Putin è stato sabotato? Cosa non torna del discorso allo stadio

Tra messaggi bellici e religiosi e polemiche sul giaccone indossato, il discorso di Vladimir Putin a Mosca fa discutere per troppe stranezze

Ci sono molte stranezze che sono saltate all’occhio degli spettatori che hanno guardato la trasmissione del discorso di Vladimir Putin allo stadio Luzniki di Mosca. L’evento, con tanto di concerto, per celebrare l’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea alla Russia dopo il referendum del 2014, mai riconosciuto dalla comunità internazionale, si è concluso con il lungo monologo del presidente rivolto alla nazione.

Cosa ha detto Vladimir Putin nel discorso alla nazione dallo stadio Luzniki

Nella cornice che ospitò la finale dei Mondiali di calcio, si è assistito a un Puting in piena regola, come i sostenitori del dissidente Alexis Navalny chiamano gli sfarzosi meeting dello Zar, a cui partecipano migliaia di persone e che oggi servono a tenere unita la Federazione Russa nonostante le guerre e la precaria situazione economica del Paese.

Su Telegram erano state annunciate importanti dichiarazioni da parte di Vladimir Putin, ma le aspettative dell’Occidente sono rimaste deluse. Non solo il numero uno del Cremlino non ha fatto passi indietro rispetto all’invasione dell’Ucraina, ma ha anzi elogiato l’esercito e la sua “operazione militare per denazificare” Kiev.

L’impegno dei militari è, nelle parole del presidente, un atto di protezione nei confronti delle popolazioni di etnia russa del Donbass, dove starebbe avvenendo un “genocidio” progettato dal governo ucraino, con “operazioni punitive” e “attacchi aerei”. Ha poi assicurato che “attueremo tutti i nostri piani”, e che la fine della guerra è dunque lontana.

Davanti alle bandiere con i colori della Russia sventolate da una folla festante ha preso la parola Sergey Sobyanin, il primo cittadino di Mosca, e si sono esibiti gli artisti Polina Gagarina, che in passato ha partecipato all’Eurovision Song Contest, e Oleg Gazmanov, frontman del gruppo Squadron.

Putin cita il Vangelo per parlare di guerra, il teologo: “Una autentica bestemmia”

Per ben due volte Vladimir Putin ha citato il Vangelo di Giovanni (capitolo 15, versetto 13), per giustificare la morte dei suoi soldati. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Una forzatura al messaggio di pace cristiano che non è piaciuta ai vertici ecclesiastici, che hanno fortemente criticato la scelta di inserire questa frase in un discorso pieno di elogi alla guerra.

Come ha dichiarato il monsignor Bruno Forte, teologo, il presidente russo ha aggiunto “alle gravissime colpe di cui si sta macchiando quella di una autentica bestemmia: usare Dio per giustificare il male compiuto tocca il vertice dell’immoralità e perfino della follia”. Pazzia di cui si parla già da giorni, con le speculazioni sulla salute fisica e mentale di Vladimir Putin, di cui vi abbiamo parlato qui.

L’arcivescovo di Chieti ha sottolineato che si tratta di un “atto sacrilego, una strumentalizzazione del Vangelo finalizzata ad una autogiustificazione” che mostra “tutta la debolezza profonda” dello Zar, che ormai non troverebbe più argomenti per giustificare “l’aggressione ingiustificata” ai danni dell’Ucraina.

Anche il gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ha dichiarato in merito che “la politica non deve usurpare il linguaggio di Gesù per giustificare l’odio. La retorica religiosa del potere e della violenza è blasfema”. Ma non è stato solo il contenuto del monologo di Vladimir Putin a creare polemiche e addirittura vere e proprie teorie del complotto su internet.

Cosa non torna del discorso di Putin alla nazione: pubblico pagato e “copertura”

L’evento è stato trasmesso sul canale Rossiya 24, e proprio la messa in onda ha evidenziato diverse stranezze. A iniziare dal numero di persone dichiarate dal Ministero dell’Interno russo. Sarebbero state 200 mila, eppure, a conti fatti e analizzando bene le immagini, dovevano essere almeno la metà.

La capienza dei posti a sedere dello stadio è infatti di 81 mila posti, e nel parterre era presente il palco sul quale è salito Vladimir Putin. Impossibile arrivare alle cifre dichiarate dal governo. Inoltre c’è chi in rete ha confrontato i video di manifestazioni precedenti nella stessa location, con i primi piani delle stesse persone, vestite con gli stessi vestiti e con la stessa acconciatura.

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Quella di utilizzare video di archivio per gli stessi eventi è una pratica molto comune nella televisione ed è nota come “copertura”. Serve per gestire meglio i cambi di camera e i tempi morti, ma davanti a un evento propaganda sulla Crimea è sembrata sospetta ai più, magari un atto di censura per mostrare un pubblico festante al posto di cori di dissidenti, come suggerisce qualcuno.

Fuori dallo stadio, inoltre, tanti giornalisti indipendenti avrebbero raccolto testimonianze direttamente dal pubblico. In molti avrebbero dichiarato di essere stati pagati per andare allo stadio, sorridere e applaudire davanti alle parole di Vladimir Putin. Altri giurerebbero di essere stati portati lì con la forza senza spiegazioni. Difficile capire dove stia la verità.

Il discorso di Putin interrotto per tre volte in tv: cosa è successo davvero

I sospetti, però, sono nati principalmente perché il lungo monologo del presidente è stato tagliato per ben tre volte, e sostituito dalle esibizioni musicali. Da una parte c’è chi parla di propaganda russa, che avrebbe censurato i fischi arrivati dagli spalti. Dall’altra chi invece parla di sabotaggio dei passaggi sulla guerra per mostrare al mondo che il popolo non vuole il conflitto in Ucraina.

La versione ufficiale è un’altra. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha spiegato attraverso un comunicato all’agenzia Ria Novosty che l’interruzione della trasmissione sarebbe stata provocata da un “guasto tecnico ai server”. Successivamente la trasmissione, intitolata “Per un mondo senza nazismo! Per la Russia! Per il presidente!”, è stata ritrasmessa senza problemi.

Quello che sarebbe passato, in tempo di pace, come un banale problema tecnico, oggi appare come un modo goffo di mascherare il dissenso crescente in Russia e tutta l’insofferenza nei confronti delle sanzioni dell’Occidente e della guerra in Ucraina. O addirittura un vero atto di ribellione nei confronti di un presidente che elogia un conflitto in cui stanno perdendo la vita migliaia di giovani russi.

È certo però che le parole dello Zar non sono piaciute a tutti, come dimostrano le voci russe fuori dal coro presenti sul web. Che si sono concentrate anche sull’abbigliamento del presidente, con una polemica per il costoso giaccone Made in Italy indossato da Vladimir Putin, di cui vi abbiamo parlato qua, proprio mentre Mosca rischia il default, evitato solo momentaneamente, come vi abbiamo spiegato qua.