Recovery Plan, per Draghi “disco verde” dall’Europa: cos’è stato deciso

Il Consiglio dei ministri si è riunito per discutere il Recovery Plan, che va consegnato all'Europa entro il 30 aprile: cosa è stato deciso

Il Consiglio dei ministri, riunitosi nella serata di sabato 24 aprile, ha annunciato di aver raggiunto l’intesa con l’Europa sul Recovery Plan, un piano da oltre 200 miliardi di euro, con l’Italia dei prossimi 5 anni descritta in una bozza di oltre 300 pagine, in cui si parla di un Paese più verde e più digitale. Un piano necessario per la ripartenza dell’Italia dopo anni di debito e la crisi scatenata dalla pandemia, che va consegnato all’Europa entro il 30 aprile.

Recovery Plan, per Draghi “disco verde” dall’Europa: cos’è stato deciso

Non è stata una giornata semplice per il governo. Il premier, Mario Draghi, ha sbloccato la situazione con una telefonata a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, garantendo un cambio di passo dal punto di vista della programmazione degli investimenti, ma soprattutto sulla realizzazione delle riforme.

Dal punto di vista delle decisioni relative al Recovery Plan, c’è l’impegno a presentare una delega sul fisco entro il 31 luglio 2021, partendo dal lavoro delle commissioni in Parlamento.

Il Pnrr, ossia il Piano nazionale di ripresa e resilienza, prevede poi un ricco pacchetto di investimenti e riforme, con diversi obiettivi:

  • modernizzare la PA;
  • rafforzare il sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze;
  • crescita economica sostenibile e duratura.

Recovery Plan, quali sono le sei missioni e le riforme in agenda

Il Recovery Plan italiano si articola in seimissioni‘:

  • digitalizzazione; innovazione, competitività, cultura;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • istruzione e ricerca;
  • inclusione e coesione;
  • salute.

I progetti ‘verdi’ previsti rappresentano il 40%, quelli digitali il 27% e sono in linea con le richieste dell’Europa.

Al Sud andranno circa 82 miliardi, ossia il 40% dei fondi totali: sono previsti investimenti per l’inclusione di genere, l’istruzione, la formazione e l’occupazione dei giovani.

Nell’agenda del governo anche quattro grandi riforme: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza. L’obiettivo, in questo caso, è migliorare gli indicatori sui divari territoriali, facendo crescere l’occupazione giovanile e quella femminile.

L’Esecutivo ha poi previsto un aggiornamento e un perfezionamento delle strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile, ambiente e clima, idrogeno, automotive, filiera della salute.

Per il resto, durante la riunione, il Consiglio dei ministri ha portato anche alla pace sul Superbonus: il ministro dell’Economia, Daniele Franco, valuterà la proroga al 2023 il prossimo settembre. Quota 100, invece, dopo il 2022 non sarà rinnovata.

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