Riaperture, da Crisanti a Galli i medici contro Draghi. E spunta una nuova data di fine pandemia

Sono diversi gli esperti che avanzano dubbi sulla strategia adottata da Mario Draghi sulle riaperture. E Pregliasco avanza la sua previsione (nera)

Mentre il Governo definisce la road map delle riaperture per la ripartenza dell’Italia (qui tutte le date in calendario), sono diversi gli esperti che avanzano dubbi sulla strategia adottata. I numeri, dicono numerosi scienziati, non giustificano queste decisioni.

La circolazione della variante inglese molto più contagiosa dovrebbe imporre cautela e gradualità nella gestione dell’epidemia, scrivono gli esperti della Cabina di regia nell’ultimo report Iss. L’incidenza Covid, l’indice Rt e il rischio stanno scendendo, seppur molto lentamente, ma il sovraccarico degli ospedali resta troppo critico (39% in terapia intensiva e 41% in area medica).

Inoltre, non dimentichiamoci che i dati che vediamo oggi pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità sono in realtà la fotografia dell’epidemia negli ultimi dieci giorni di marzo. E dunque, le riaperture partiranno proprio in concomitanza di una risalita dei contagi, temono gli esperti.

Nel Regno Unito hanno fatto un lockdown durissimo e molto lungo, e solo ora, a fronte di tantissimi vaccini, stanno riaprendo. L’Inghilterra è arrivata a riaprire con 15 morti per Covid al giorno, 2mila casi e il 70% della popolazione vaccinata. La Francia, che con le vaccinazioni è più o meno al livello dell’Italia, nonostante tutti i tentativi di resistenza è arrivata a chiudere le scuole.  Lo stesso Anthony Fauci ha affermato che gli Stati Uniti sono ancora ben lontani dall’avere il problema sotto controllo.

Per quanto il piano vaccinale abbia registrato una netta accelerata in questi ultimi giorni, soprattuto in alcune Regioni, e l’Ue abbia annunciato l’arrivo di nuovi vaccini, l’Italia è ancora troppo indietro.

Tutti i dubbi dei medici

Non nasconde le sue perplessità Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo). “Come medici non possiamo dire di non essere preoccupati che la situazione sfugga di mano” ha detto all’ANSA. I medici sono preoccupati perché le terapie intensive sono ancora piene, la pressione sugli ospedali resta forte, “bisogna occuparsi maggiormente dei pazienti non Covid”.

Tuttavia, ci sono due dati positivi che possono creare una situazione favorevole, spiega: stiamo andando verso la bella stagione, che spinge a stare di più all’aperto con minore rischio di contagio. E stiamo vaccinando di più, il che aiuta a ridurre le possibilità di recrudescenza del virus. La riduzione della mortalità Covid passa attraverso i vaccini, sottolinea.

“Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare” ha commentato Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e componente del Cts ai microfoni di “Che giorno è” su Rai Radio1. “Non si vaccina con alti livelli di trasmissione, è un azzardo biologico”, perché così si dà al virus l’opportunità di mutare.

Le critiche di Crisanti

Ad esprimere forti perplessità riguardo al rischio “ragionato” di Draghi, è anche Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova. Ospite a “The Breakfast Club” su Radio Capital ha detto chiaramente che le riaperture saranno “irreversibili, ma ci sarà un prezzo da pagare di cui tenere conto”.

Un prezzo che, se sapremo tutti rispettare i protocolli, potrebbe anche non essere così alto. Ma che senza dubbio peserà. “I numeri non giustificano le decisioni del Governo. Quanti morti di Covid-19 siamo disposti a tollerare?”.

Il rischio zero non si può avere, per questo si è dovuta fare una sintesi, “mi rendo conto che dopo un anno di chiusure non ce la si fa più, ma purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica”, ha detto in un’intervista alla Stampa. “Da settimane viaggiamo tra i 15 e i 20mila casi al giorno: un plateau altissimo, che non consente di progettare riaperture”.

Le critiche di Pregliasco

Solo il potenziamento della vaccinazione forse cambierebbe lo scenario, ma “tra forniture, disorganizzazione e diffidenza verso AstraZeneca pare difficile superare quota 350mila” dice il noto virologo Fabrizio Pregliasco a “Un giorno da pecora”.

Pragmatismo a parte, Pregliasco ricorda il caso Sardegna (“Abbiamo visto com’è andata, si sono bruciati una zona bianca in tre settimane”) e ribadisce ancora una volta che non siamo vicini all’uscita dal tunnel.

Se andrà bene, saremo fuori dalla pandemia tra un paio d’anni: questa la sua previsione nera. “Dovremo adattare i vaccini alle varianti, ci sarà una convivenza endemica, con un piccolo numero di casi”. Ma dovremo convivere con il Covid ancora almeno fino al 2023.

Le critiche di Galli

Anche Massimo Galli, infettivologo del Sacco di Milano in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ribadisce la sua critica al governo. “Con l’annuncio di venerdì è stato dato un messaggio di liberi-tutti che proprio non ci potremmo ancora permettere” chiosa. Naturalmente la preoccupazione è che i contagi tornino a salire, bruscamente. “Ci saranno un milione di infezioni attive in Italia o pensate che tutti i positivi si fanno il tampone e vengono a saperlo?”, chiede provocatoriamente Galli.

Ma Draghi il suo rischio ragionato l’ha soppesato molto, cercando un equilibrio per molti necessario, e doveroso dopo un anno e più di pandemia. “Saranno definitive queste aperture? Quando ho detto che questo è stato un rischio ragionato, è esattamente questa la risposta. Noi abbiamo preso questo rischio, riapriamo” ha detto Draghi in conferenza stampa. “Non ho dubbi che la campagna vaccinale andrà sempre meglio, se i comportamenti sono osservati, con distanziamenti e mascherine, la probabilità che si debba tornare indietro è molto bassa”.

Intanto, nelle prossime ore il Comitato tecnico scientifico dovrà esprimersi sulla bozza del governo per le riaperture. Poi ci sarà il confronto con le Regioni, e mercoledì 21 o al più tardi giovedì 22, toccherà al Consiglio dei ministri fissare tutto nel nuovo decreto.

Come funzionerà il pass per gli spostamenti

Il Cts dovrà innanzitutto prendere una decisione sul pass che servirà per spostarsi tra le Regioni di colore diverso ma anche per accedere ad alcuni eventi, come spettacoli dal vivo o cinema.

Ciò che pare sicuro è che comunque il pass non sarà pronto per lunedì 26 aprile, e dunque da lunedì prossimo ci si sposterà verso le Regioni rosse e arancioni solo con la vecchia autocertificazione e uno dei tre documenti richiesti, e cioè esito del tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti, oppure certificato di avvenuta guarigione oppure certificato vaccinale.

Il pass sarà comunque in linea con quello europeo che dovrebbe diventare operativo tra giugno e luglio. Come anticipa l’Ansa, l’ipotesi più concreta è quella di utilizzare una app che contenga un Qr code con le informazioni.

Nel nostro caso potrebbe essere l’app IO, l’applicazione della Pubblica amministrazione che permette di interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali, direttamente dallo smartphone. La stessa usata per il cashback di Stato, costruita, dicono gli esperti, secondo tutti i canoni europei per quanto riguarda l’identità digitale e il rispetto della privacy, dunque già pronta all’uso.

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