Renzi editorialista per il quotidiano saudita: la nuova carriera dell’ex premier

Nonostante le polemiche per i suoi rapporti con l'Arabia saudita, l'ex premier è diventato una delle firme di Arab news, giornale considerato vicino al regime

Le visite di Matteo Renzi in Arabia Saudita al cospetto del principe Mohammed bin Salman hanno suscitato grandi critiche politiche, ma non hanno fermato la carriera del senatore di Rignano. Il leader di Italia viva era stato chiamato a giustificare le sue attività di conferenziere alla luce dei sospetti di un coinvolgimento delle alte cariche del Paese arabo nel brutale assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Renzi, però, non solo ha respinto le polemiche, ma ha cominciato una collaborazione con il primo giornale in lingua inglese dell’Arabia Saudita.

Renzi editorialista per il quotidiano saudita: il ruolo

Il senatore di Iv risulta infatti tra le firme del quotidiano di Riyad ‘Arab news’, considerato vicino al regime. “Ex sindaco di Firenze, ex primo ministro italiano e membro del consiglio di amministrazione della Commissione reale per Al-Ula” si può leggere nella descrizione sul sito in riferimento all’ex presidente del Consiglio italiano, col ruolo di editorialista.

Un passo ulteriore in direzione della penisola araba, dopo la bufera da parte dell’opinione pubblica scaturita dall’intervista fatta all’“amico” principe saudita, nella quale ha definito l’Arabia Saudita il luogo del “nuovo Rinascimento“, e dopo le polemiche nate per un viaggio in Bahrein per assistere al Gran Premio di Formula uno.

Renzi editorialista per il quotidiano saudita: il primo articolo

Nel suo primo articolo, dal titolo, tradotto dall’inglese, “Al-Ula può essere la città del futuro, così come del passato”, Renzi paragona la metropoli, al centro di un progetto di riqualificazione urbanistica sostenibile, a Matera.

L’editoriale, datato 24 aprile, esordisce con una citazione dello scrittore russo Fyodor Dostoyevsky “la bellezza salverà il mondo”, prima di passare al confronto tra le due città.

Renzi descrive Matera “come un microcosmo di cultura”, e ancora “nota per i suoi sassi”, “povera e abbandonata negli anni ’50, tanto che gli abitanti furono spostati in alcuni nuovi quartieri residenziali”. In seguito, racconta l’ex premier, “la rinascita e la rigenerazione” che arrivarono “negli anni ’80 con una nuova visione per Matera” fino “al riconoscimento nel 1993 come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e nel 2019 come Capitale Europea della Cultura”.

Un parallelo per dimostrare come, grazie al lavoro della Royal Commission di cui fa parte, Al-Ula possa diventare una città in cui “la rigenerazione sarà costruita sul rispetto della cultura del passato” presentandosi “un museo vivente” e “una città del futuro, non solo del passato”.

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