Recovery Fund, e adesso? Cosa deve fare l’Italia per avere i soldi dall’Ue

I prossimi step saranno fondamentali per avere accesso ai 209 miliardi promessi dall'Europa

L’accordo sul Recovery Fund è stato finalmente raggiunto: l’Europa riconoscerà all’Italia 209 miliardi di euro sotto forma di sussidi (82 miliardi a fondo perduto) e prestiti (127 miliardi che dovremo restituire), ma prima bisognerà presentare un programma e rispettare tutte le direttive Ue per ricevere i soldi promessi da Bruxelles.

Recovery Fund, il piano triennale da presentare in autunno

Lo stanziamento dei fondi Ue è subordinato alla presentazione di un piano triennale (2021-2023) che l’Italia, come molti altri paesi nella sua stessa posizione, dovrà presentare entro l’autunno di quest’anno. Prima di novembre, quindi, il Governo Conte sarà chiamato a sottoporre all’attenzione di Bruxelles un Recovery Plan nazionale.

A giudicare la validità del piano sarà la Commissione europea, che dovrà accertarsi che lo stesso sia in linea con le raccomandazioni dell’Unione. Per esprimere il proprio giudizio sul Recovery Plan nazionale, la Commissione avrà tempo due mesi (quindi novembre e dicembre), pertanto il tutto dovrebbe ultimarsi prima dell’inizio dell’anno nuovo. Sullo stesso poi, nel 2022, si dovrà intervenire – se necessario – tramite un riesame e un adattamento che tenga conto della “ripartizione definitiva dei fondi per il 2023”.

Su proposta della Commissione, infine, il piano dovrà essere approvato a maggioranza qualificata dal Consiglio. Se, tuttavia, uno Stato membro ritiene che ci siano “gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali”, in via del tutto eccezionale si potrà sottoporre la questione al Consiglio europeo.

Recovery Plan nazionale, da cosa dipende l’ok di Bruxelles

Le richiesta avanzate dall’Ue nei confronti dell’Italia, le stesse di cui il Governo Conte dovrà tenere conto nel presentare il proprio Recovery Plan nazionale, sono precise, ovvero: procedere con una riforma della giustizia, una del fisco e una del lavoro. Altrettanto importante per la valutazione positiva, inoltre, “l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale”.

Il piano triennale dovrà rispettare il più possibile le raccomandazioni arrivate da Bruxelles, poiché l’ok della Commissione dipenderà anche dal livello di coerenza che lo stesso presenterà nei confronti delle linee guida europee.

Quando arrivano i soldi

L’Unione Europea non riconoscerà i 209 miliardi all’Italia subito. I fondi del Recovery Fund, infatti, verranno ripartiti nell’arco del triennio 2021-2023.

Nello specifico, il 70% delle risorse totali verrà stanziato nei primi due anni, ovvero tra il 2021 e il 2022, mentre il restante 30% entro la fine del 2023. Si tratta quindi di una dotazione pari a 146 miliardi di euro nella prima fase e 63 miliardi di euro nella seconda.

L’accordo, inoltre, permette ad ogni Paese di richiedere un anticipo del 10% tramite un prefinanziamento. Se l’Italia dovesse scegliere questa via, quindi, riceverebbe un anticipo di 20,9 miliardi di euro. I soldi, comunque, arriverebbero sempre nel 2021 e rimangono vincolati alla copertura di spese e costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

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