Richiesta insolita di Piantedosi ai migranti: Ong in attesa

Il neo ministro dell'Interno replica alla direttiva flash sugli sbarchi avanzando una proposta ai migranti per poter sbloccare la situazione

La sua direttiva flash contro lo sbarco dei migranti in Italia (della quale vi avevamo parlato qui qualche settimana fa) aveva fatto discutere, ma il neo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha preferito non perdere tempo sulla questione cercando sin da subito di usare il pugno duro per farsi sentire dalle Ong presenti al largo delle acque italiane. Ma da quel documento firmato dalla guida del Viminale la situazione migranti si è aggravata e le Ong hanno più volte richiesto l’accesso alle acque di competenza dell’Italia per far sbarcare i migranti.

Nelle ultime ore sembra esserci stata un’apertura, con lo sbarco concesso alle donne incinta, bambini e le persone bisognose, con Catania che si era preparata ad accogliere i naufraghi in arrivo dalla Humanity 1. Dalla Ong è però arrivato il dietrofront dopo una particolare richiesta da parte del ministro Piantedosi.

La richiesta di Piantedosi ai migranti

Cercando di aggirare il problema, permettendo alle Ong di entrare nelle acque italiane e far avvenire lo sbarco in sicurezza, il ministro Piantedosi ha infatti chiesto ai migranti di domandare protezione internazionale a bordo delle navi umanitarie. L’obiettivo, infatti, è quello di radicare la responsabilità della gestione dei migranti soccorsi in capo allo Stato di bandiera dell’imbarcazione.

Solo in questo caso, infatti, l’Italia potrebbe acconsentire a concedere un proprio porto per lo sbarco, per far scendere a terra le persone e mandarle subito nel Paese europeo che, a questo punto, vaglierebbe le richieste di asilo, si farebbe carico dell’accoglienza e degli eventuali rimpatri di chi non ha diritto. Non si tratta di una richiesta “illegale”, perché è infatti proprio la legge che lo prevede permettendo a Piantedosi di aggirare il trattato di Dublino.

Come funziona l’asilo sulle Ong

La richiesta di asilo dei migranti alle navi che li hanno soccorsi, infatti, permetterebbe all’Italia di avere un peso in meno nella gestione degli sbarchi. Se come previsto dalla Convenzione firmata nel 1990 lo Stato a occuparsi dei naufraghi è quello presso cui lo stesso naufrago chiede asilo, se la richiesta venisse fatta alle Ong la situazione girerebbe in favore dell’Italia. Le navi sono infatti territorio dello Stato di bandiera, dunque chi chiede asilo a bordo è come se lo facesse in quel Paese che a questo punto dovrebbe farsene carico sgravando l’Italia.

Una soluzione che terrebbe ferma la linea dura del governo Meloni, eviterebbe all’Italia la censura per eventuali trattamenti disumani nei confronti delle persone salvate e metterebbe ancora una volta gli altri Paesi europei di fronte alla responsabilità della condivisione della gestione dei flussi migratori.

Capita l’antifona, però, anche le Ong cambiano strategia. La Humanity 1, che era davanti al porto di Catania, ha infatti deciso di non sbarcare mentre la Ocean Viking ha chiesto aiuto a Spagna, Grecia e Francia. Da Sos Mediterranée, infatti, è arrivata la precisazione che “il capitano di una nave che soccorre persone in mare non è obbligato a identificarle ma a soccorrerle”. Il presidente Alessandro Porro ha quindi ricordato: “La prassi prevede che l’identificazione sia effettuata al momento dello sbarco dalle autorità competenti”.