La Russia non fa sconti e taglia il gas a un Paese europeo

Putin va dritto per la sua strada e tiene fede alle promesse di ritorsione nei confronti dell'Occidente. E intanto prepara un nuovo piano militare che riguarda i confini

Dopo averlo annunciato e ribadito, Vladimir Putin ha deciso di imporre una decisa svolta alla guerra. E lo ha fatto su entrambi i fronti: quello militare e quello economico.

Dopo l’annuncio della volontà di adesione alla Nato da parte di Paesi europei strategicamente importanti, la Russia ha reso effettivo il tanto paventato taglio delle forniture di gas. Sul piano tattico, invece, lo “zar” è passato al rinforzo militare dei confini.

La guerra del gas: Gazprom taglia le forniture allo Stato “nemico”

Non è un segreto che nelle ultime due settimane la tensione tra la Russia e i suoi vicini sia schizzata alle stelle. In particolare con la Finlandia, ormai convintamente lanciata sulla via dell’ingresso nella Nato, interrompendo la sua ormai proverbiale neutralità. Ed è proprio al Paese scandinavo che la compagnia russa Gazprom ha chiuso rubinetti del gas naturale a partire dal 21 maggio, come già avvenuto con Polonia e Bulgaria (qui avevamo parlato dello stop all’elettricità dichiarato da Putin ai danni della Finalndia).

La decisione era largamente prevista, dato che nei giorni scorsi Gasum, la compagnia energetica di Stato della Finlandia, aveva deciso che non avrebbe aperto un doppio conto in Russia per pagare il gas in rubli, come invece richiesto dal governo russo (a proposito di rubli, Eni ha usato un “trucchetto” per aggirare le sanzioni: ecco come).

Helsinki si era comunque detta pronta alla possibilità che Mosca interrompesse la fornitura, e che sarà in grado di fornire gas a tutti i clienti nei prossimi mesi. Il gas naturale è comunque poco usato nel Paese e ammonta soltanto al 5% delle fonti d’energia utilizzate. Bisogna tuttavia precisare che nel 2021 Gazprom ha fornito due terzi del consumo della Finlandia, pari a 1,49 miliardi di metri cubi.

Dove prenderà l’energia ora la Finlandia?

Ad aprile Gazprom Export ha chiesto ai Paesi europei, “rei” di appoggiare l’Ucraina nella guerra e di aver imposto sanzioni alla Russia, di pagare in rubli le forniture di gas. La Finlandia si è rifiutata di farlo e ha chiesto un arbitrato per il rispetto del contratto. Da qui lo stop alle esportazioni di gas verso la nazione confinante.

La situazione ha spinto Gasum a proporre agli utenti alternative di approvvigionamento. Una di queste sarà il gasdotto Balticconnector, l’impianto che collega la Finlandia alla vicina rete energetica dell’Estonia. Negli giorni scorsi, inoltre, Helsinki ha dichiarato di aver accettato di noleggiare una nave di stoccaggio e rigassificazione da una società con sede negli Stati Uniti, a partire dal quarto trimestre 2022.

La Finlandia è in ogni caso impegnata da anni nel processo di decarbonizzazione, che la condurrà all’addio totale ai combustibili fossili. L’elettricità consumata nel Paese proviene da fonti “verdi” come il nucleare (il 32% del fabbisogno), l’idroelettrico (22%), combustibili a legna (17%) e l’eolico (11%). Risulta in crescita negli ultimi anni anche l’energia ricavata dai rifiuti.

Non solo gas: ecco il nuovo piano militare russo

Al di là delle ritorsioni in campo economico ed energetico, il Cremlino ha deciso di reagire all’annunciato allargamento della Nato anche in ambito militare. Putin ha infatti ordinato il rafforzamento delle posizioni militari al confine occidentale. Entro fine anno saranno impiegate 2mila nuove “armi e veicoli moderni”, 20 nuove navi da guerra e 12 nuove basi militari (come cambierebbe la guerra se Svezia e Finlandia entrano nella Nato?).

Putin ha dichiarato che Mosca avrebbe valutato eventuali contromisure solamente dopo aver visto quali basi e sistemi d’arma la Nato avrebbe schierato sui territori finlandesi e svedesi. Il ministro degli Esteri Shoigu, tuttavia, ha sottolineato l’urgenza di agire subito. Soprattutto in considerazione del fatto, afferma egli stesso, che gli Stati Uniti e i loro alleati stanno portando avanti manovre ai confini russi che “coinvolgono 40mila soldati”.