispiegamento di forze massiccio nella capitale e in altre città dove le rivolte popolari si stano facendo sempre più consistenti.