Renzi e i rapporti con l’Arabia Saudita: dai soldi al Rolex a Khashoggi, cosa sappiamo

Il senatore Matteo Renzi continua a essere al centro della bufera per i suoi rapporti con l'Arabia Saudita, dopo la conferma del coinvolgimento del principe Mohammad bin Salman nell'omicidio di Jamal Khashoggi

Un rapporto dell’intelligence degli Stati Uniti, desecretato e divulgato dall’amministrazione Biden dopo essere stato tenuto riservato dall’ex presidente Donald Trump, conferma l’intervento del principe ereditario arabo Mohammad bin Salman nell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi in Turchia.

Editorialista del Washington Post e oppositore della famiglia reale saudita, il cronista sarebbe stato torturato e smembrato nel consolato del Regno a Istanbul. L’ennesima accusa all’erede al trono, già additato come mandante dell’omicidio di Stato da vari organismi internazionali, ha alimentato ancora la bufera contro Matteo Renzi, invitato da alleati e oppositori a spiegare i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e con il principe stesso.

Matteo Renzi risponde alle accuse di silenzio sull’omicidio Khashoggi

L’ex premier fiorentino ha dichiarato che le polemiche riguardo la sua partecipazione all’evento Neo-Renaissance di Riad, nel corso del quale ha intervistato il principe arabo e fatto dichiarazioni che hanno avuto risonanza mediatica in tutto il mondo, sono solo strumentalizzazioni dell’omicidio di Kashoggi. Il politico viene accusato di non essersi mai espresso sulla vicenda.

Renzi ha dichiarato di aver condannato a suo tempo l’omicidio del giornalista saudita, sottolineando di averlo fatto anche attraverso interviste rilasciate alla stampa estera. “Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti”, ha ribadito in un comunicato sul suo sito ufficiale, “io l’ho fatto sempre”.

Matteo Renzi e il suo rapporto con l’Arabia Saudita: cosa ha dichiarato

Per il fondatore di Italia Viva è giusto e anche necessario intrattenere rapporti con Paesi come l’Arabia Saudita, nonostante la diversa struttura sociopolitica e le tante violazioni delle carte internazionali. Proprio sulla questione del rispetto dei diritti umani Renzi ha dichiarato che il Paese sta compiendo grossi passi avanti verso il rispetto dei diritti umani, e rappresenta un baluardo contro la lotta all’estremismo e al terrorismo islamici.

L’ex sindaco di Firenze ha spiegato di svolgere legittimamente attività come la partecipazione ad attività culturali e la docenza in università estere, pagando le tasse nel nostro Paese. Sottolineando però che tanto il Pd sotto la sua gestione quanto il suo nuovo partito politico non hanno mai ricevuto fondi da istituzioni straniere. Ha poi dichiarato di non essere pentito di aver elogiato l’Arabia Saudita e averla paragonata all’Italia rinascimentale.

Matteo Renzi: la vicenda dei Rolex “spariti” regalati dall’Arabia Saudita

Nonostante la richiesta di dimissioni dall’incarico di senatore, Matteo Renzi ha dunque rivendicato di aver ricevuto soldi dal regime saudita. Lo ha fatto, ha spiegato, nella piena legalità. Riemerge però alla memoria una vicenda avvenuta durante il suo mandato come presidente del Consiglio, quando andò a Riad insieme a una delegazione di Palazzo Chigi. In quell’occasione gli italiani vennero accolti con lussuosi regali da parte dei rappresentanti del Paese ospitante.

Bisogna ricordare che i dipendenti pubblici non possono accettare omaggi di valore superiori ai 150 euro, in base alle direttive del governo Monti del 2012 e alla legge Patroni Griffi del 2013. Il tetto si alza a 300 euro per premier, ministri e familiari. Oltre queste cifre, i preziosi devono essere messi a disposizione del dipartimento competente in materia di risorse strumentali. A Riad la scorta di Matteo Renzi ricevette diversi orologi di lusso, tra cui dei Rolex da 14 mila euro. Ma tra ritardi nella consegna e verbali spariti, la stampa ha sempre sollevato dubbi sull’effettiva restituzione alle istituzioni italiane di tutti i beni ricevuti.

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