Bufera sulla Regione Piemonte: “falsati” i dati dei tamponi per cambiare colore?

Come ha fatto il Piemonte a tornare in zona gialla? La domanda se la sono fatta in molti, di fronte ai morti per Covid sempre elevati, e numeri che non tornano

AGGIORNAMENTO: La Regione Piemonte in una nota spiega che “l’ISS-Istituto Superiore di Sanità ha certificato che la Regione ha comunicato correttamente al Ministero della Sanità e alla Protezione civile il numero dei tamponi effettuati: il report sugli scenari di rischio è giusto che conteggi anche i test rapidi, in quanto non notificarli sottostimerebbe la diffusione del virus. Nessuna anomalia, quindi, nella trasmissione dei dati, né tanto meno sulla definizione degli scenari che nelle scorse settimane hanno sancito il passaggio del Piemonte prima in zona arancione e poi in zona gialla. Vengono così a cadere le accuse, sollevate nei giorni scorsi, di aver fornito i risultati sia dei tamponi molecolari che di quelli rapidi per far diminuire la percentuale giornaliera delle persone positive”.
A questo punto, però, i problemi diventano altri due. Il primo a livello governativo: se l’Iss dà ragione al Piemonte e il Ministero della Salute no, c’è una incongruenza di fondo, nelle regole di definizione dei tamponi presumibilmente, che va sanata. Il secondo riguarda le altre Regioni: se il Piemonte ha fatto bene, allora hanno sbagliato le altre? O semplicemente si tratta di un errore del Ministero? Qui l’aggiornamento completo.

Come ha fatto il Piemonte a tornare in zona gialla? La domanda se la sono fatta in molti nei giorni scorsi, di fronte a un numero di morti per Covid altissimo (seconda Regione dopo la Lombardia) e ricoveri in terapia intensiva sempre tra i più elevati d’Italia e non coerenti con il numero dei contagi ufficiali. Ora, forse, riusciamo a capire come sia stata possibile la “promozione”.

Mentre il governatore della Regione Alberto Cirio annuncia che da oggi, lunedì 21 dicembre, e fino al 10 gennaio, i piemontesi ultra 65enni affetti da alcune patologie croniche (obesità, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, patologie neoplastiche) potranno sottoporsi su base volontaria e gratuitamente al test rapido per il Covid-19, si scopre che proprio i test rapidi hanno generato il caos.

Il caos tamponi: cos’è successo in Piemonte

Domenica 29 novembre il Piemonte ha lasciato la zona rossa per l’arancioneDal 13 dicembre è zona gialla. Il bollettino regionale di venerdì 18 dicembre indicava 1.595.851 tamponi effettuati processati con test molecolare. Il giorno prima erano 1.819.188. Dove sono finiti gli oltre 220mila tamponi mancanti?

Tutto è partito da Marco Riva, manager e ricercatore universitario, che dal suo profilo social ha lanciato l’allarme: “I dati Covid comunicati dalla Regione Piemonte almeno nell’ultimo mese sono totalmente falsati”. Poi è intervento nel dibattito anche il fisico Alessandro Ferretti, che è persino arriva a ipotizzare “un maneggio per favorire il rientro in zona arancione”.

Il consigliere regionale in quota Pd Daniele Valle, che guida la commissione d’indagine sulla gestione della pandemia in Piemonte, ha preparato un’interrogazione urgente per fare luce su questa “strana” gestione dei numeri.

Cos’è successo, dunque? La risposta è arrivata direttamente dal Ministero della Salute: “Il dato delle persone testate e dei tamponi processati con test molecolare è stato ricalcolato sulla base delle indicazioni ministeriali”. E cioè, il Ministero ha chiesto alla Regione Piemonte di togliere dal conteggio i test rapidi, indicando solo i classici tamponi molecolari.

Dati “falsati” o maggiore rigore, ma contro le regole?

La giunta Cirio avrebbe quindi gestito i dati di contagio con una certa “libertà”. Come? In pratica, avrebbe conteggiato tra i casi di positività accertata al Coronavirus anche quelli testati con test rapidi, e non molecolari, che normalmente invece vengono esclusi dal computo perché inaffidabili 4 volte su 10, e dunque da verificare con successivo tampone naso-faringeo classico.

Detto in altre parole, il Piemonte ha diffuso fino a giovedì 17 dicembre dati falsati rispetto alle altre Regioni, alterando così le percentuali di positivi rispetto al numero di tamponi effettuati. Questo avrebbe “semplicemente” fatto abbassare l’indice di trasmissibilità Rt, rendendo possibile il passaggio da Regione arancione a gialla, con relativo allentamento delle misure anti-contagio e la riapertura di moltissime attività in vista del Natale.

Ricordiamo che la giunta Cirio a novembre aveva fatto scattare i cosiddetti PEIMAF, piani di emergenza paragonabili ai disastri, in modo da non farsi, di nuovo, trovare impreparata, in una zona già duramente colpita dall’emergenza sanitaria nella prima ondata. Una pianificazione di maxi-emergenza, che coinvolge, almeno sulla carta, tutti i professionisti medici e infermieri e tutta la struttura sanitaria, che si annuncia proprio in caso di eventi catastrofici, come alluvioni, terremoti, disastri, com’è successo ad esempio la sera della tragedia di piazza San Carlo durante la partita Juve-Real Madrid e per il crollo del Ponte Morandi.

Il Ministero della Salute, cancellando migliaia di test eseguiti con i tamponi rapidi, ha spinto Cirio, e il suo assessore alla Sanità Luigi Icardi, al centro di una bufera mediatica che dovrà necessariamente portare a un confronto certo, con conseguenze anche sul piano giuridico.

La difesa di Icardi

Sul caos tamponi Icardi ha immediatamente attaccato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, minacciando querele e scrivendo una lettera-difesa persino al ministro della Salute Roberto Speranza. Ovvio che, adesso, in Regione tutti tremano per via della decisione di escludere i test antigenici nel bollettino quotidiano della Protezione civile, che secondo Icardi produrrebbe “una rilevante sottostima del numero effettivo dei positivi, e quindi della reale diffusione del virus”.

La decisione del Ministero, sostiene Icardi, genererebbe una “anomalia anche dal punto giuridico e amministrativo, perché non è chiaro come attivare la procedura di isolamento contumaciale e relativo contact tracing dei soggetti risultati positivi al test antigenico confermato, se tali esiti non vengono caricati”.

“Noi siamo stati più scrupolosi del Ministero”, spiega il capo della Protezione Civile piemontese Matteo Marnati. “Non ci abbiamo guadagnato niente, anzi: al massimo abbiamo più positivi rispetto agli altri. Usiamo gli antigenici perché dal 3 dicembre l’Europa li ha equiparati”.

Dall’eccezione scuola alla Web tax Covid

In questa pandemia Cirio ha agito sempre con grande cautela, in apparenza almeno, arrivando persino a tenere chiusure le seconde e terze medie nonostante la possibilità di riaprirle nel passaggio a zona arancione. Unico caso in Italia, incomprensibile agli occhi delle famiglie, che potevano uscire per lo shopping natalizio il pomeriggio ma la mattina tenevano i figli a casa in DAD.

Un occhio sempre di grande riguardo anche al mondo economico per Cirio, che si è anche fatto portavoce di una proposta quantomeno audace: una sorta di “Web tax Covid”, per tassare i giganti del web come Amazon e dare un aiuto concreto ai commercianti, duramente colpiti dalla crisi.

Nelle intenzioni del presidente, la tassa anti-web dovrebbe tassare i colossi con un fatturato globale non inferiore ai 750 milioni di euro, e non inferiore ai 5,5 milioni di euro sul territorio nazionale, che nei primi 9 mesi del 2020 hanno avuto un incremento del proprio giro d’affari di oltre il 30%. Non si sa a che punto sia la proposta.

Piemontesi in pericolo, o no?

Ieri, domenica 20 dicembre, il Piemonte ha registrato 890 nuovi positivi (61 dopo test antigenico), pari al 10,4% degli 8.544 test eseguiti, di cui però 3.275 eseguiti con test rapidi. Gli asintomatici sono il 44,1%, i ricoverati in terapia intensiva 221, i ricoverati nei reparti Covid 3.389, i decessi 29.

Ora la questione potrebbe finire alla Conferenza delle Regioni. C’è da capire, il prima possibile, se esistano responsabilità definibili, e se il passaggio del Piemonte da rosso ad arancione e poi da arancione a giallo sia stato corretto, oppure i cittadini piemontesi siano stati esposti ad un pericolo maggiore di quello ufficialmente dichiarato.

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