In Russia un golpe contro Vladimir Putin? Cosa sappiamo

Le contraddizioni del presidente russo avrebbero portato un gruppo di alti funzionari del Cremlino a considerare l’opzione di deporlo con l’uso della forza

Nonostante l’avanzata delle truppe russe in territorio ucraino non accenni a fermarsi, a Mosca si respira una brutta aria. Secondo diverse indiscrezioni riprese nel fine settimana dai quotidiani “La Repubblica” e “Il Giornale”, tra le fila dei fedelissimi di Vladimir Putin si starebbe respirando un clima teso.

Molti di loro, tenuti all’oscuro dell’attacco in Ucraina e sottoposti dall’Occidente a sanzioni sempre più pesanti, avrebbero ormai perso la pazienza nei confronti del leader russo e del suo atteggiamento. Si tratterebbe di un folto gruppo di funzionari – “oltre un quarto del totale dei componenti dello staff presidenziale che occupano posizioni di vertice” riferiscono i giornali – che starebbe addirittura pensando di dimettersi per protesta.

Decisioni avventate e scarso coinvolgimento: il consenso dello Zar si sta logorando?

È difficile capire che cosa stia realmente accadendo nel cuore del potere russo. Secondo le indiscrezioni, i corridoi del Cremlino sarebbero scossi da un malumore generale. E non solo per un’operazione militare decisa da Putin e, probabilmente, condivisa con pochi intimi. Ma anche (e soprattutto) per il contraccolpo economico derivante dal progressivo isolamento della Russia dal blocco economico occidentale. Fonti del Paese sostengono che perfino gli uomini più vicini allo Zar non sarebbero stati informati in merito all’operazione in Ucraina, e che quindi si sentirebbero ingannati dal presidente.

Gli oligarchi e i manager russi, conosciuti all’estero per le loro ricchezze, osservano adesso i loro imperi evaporare come neve al sole. Si dice inoltre che molti uomini del potere vorrebbero battere i pugni sul tavolo e andarsene per protesta. Non possono tuttavia fare niente del genere, a meno di non fare i conti con una pesante accusa di tradimento.

La censura dell’informazione per bloccare la fuga di notizie

Per non perderti le ultime notizie e ricevere i nostri migliori contenuti, iscriviti gratuitamente al canale Telegram di QuiFinanza: basta cliccare qui.

A quanto pare, pochissimi erano a conoscenza della volontà di Putin di muovere le sue pedine sulla scacchiera ucraina; tra questi il ministro della Difesa, Serghej Shojgu, il capo di Stato Maggiore delle forze armate, Valerij Gerasimov, e i leader del controspionaggio. E pensare che il premier Mikhail Mishustin e il suo vice, Andrej Belousov, avevano trascorso le ultime settimane a incontrare la governatrice della Banca di Russia, Elvira Nabiullina. Il motivo? Preparare la Russia a eventuali sanzioni che l’Occidente avrebbe recapitato a Mosca per aver riconosciuto le Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. Nessuno, infatti, si aspettava un attacco su larga scala.

Putin non avrebbe informato dell’invasione in Ucraina neppure gli analisti dell’Fsb, ovvero i servizi segreti russi. Di conseguenza è difficile immaginare che il presidente abbia coinvolto altri uomini di spicco nelle proprie decisioni: neppure gli uomini più presenti e inseriti nel mondo della finanza e dell’economia russa potevano aspettarsi qualcosa di simile.

Al Cremlino, dunque, tirerebbe un’aria pesantissima. Nonostante il pesante controllo sulle fonti d’informazione del Paese (il quotidiano “Eco di Mosca“, il portale “Meduza” e il sito online “Mediazona” sono stati oscurati, così come tutti i social network), le notizie corrono su altri canali paralleli: “Ci sarà un golpe molto veloce, come la rimozione di Nikita Krusciov nel 1964, quella dello zar Paolo I o la strana morte di Josip Stalin nel marzo 1953″ arriva a ipotizzare lo storico Andrej Zubov.