Dpcm, quali sono le regioni che rischiano di diventare zona rossa

Il Governo valuta di declassare due territori, che potrebbero finire nella fascia rossa stabilita dall'ultimo Dpcm

AGGIORNAMENTO: Nella serata di lunedì 9 novembre sono state annunciate le 5 nuove Regioni che passano da zona gialla a arancione a partire da mercoledì 11, e una provincia che diventa zona rossa. Vi rimandiamo qui per tutte le notizie aggiornate.

La cabina di regia per l’emergenza Covid in Italia potrebbe decidere un repentino cambiamento di fascia per alcune regioni, che potrebbero passare dalla zona gialla a alla zona arancione o addirittura a quella rossa. In base al nuovo Dpcm, il cambiamento cromatico comporterà anche restrizioni più severe per la popolazione. Dopo una prima valutazione del rischio, spetterà al Comitato Tecnico Scientifico decidere per l’inasprimento delle limitazioni anti Covid in alcuni territori, applicando criteri scientifici oggettivi.

I riflettori sono puntati su Campania e Liguria, che potrebbero presto diventare regioni arancioni insieme a Puglia o Sicilia, o addirittura raggiungere Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta in fascia rossa, dove viene applicato il regime di lockdown soft.

Perché Napoli rischia il lockdown se la Campania è una regione gialla

Ha colto di sorpresa anche il governatore Vincenzo De Luca e il sindaco partenopeo Luigi De Magistris la decisione di inserire la Campania in zona gialla. Il mistero è presto svelato: nonostante l’alto indice Rt di Napoli e Caserta, le altre tre province non hanno numeri particolarmente alti, e la media regionale rimane sotto il valore di 1,5.

Roberto Speranza ha chiarito che “il Dpcm prevede che il ministro della Salute possa intervenire su una Regione, non su una Provincia. Sull’area metropolitana può intervenire il presidente Vincenzo De Luca, come ha fatto Nicola Zingaretti a Latina”.

Il consigliere del dicastero Walter Ricciardi ha sottolineato che la fascia gialla è “comunque pericolosa, perché di fatto può peggiorare da un momento all’altro se non prendiamo misure. Faccio l’esempio di Napoli: è all’interno di una regione gialla che è la Campania, però già 2 o 3 settimane fa ho detto che andava chiusa. Sicuramente l’area metropolitana di Napoli è già un’area a rischio, anzi i dati sono addirittura peggiorati. La Campania è in zona gialla perché è stata fatta una media sui dati regionali che poi bisogna vedere se sono tutti quanti confermati. Bisogna invece estrapolare i dati a livello provinciale”.

Napoli zona rossa: il parere di De Luca e del sindaco De Magistris

Dopo il rimbalzo di responsabilità tra esecutivo e amministrazioni locali, anche tra Comuni e Regione non sembra esserci coesione tra i decisori.

“La Campania è stata collocata nella zona gialla. Questo elemento, questa classificazione ha determinato qualche sorpresa. Abbiamo visto la curiosità di qualcuno che quasi voleva la Campania in zona rossa. Spiacente”, ha dichiarato il governatore Vincenzo De Luca, parlando di una “aggressione mediatica” ai danni della Campania. “Per mesi abbiamo assistito a campagne scandalistiche a interviste con uomini mascherati. C’è qualche imbecille di amministratore pubblico che va in giro a parlare male di Napoli, gente che non ha alzato un dito per contenere il contagio”.

Il riferimento sembra essere al primo cittadino Luigi De Magistris, che ha rimandato al mittente la richiesta di contenere il contagio, spiegando le difficoltà di chiudere intere aree di Napoli.

“Oggi viene chiesto ai sindaci di chiudere determinate aree della città, cosa che nelle grandi aree urbane, nelle grandi metropoli e nelle grandi città è quasi impossibile. Se le forze di polizia e le Asl dovessero segnalare al sindaco alcune aree specifiche, in quel caso noi andremo a intervenire sui singoli luoghi, ma comprendete tutti che questa strada è quasi impraticabile. Se chiudi il lungomare, le persone andranno a San Pasquale, se chiudi San Pasquale andranno a via dei Mille, a via Chiaia, a via Toledo, a piazza Dante. Se chiudi una qualsiasi altra area in un qualsiasi quartiere di Napoli succederà la stessa cosa e sembrerà di giocare a nascondino. Per evitare tutto questo ci vuole senso di responsabilità e più controllo che ho chiesto alle forze di polizia”, ha dichiarato il sindaco.

“Credo ci sia una distonia tra i dati che vengono forniti e la realtà. È saltato il controllo, non c’è più quello del territorio. I dati che sono forniti non sono quelli reali, sono numeri sottostimati rispetto alla realtà. Il 6 novembre sul bollettino c’erano 30 morti in un giorno, poi ho visto che erano i dati dal 12 ottobre a oggi. Io temo, non mi interessa sapere se per malafede, disattenzione, superficialità, incompetenza o perché non ce la fanno più, che ci sia una discrasia tra i flussi dei dati della Regione e la realtà concreta. Sono amareggiato del fatto che io e il sindaco di Milano Giuseppe Sala abbiamo scritto da circa 10 giorni al ministro Roberto Speranza, che si era impegnato a farci avere un focus sulle due città e che questa risposta non sia ancora arrivata. È assurdo che delle città così grandi non abbiano dati precisi”, ha concluso Luigi De Magistris.

Liguria regione gialla, ma vengono ricontrollati i dati: le parole di Toti

I dati trasmessi dalla Regione Liguria a Roma per il calcolo dei fattori di rischio e l’inserimento in fascia cromatica non hanno convinto la Procura di Genova, già impegnata in un’inchiesta sul piano Covid territoriale per fare fronte alla seconda ondata. I casi hanno iniziato ad aumentare in maniera esponenziale già da settembre, e il sistema sanitario ligure potrebbe essere arrivato in ritardo rispetto all’andamento dei numeri.

Il governatore Giovanni Toti ha espresso i suoi dubbi sulla decisione del Governo. “Anche noi avevamo dei dubbi sulla scelta di mettere la Liguria tra le Regioni in zona gialla per il rischio Covid. La pressione sugli ospedali, soprattutto nell’area metropolitana di Genova, è molto forte, perché il numero dei contagi è molto alto. Però abbiamo anche un indice Rt che sta scendendo. La curva dei ricoveri è alta ma è piatta. L’analisi del dato spetta al giudizio dell’uomo. Io non sono contrario se il Governo dovesse chiederci qualche sforzo in più per il bene di tutti”.

Riguardo le presunte incongruenze nei dati, Giovanni Toti ha sottolineato che “gli uffici regionali da marzo scorso forniscono gli indicatori con precisione e puntualità, lo dice il Ministero della Salute, che li certifica. Sono accuse vergognose quelle di chi lo mette in dubbio”. Il presidente della Liguria ha tuttavia accolto positivamente l’inchiesta: “Ben venga ogni indagine seria ed accurata”.

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