Caos Rai, conti in rosso: chi rischia di saltare col governo Meloni

Dai conduttori ai giornalisti, fino ai direttori dei telegiornali, con il nuovo esecutivo scatta il risiko delle nomine nella tv di Stato: tutti i nomi

La settimana appena iniziata sarà quella decisiva per la formazione del prossimo governo. L’esecutivo ancora in carica guidato da Mario Draghi si appresta ad uscire di scena in maniera definitiva dopo questi mesi di transizione in cui era previsto il mero disbrigo degli affari correnti. Con la partecipazione al delicato Consiglio europeo in programma per il 20 e il 21 ottobre (sono previste forti tensioni tra i rappresentanti dei Paesi membri per la definizione di un accordo comune sul tetto al prezzo del gas), l’ex capo della Bce avrà portato a termine i propri doveri e potrà lasciare il posto di presidente del Consiglio dei ministri.

A succedergli nell’ufficio di Palazzo Chigi sarà con ogni probabilità Giorgia Meloni, unica vera vincitrice della tornata elettorale del 25 settembre. Il voto degli italiani ha dato indicazioni precise alla classe politica nostrana: basta con i governi tecnici e le figure super partes, occorre tornare alla politica e ripristinare una classe dirigente che esprima convinzioni ed ideali vicini al centrodestra. Un sentimento popolare che difatti ha premiato l’unica forza che ha svolto il ruolo di opposizione alla compagine dei tecnici, ossia Fratelli d’Italia.

Prove di intesa nella maggioranza dopo lo scontro tra Meloni e Berlusconi: i due leader riusciranno a ricucire?

Nonostante l’entusiasmo derivante dal risultato delle urne, l’esordio in Parlamento non è stato dei più tranquilli per la coalizione di centrodestra. Il problema si è verificato durante il doppio passaggio che ha portato all’elezione di Ignazio La Russa (storico militante della destra) come nuovo presidente del Senato e del leghista Lorenzo Fontana come suo corrispettivo alla Camera. Due votazioni dall’andamento assai burrascoso e che hanno provocato frizioni anche molto pesanti tra la premier in pectore e Silvio Berlusconi.

Il foglietto che il Cavaliere ha mostrato a Palazzo Madama a favore di fotografi (recante la scritta “Giorgia è arrogante, supponente,  prepotente e offensiva“) ha fatto il giro delle aperture dei quotidiani, mentre la leader di Fratelli d’Italia ha risposto in maniera piccata con un “non sono ricattabile“. Ora però tutto pare essersi ricomposto dopo un faccia a faccia tra i due, avvenuto nelle ultime ore nella sede romana degli ex missini. Il difficile ruolo di mediatore svolto nel fine settimana dal terzo alleato, Matteo Salvini, pare aver portato i frutti sperati, soprattutto perché urge definire la rosa di persone che andranno a ricoprire il ruolo di ministri all’interno del prossimo esecutivo.

Giorgia Meloni pronta a governare dopo gli attriti con Berlusconi: quando verrà chiamata dal Capo dello Stato

Ora però tutti attendono che sia Sergio Mattarella a convocare Giorgia Meloni per affidarle l’incarico di formare il prossimo governo. Lei dovrà presentare una squadra di alto profilo e incassare la fiducia da parte di entrambe le Camere. Poi sarà la volta di nominare la folta schiera di sottosegretari e viceministri: un’altra procedura che si annuncia assai problematica, visto l’andamento della precedente. Ma il risiko delle spartizioni non si esaurisce qui: come tutti sanno, il governo ha il potere di nominare una serie di figure collaterali da inserire negli apparati dirigenziali delle aziende partecipate statali. Tra questi, uno dei più delicati è senza dubbio il Consiglio di amministrazione della Rai.

Con la riforma del Servizio pubblico del 2015, la composizione del cda della Rai è stata modificata rispetto al passato. Ora l’organo è composto da un totale di 7 membri, di cui però uno solo viene nominato dall’assemblea dei dipendenti. Le altre figure vengono espresse tramite votazione dalla Camera e dal Senato (due rappresentanti a testa), mentre gli ultimi due componenti vengono individuati direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri. E, come accade ciclicamente in occasione del cambio di un esecutivo, è già partita la discussione su chi saranno i volti noti a dover abbandonare la TV di Stato.

Rai in subbuglio in vista del giuramento di Giorgia Meloni: ecco chi teme un governo di centrodestra

Vista la presenza della Lega tra i banchi della maggioranza, uno dei profili più gettonati quantomeno per un ridimensionamento è di sicuro quello di Fabio Fazio. Storico conduttore del talk show Che Tempo Che Fa (giunto nel 2022 al suo ventesimo anno di messa in onda), elemento di spicco per gli ascolti da record registrati fin dai tempi in cui guidava Quelli che il calcio (di cui è stato alla guida dal 1993 al 2000), Fazio ha condotto per ben quattro volte anche il Festival di Sanremo, ossia nel 1999, nel 2000, nel 2013 e nel 2014, sempre affiancato da Luciana Littizzetto, con cui forma una coppia inossidabile.

Negli ultimi anni il suo addio alla Rai è stato dato per certo in diverse occasioni, in particolare dopo l’approdo al governo proprio di Matteo Salvini, che ha sempre rifiutato di partecipare alle sue trasmissioni giudicandolo un conduttore schierato e di parte. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il contratto attualmente sottoscritto con viale Mazzini garantisce a Fazio un compenso annuo di circa 2,2 milioni di euro lordi: se l’esecutivo di Giorgia Meloni volesse ridurre il monte ingaggi (vista la situazione economica difficile del Servizio pubblico, che rischia di perdere fino a 93 milioni di euro di entrate pubblicitarie nei prossimi tre anni), questa sarebbe una delle prime voci a finire nel mirino.

Da Fazio a Berlinguer, passando per Annunziata e Sangiuliano: tutti i nomi in bilico con il governo di Giorgia Meloni

Pare essere il bilico anche la riconferma di Bianca Berlinguer, giornalista di lungo corso, dal 2016 stabilmente al timone del format Cartabianca, in onda tutti i martedì in prima serata sul Rai 3. Il suo problema non sarebbe tanto quello dello stipendio (percepisce circa 240 mila euro a stagione), né delle simpatie personali (ha ospitato diverse volte sia Salvini che Meloni): un suo ricollocamento rientrerebbe infatti in una logica di riallineamento generale di Rai 3, ad oggi vista come una rete troppo sbilanciata a sinistra (anche per la presenza di Lucia Annunziata, un’altra il cui futuro sarà tutto da valutare).

Infine, i primi rumors vorrebbero in discussione anche la poltrona più prestigiosa, quella di direttore del Tg1. Attualmente la casella è occupata da Monica Maggioni, ma la giornalista potrebbe presto cedere il proprio ufficio al collega Gennaro Sangiuliano, che dal 2018 è al vertice del Tg2. Il suo profilo è stato accostato più volte a Fratelli d’Italia anche per un’eventuale candidatura alle ultime elezioni (non ha mai nascosto le sue simpatie per quella metà campo), cosa che poi non si è verificata. Buona parte della sua carriera l’ha trascorsa nel quotidiano Libero, dove ha ricoperto il ruolo di vicedirettore per 10 anni prima dell’approdo in Rai.