Russia, nuove parole al veleno contro Ue e Nato: il paragone “ignobile”

Dopo la parole violentissime di Medvedev, il ministro degli Esteri Lavrov rincara la dose contro l'Occidente. E fa leva su argomenti molto sensibili

La Russia sembra essersi totalmente chiusa a qualunque tentativo diplomatico di risolvere il conflitto in Ucraina. Da un lato infatti Mosca continua a respingere o a bollare come “inutili” e “false” le aperture di Kiev a colloqui di pace, dall’altro continua a rivolgere parole al veleno all’Unione europea e agli Stati occidentali riuniti nella Nato che sostengono il Paese invaso.

Dopo le dichiarazioni violentissime (ne abbiamo parlato qui) e la “profezia nera” sulla guerra rilasciate da Dmitry Medvedev, ora è toccato a un altro esponente del governo russo rivolgere paragoni “ignobili” contro gli alleati: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

Cosa ha detto Lavrov su Ue e Nato

Sulla carta Lavrov ha rappresentato la parte mediatrice, più “moderata”, dei vertici del Cremlino da quanto è iniziata la guerra. Con l’inasprirsi degli scontri, dovuto alla tenace resistenza ucraina, e con il moltiplicarsi dei fronti del conflitto (in ambito energetico, economico e alimentare), è però mutata anche la linea del ministro degli Esteri.

Secondo Lavrov, l’Unione europea sta formando una coalizione con la Nato per combattere la Russia, “proprio come fece Adolf Hitler contro l’Unione Sovietica“. A margine dei colloqui con il suo omologo dell’Azerbaigian, Jeyhun Bayramov, il fedelissimo di Putin ha dichiarato: “Quando iniziò la Seconda guerra mondiale, Hitler radunò sotto la sua bandiera una parte significativa, se non la maggior parte, dei Paesi europei per la guerra contro l’URSS. E ora c’è una situazione simile contro la Federazione Russa. Esamineremo tutto questo con molta attenzione” (e intanto Mosca torna a ricattare Ue e Italia sul gas: cosa succede alle forniture).

Se qualcuno aveva pensato a una dichiarazione estemporanea, si è dovuto ricredere ascoltando il resto del discorso: “L’Ue dimostra di non volere tendenze unificatrici in Europa, e di non adempiere agli accordi stipulati con la Russia in merito allo sviluppo degli spazi comuni nell’economia, nella sfera umanitaria e nel campo della sicurezza interna. E non vuole assolvere quei compiti che sono stati formulati in linea con gli alti obiettivi di creare uno spazio comune dall’Atlantico all’Oceano Pacifico. Tutto questo fa parte del passato”.

L’importanza della retorica anti-nazista in Russia

Come prosegue da anni nei confronti degli ucraini, la Russia utilizza dunque la retorica anti-nazista anche nei confronti dell’Occidente. La macchina della propaganda, che al Cremlino è diretta da un dipartimento perfettamente integrato nello Stato, continua a propinare all’opinione pubblica l’idea che il grande complotto contro quella che fu per quasi un secolo la super potenza comunista del mondo sia ancora in piedi.

In Russia si tratta di un argomento molto sensibile per vastissime fasce della popolazione, alle quali fin dalla scuola primaria è stato raccontato il “grande incubo” dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale. Invasione facilitata proprio da gruppi di ucraini guidati da Stepan Bandera, chiamato in causa da Putin ancora oggi per tacciare il popolo confinante come “neonazista”. Da qui il pretesto dell’invasione del 24 febbraio come di un’azione necessaria per “denazificare” l’Ucraina.

L’importanza del cuscinetto ucraino

Al di là della propaganda, in realtà la questione è molto più lineare. Per la Russia, l’Ucraina rappresenta il cosiddetto “estero vicino”, il “ring” nel quale combattere e difendersi lontano dalle capitali e dal cuore della Federazione. La caratteristica principale del popolo russo è proprio l’incertezza legata a questa sensazione di vulnerabilità e accerchiamento: il bassopiano sarmatico, che si estende principalmente sul territorio ucraino, è un continuum pianeggiante che dal cuore d’Europa porta al cuore della Russia.

Non ci sono barriere orografiche che possano arrestare un’invasione, come la Storia ha mostrato da Napoleone in poi (e anche prima, con l’incursione letale dell’Orda d’Oro mongola). Rinunciare a questo cuscinetto vitale è un prezzo troppo grande per la Russia, prima ancora che per qualunque Putin di turno.