I russi che hanno tradito Putin, il caso dei droni abbattuti

Qualcuno ha tradito Putin così, secondo gli analisti, la flotta russa sarebbe stata decimata, permettendo all’esercito ucraino di avanzare nella guerra

Qualcuno ha tradito Putin. E così, secondo gli analisti, grazie alla corruzione all’interno delle reti di approvvigionamento russo, l’esercito ucraino sta avendo la meglio nel conflitto, tanto che – ad oggi – la flotta di droni russa risulterebbe addirittura decimata.

Putin perde sempre più terreno in Ucraina

Lo sappiamo, l’operazione militare “speciale” di Putin che inizialmente doveva durare solo dieci giorni si è trasformata ormai in una vera e propria guerra (ma forse lo è stata fin dall’inizio nelle intenzioni). E questa situazione, senza ombra di dubbio, rappresenta la prima sconfitta per Mosca. Trovatosi nella condizione di non riuscire a portare a casa la vittoria “lampo” preventivata, il Cremlino ha dovuto fare i conti con un esercito, quello ucraino, sempre più resistente e combattivo, in grado di respingere l’avanzata e le pretese di chi a questo conflitto si è preparato per anni.

Così l’esercito russo ha iniziato a perdere terreno, risorse e combattenti fin da subito e a un ritmo costante durante l’invasione dell’Ucraina. Basta pensare che, recentemente, il numero di carri armati russi catturati o distrutti ha superato le 700 unità, secondo una stima degli analisti OSINT pubblicata sul portale di Oryx. L’elenco redatto, inoltre, include solo i veicoli distrutti e le attrezzature di cui sono disponibili prove fotografiche o videografiche. Pertanto, la quantità di attrezzature che i russi hanno perso è molto probabile che sia significativamente superiore a quella registrata. Le munizioni vaganti, i veicoli civili, i rimorchi e le attrezzature abbandonate non sono inclusi ma potrebbero finire sotto mano degli ucraini, contribuendo ad armarli contro gli invasori.

Guerra e corruzione: il caso dei droni russi abbattuti

Nonostante l’oppressione di ogni tipo di dissenso e le azioni massicce di propaganda in Russia (ve ne abbiamo parlato qui, di cosa succede a chi si oppone a Putin), il governo di Mosca perde consensi anche tra i suoi cittadini. E questo, ovviamente, si sta riflettendo anche sugli esiti del conflitto. Chi non crede nelle pretese di espansione dello zar sicuramente non contribuisce alla sua vittoria, né collabora, ma probabilmente si limita a non intervenire o, in alcuni casi, anche a remare contro (facendo, come vedremo, i propri interessi).

Nonostante le minacce di Putin (qui i territori finiti nel mirino del presidente), sferrare un attacco oggi è diventato più difficile per lui, e questo potrebbe essere una conseguenza della corruzione di alcuni russi.

Al momento, la flotta di droni russi pare sia stata decimata, sostengono gli analisi. In particolare, ad essere stati presi di mira dall’esercito ucraino sarebbero gli Orlan-10, dei veri e propri occhi attenti che dal cielo hanno guidato l’artiglieria russa fino ad ora (e per questo preziosissimi per l’avanzata). Ma cosa c’entra tutto questo con la corruzione dei russi?

L’Orlan-10 è il tipo più comune di drone usato dal servizio militare russo: secondo alcune stime ne sono stati costruiti oltre 2.000, rispetto ai soli 30 del più grande drone Orion. Ha un’apertura alare di dieci piedi e un motore a combustione interna che riproduce un suono simile a quello di uno scooter, offrendo un’autonomia di sedici ore a una velocità di crociera di circa 65 mph.

Nelle ultime settimane, però, sembra che l’esercito ucraino abbia capito come abbatterli. Infatti, secondo il database di Oryx: fino al 5 marzo nessun Orlan-10 era stato abbattuto, ma solo dopo nove giorni di combattimento le cose sono cambiate e ben venticinque droni di questo modello sono stati abbattuti durante i primi settanta giorni, seguiti da altri venticinque nei successivi diciassette giorni. In altre parole, il tasso di perdita è quasi quadruplicato nelle ultime due settimane circa.

Perché così tanti Orlan-10 stanno cadendo dal cielo? Bene, per rispondere a questa domanda bisogna partire dai jammer anti drone portatili che stanno iniziando ad apparire nelle mani delle forze ucraine. Sono diversi i video che circolano in rete, infatti, dove i soldati ucraini mostrano questi dispositivi.

In apparenza i jammer assomigliano a delle pistole ma sono strumenti in grado di proiettare delle onde radio (all’apparenza simili a dei raggi x) che interferiscono con la capacità del drone di ricevere comandi dall’operatore. Una volta bloccato, un drone può tentare un atterraggio morbido, continuare a volare in linea retta o semplicemente schiantarsi.

I droni russi dovrebbero contenere al loro interno un sistema in grado di resistere a queste intercettazioni. Tuttavia, in Russia, l’equipaggiamento militare che i combattenti hanno ricevuto in queste settimane non è sempre stato uguale a quello descritto nelle specifiche. Il motivo è da ricercarsi nella corruzione all’interno delle reti di approvvigionamento russe. In pratica, il denaro che dovrebbe essere speso per gli hardware o altri strumenti destinati al combattimento spesso svanisce nel nulla, distribuito tra funzionari che invece di rispondere alla patria si sono fatti ammaliare da mazzette e ricompense. Il processo di approvvigionamento di Orlan-10 non ha fatto eccezione e una grande quantità di denaro per componenti elettronici è scomparsa senza lasciare traccia.

Un’indagine russa condotta nel 2021, segnalata da Forbes, ha confermato per esempio che 446 mila rubli sono spariti durante il processo di approvvigionamento e armamento dell’esercito russo. Di fatto, l’elettronica di livello militare che si supponeva fosse stata costruita in Russia era stata apparentemente sostituita da componenti commerciali economici provenienti dall’Estremo Oriente, e molte armi e strumenti da combattimento non sono mai stati a prova di inceppamento come era stato promesso.

Esercito russo mandato al fronte privo di approvvigionamenti, i soldati denunciano: “Dobbiamo comprare tutto”

Le condizioni con cui i soldati russi sono stati mandati al fronte stanno contribuendo non poco ad abbattere il morale dell’esercito, con combattenti sempre più demotivati e pronti ad arrendersi. Abbiamo saputo e letto, all’inizio del conflitto, di come alcuni giovani militari siano stati mandati al fronte a combattere quando invece credevano si trattasse solo di un’esercitazione.

Spaesati e scontenti sono anche quelli che tutt’ora vengono reclutati. Come riportato da Moscow Times, magazine indipendente russo, i soldati russi che si preparano a essere inviati in Ucraina sono tenuti ad acquistare equipaggiamento personale a proprie spese. La denuncia è arrivata da parte di alcuni membri interni all’esercito, che tuttavia – per ovvie ragioni – hanno preferito rimanere anonimi.

Alcuni degli articoli apparentemente non forniti dall’esercito includono forniture essenziali come calzature, giubbotti antiproiettile, bende e lacci emostatici.

Gli uomini intervistati dal Moscow Times hanno detto che gli sarebbe stato promesso uno stipendio mensile di circa 200.000 rubli (più di 3 mila euro) se avessero firmato il contratto per unirsi alle truppe russe che combattevano in Ucraina, ma che avrebbero dovuto acquistare tutta la loro attrezzatura da soli. Alcuni di loro, però, oggi temono che le promesse relative alle loro ricompense potrebbero non essere mantenute.