Ristori, cosa cambia e cosa no con il nuovo decreto Draghi

Cosa cambia con l'arrivo del dl Sostegno di Draghi, che supera (e sostituisce) il Ristori 5 previsto da Conte

Con l’addio al decreto Ristori 5, dossier per l’erogazione di fondi per arginare i danni economici causati dalla pandemia Covid, il Governo Draghi ha voluto lanciare un chiaro segnale di discontinuità rispetto al precedente Esecutivo. Dopo Giuseppe Conte la squadra del nuovo Premier incaricato rivede, cambia e in alcuni casi riconferma (anche se con alcune modifiche) gli interventi già al vaglio dei tecnici: e così tutto prende forma con il nuovo dl Sostegno, pensato per contrastare e far fronte alle perdite e la disoccupazione generati dall’emergenza Coronavirus in Italia.

Ma cosa cambia (e cosa no) con l’ultimo decreto Draghi? Vediamo cosa prevede, in concreto, la bozza.

Dl Sostegno, come cambiano i Ristori: requisiti e importi

La prima importante novità del dl Sostegno riguarda la conferma dei Ristori da versare alle attività più colpite dalla crisi. Si tratta quindi di aiuti economici concreti, già previsti dal Governo Conte, anche se con Draghi subiranno qualche modifica. Nel concreto, i Ristori verranno riconosciuti a chi ha registrato passività pari o superiori al 33% degli incassi, ma questa volta il periodo di riferimento non sarà il 2020 (ovvero l’anno intero) ma coinciderà con i mesi di gennaio e febbraio 2021.

Per alcuni, quindi, potrebbe essere difficile raggiungere la soglia minima di perdite non minori al 33% fissata dall’Esecutivo per ottenere i contributi, dato che in quelle settimane, con quasi l’intera Italia in zona gialla, la maggior parte dei negozi è rimasta aperta. Altri invece probabilmente rientreranno tra i beneficiari, ma riceveranno aiuti di entità economica minore rispetto a quanto previsto inizialmente. Questo perché, rispetto al Ristori 5, ciò che non rimane invariato con il dl Sostegno sono proprio le modalità di attribuzione dei contributi, versati sempre in proporzione alle perdite, quindi: se queste sono state minori a gennaio/febbraio (perché si è lavorato di più), minore sarà l’aiuto economico che gli imprenditori riceveranno.

Per quanto riguarda l’ammontare, anche questo rimane invariato. Pertanto, sono previsti contributi a fondo perduto pari al:

  • 20% delle perdite registrate per le imprese e i professionisti con redditi minori a 400 mila euro;
  • 15% delle perdite registrate per le imprese e i professionisti con redditi compresi tra 400 mila e un milione di euro;
  • 10% delle perdite registrate per le imprese e i professionisti con redditi compresi tra un milione e 5 milioni di euro.

Per questi interventi il Governo Draghi ha stanziato 9,7 miliardi di euro.

Addio ai codici ATECO con il dl Sostegno

Mentre uno dei criteri seguiti dal Governo Conte per individuare le attività destinatarie degli aiuti di Stato ero quello dei codici ATECO, con Draghi l’Esecutivo dice addio a questo sistema. Se con Conte, quindi, la logica seguita era quella di selezionare le attività e i professionisti tenendo conto dei settori più colpiti (spettacolo, ristorazione, turismo etc.), il nuovo Premier incaricato ha intenzione di mantenere la linea delle perdite subite a causa dell’emergenza Covid.

Solo chi ha dovuto fare i conti con delle perdite registrate, quindi, riceverà sostegno, ad eccezione fatta per chi ha aperto/avviato la propria attività a gennaio 2019: a questi infatti verranno destinati i contributi a fondo perduto indipendentemente dal fatto che abbiano subito o meno cali del fatturato.

Gli importi dei contributi, comunque, rimangono anche in questo caso gli stessi: si va da una quota fissa minima (che può variare dai mille ai 2.000 euro a seconda dei casi) fino ad un massimo di 150 mila euro. Il contribuente/azienda potrà decidere se ricevere il contributo in denaro – quindi diretto – o usufruire dello stesso tramite credito di imposta.

Draghi blocca la sanatoria fiscale ma proroga i termini dei versamenti

Novità importanti sono state previste con l’approvazione del dl Sostegno anche per quanto riguarda l’ambito Fisco e tasse. Nello specifico, il Governo Draghi è pronto a sospendere la riscossione delle cartelle esattoriali dal 1° marzo 2021 fino al 30 aprile 2021, bloccando i pagamenti per un mese. Dopo questo piccolo stop, però, nessuna sanatoria: i contribuenti che hanno un debito con l’Erario, infatti, dovranno riprendere a versare quanto dovuto a partire maggio (salvo ulteriore proroga).

Per andare incontro ai contribuenti, tuttavia, la bozza del decreto prevede un annullamento di tutte le sanzioni e gli interessi conseguenti alle irregolarità relative al periodo che va dal 2017 al 2018. Inoltre, slitta anche la scadenza per il versamento delle date relative alla rottamazione saldo e stralcio delle cartelle, con i pagamenti del 2020 che dovranno essere effettuati entro il 31 luglio 2021 e quelli relativi al 2021 che dovranno essere effettuati entro il 30 marzo 2021. In questo caso valgono i termini previsti dalla normativa vigente, ovvero il contribuente ha fino a 60 giorni di tempo dalla scadenza per regolarizzare la sua posizione col Fisco.

Cartelle esattoriali: le ipotesi di saldo e stralcio

Al vaglio della squadra di Mario Draghi, invece, ci sarebbe l’ipotesi di riconoscere il saldo e stralcio automatico a determinati contribuenti, ovvero l’annullamento dei debiti pendenti col Fisco a seguito della situazione emergenziale. Sui criteri di individuazione dei soggetti (fisici e giuridici) che potrebbero godere di questo sconto, l’Esecutivo starebbe ancora lavorando, anche e soprattutto tenendo conto delle risorse a propria disposizione. Il Tesoro potrebbe procedere con il saldo e stralcio delle cartelle ricevute tra il 2000 e il 2015, cui ammontare però è ancora da determinare. Si parla di rottamazione di cartelle di importo minore a 3 mila o 5 mila euro, anche se nella relazione tecnica compaiono cifre ancora più importanti (che variano dai 10 mila ai 30 mila euro, fino ad arrivare a 50 mila euro).

Dl Sostegno: tutti gli aiuti alle famiglie

Con il dl Sostegno precisi interventi sono stati programmati per andare incontro alle famiglie e ai lavoratori impegnati in prima linea nell’emergenza Covid. Nello specifico, il nuovo decreto di Draghi prevede lo stanziamento di fondi per il potenziamento degli asili nido e introduce nuovamente i congedi straordinari retribuiti per i genitori con figli minori di 16 anni, rimasti a casa a seguito della chiusura delle scuole o per rispettare il periodo di quarantena (per contagio o contatti diretti con contagiati).

Non solo, per queste categorie verrà anche rifinanziato il bonus baby sitter, anche se sugli importi e le categorie beneficiare il dibattito è ancora aperto (con Conte il contributo era pari a 600 euro – 1.200 per gli operatori sanitari e le forza dell’ordine – e poteva essere riconosciuto anche ai nonni).

I fondi stanziati dal nuovo Governo Draghi

Tutti gli interventi in programma, ovviamente, necessitano di risorse ad hoc. Dalla scuola al lavoro ai vaccini, fino ad arrivare alle famiglie e ai lavoratori più esposti, il Governo Draghi ha deciso di stanziare:

  • 1,4 miliardi di euro per i vaccini;
  • 700 milioni per i farmaci e le cure anti Covid;
  • un miliardo aggiuntivo per gli enti locali e 600 milioni di euro per le autonomie speciali;
  • 800 milioni di euro ai Comuni, che riceveranno anche un ristoro parziale pari a 250 milioni di euro per compensare le mancate delle tasse di soggiorno e del contributo di sbarco.

Con l’approvazione del nuovo decreto, infine, sono previsti nuovi fondi da destinare alle forze di polizia, i vigili del fuoco, la polizia penitenziaria e le capitanerie di porto impegnate nelle lotta al Covid: ben 93,3 milioni di euro che serviranno per le indennità per le indennità di ordine pubblico, l’impiego del personale delle polizie locali e per gli straordinari del personale delle Forze di polizia, nonché per consentire la sanificazione e la disinfezione straordinaria degli uffici, degli ambienti e dei mezzi in uso alle medesime delle Forze dell’Ordine.

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