La Russia dichiara nuovi obiettivi: quali sono e quando si fermerà

Mentre l'esercito di Putin prosegue l'offensiva nell'Est ucraino, Mosca svela le sue carte sul destino dell'Ucraina. Ecco le ipotesi sul futuro del Paese invaso

Oltre alle tragedie umanitarie e alla devastazione, il conflitto in Ucraina sembra avere un altro assioma incrollabile: la “fame” di guerra della Russia. Il presidente Putin ha più volte aggiornato gli obiettivi di quella che ha definito fin dall’inizio “un’operazione militare speciale”, dichiarando di non puntare solo al Donbass e alla già annessa Crimea (dei nuovi obiettivi della Russia in Ucraina e di dove avrebbe colpito Putin avevamo parlato qui).

Non solo Donbass, ecco cosa vuole Putin

Stavolta le rinnovate mire del Cremlino sono state svelate da Dmitry Rodionov, direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto dello Sviluppo innovativo di Mosca, che fornisce studi e analisi al ministero della Difesa russo. Il funzionario parte da una considerazione forte, sulla scia di quelle che Putin ci ha già insegnato a conoscere: “Se l’Ucraina non sarà denazificata e demilitarizzata fino in fondo, questa operazione militare speciale verrà ricordata come un fallimento”. Con un obiettivo sopra tutti gli altri: “Bisogna solo andare avanti”.

In un’intervista al Corriere della Sera, Rodionov sottolinea come “la semplice liberazione del Donbass” sia ormai una questione “superata dagli eventi e dall’ostinazione del regime ucraino nel procrastinare la resa”. Data per assodata l’esistenza delle due repubbliche separatiste filorusse di Donetsk e Lugansk, l’obiettivo principale di Putin diventa “l’esistenza stessa della Russia”. Ecco che nelle dichiarazioni ufficiali del Cremlino, l’invasione dell’Ucraina diventa “un’operazione difensiva” (intanto Putin minaccia l’utilizzo di armi segrete “mai viste”: ecco quali).

“Io sono tra quelli che per otto anni hanno implorato Putin di intervenire mandando le truppe in Ucraina. Ma lui
riponeva ancora qualche speranza nell’Occidente. Adesso, finalmente, siamo alla rottura totale“, afferma lapidario Rodionov.

Le sanzioni e lo scontro con l’Occidente

La decisione dei Paesi occidentali di unirsi, in maniera più o meno compatta, nel disporre sanzioni contro la Russia ha stimolato il dibattito interno tra i vertici della Federazione.

“Una parte politica spinge per questa soluzione di compromesso in cambio dell’indebolimento delle sanzioni”, dice il funzionario russo, aggiungendo però: “Posso dire con qualche certezza che i vertici militari sperano invece di portare a termine il lavoro” (nelle mire della Russia potrebbe finire anche un altro Paese: ecco quale).

Quale sarà il destino dell’Ucraina?

Nella visione di Mosca, la parte meridionale dell’Ucraina dovrà rientrare in uno spazio russo. “Vedremo poi con che formula”, afferma Rodionov, mentre la parte occidentale del Paese invaso “va lasciata al suo destino”. Non si tratta più dunque di impedire all’Ucraina di entrare nella Nato, ma di “creare una nuova nazione che ci protegga dalle manovre occidentali”. La volontà di evitare “l’accerchiamento” occidentale teorizzato in epoca sovietica è insomma più viva che mai.

Se la Russia dovesse vincere la guerra, potremmo dunque assistere alla trasformazione radicale dell’Ucraina rispetto a come l’abbiamo conosciuta da 30 anni a questa parte. Il piano di Putin prevede lo smantellamento di quello che il Centro studi di Mosca definisce “statualità filonazista”, cioè la destituzione del potere ucraino attuale. Al suo posto il Cremlino vorrebbe sostituire “una Ucraina federale, un’Unione di repubbliche popolari o magari una Repubblica ucraina dentro la Russia”.

Una formula politica, afferma ancora Rodionov, che “dovrà essere decisa in primo luogo la popolazione dei territori liberati. E poi rincara la dose: “Quel che conta per la Russia è il Sud e la sua riunificazione in un unico complesso economico e sociale. Come, lo dirà il tempo”.

I due scenari post guerra

Il come invece i russi potrebbero averlo già stabilito. Secondo Rodionov, la nuova nazione che nascerà dalle ceneri del conflitto potrà imboccare due diverse strade. Entrambe votate alla “sicurezza” della patria.

  • La prima soluzione è stata proposta dai politici della Crimea e riguarda la creazione di un governatorato della Tauride che comprenda la regione di Kherson, una parte della regione di Mykolaiv, fino a Zaporizhzhia. “Sono territori ormai sotto il nostro controllo”, osserva l’uomo di Putin. Queste circoscrizioni verranno unite alla Crimea e a Sebastopoli, che è un’entità amministrativa separata.
  • La seconda soluzione propone la nascita di un Distretto federale della Crimea, che ingloberebbe i medesimi territori. “Oltre al Donbass in entrambi i casi, ovviamente”.