Ora Putin è in difficoltà: c’è aria di crisi in Russia

Le sanzioni imposte dall'Occidente stanno facendo effetto sull'economia russa, e il Paese potrebbe sprofondare in una crisi senza precedenti

A quasi tre mesi dall’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin, la Russia sta facendo i conti con un numero di sanzioni mai visto prima. Ciononostante il Cremlino è riuscito a tenere stabile il rublo e limitare l’impatto della guerra sui consumatori, anche grazie agli alti prezzi applicati al gas e al petrolio. Ma con le serrande chiuse dei negozi delle più grandi aziende internazionali, le vendite dell’automotive in picchiata e un aumento record dei tassi di interesse, iniziano a vedersi anche a Mosca i primi segnali di quella che potrebbe essere la peggiore crisi economica mai affrontata dalla Federazione dalla caduta dell’Urss.

Le restrizioni imposte dai Paesi occidentali hanno causato una flessione delle importazioni. Come riporta un sondaggio di Bank Otkritie, banca commerciale russa, il 58% della popolazione ha dichiarato di aver notato la carenza di cibo nei negozi dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Circa il 30% dei russi dichiara di aver iniziato a fare la scorta di provviste per ogni evenienza.

Un altro questionario, del Levada Center, ha invece rilevato che l’85% degli intervistati pensa che questo sia un periodo storico poco conveniente per fare grossi investimenti o richiedere un previsto, arrivati a tassi record che non si vedevano da oltre un decennio. I limiti alle importazioni, con un calo stimato del 45% nel mese di marzo, faranno vivere al Paese grosse difficoltà.

Che effetti stanno avendo le sanzioni in Russia

Le sanzioni stanno agendo su tre fronti in Russia.

  • Crisi finanziaria. Finora il rublo non è crollato anche grazie all’impossibilità di far girare i capitali all’estero, ma a tenere la situazione sotto controllo sono le esportazioni di materie energetiche. Se l’Europa dovesse decidere per lo stop definitivo, la Russia rischierebbe di trovarsi in una situazione ben peggiore di quella del 2014, quando la prima ondata di sanzioni relativa all’Ucraina colse impreparato il Paese.
  • Limitazioni del budget militare. La speranza dell’Occidente era quella di impoverire la Russia per far finire la guerra in tempi rapidi. Tuttavia gli alti prezzi di gas e carburanti non hanno fatto altro che arricchire ulteriormente il Paese. Il Cremlino tiene segrete le spese di guerra, ed è difficile ipotizzare quanto le sanzioni e le politiche energetiche dell’Ue avranno effetto sul lungo periodo. La crisi economica potrebbe riflettersi sul mondo del lavoro, e a quel punto il governo dovrebbe intervenire per evitare fenomeni come la disoccupazione diffusa.
  • Crescita bloccata. Secondo la banca centrale russa la crescita potrebbe crollare anche del 16,5% nell’ultima parte del 2022. A influire sul dato saranno proprio le sanzioni e l’isolamento dagli altri Paesi, ma anche le performance interne potrebbero non essere tra le migliori. Mosca dovrà cercare nuovi fornitori per i migliaia di prodotti e per le materie prime e i componenti che non può più importare. A iniziare dai processori e in generale dalla tecnologia. La recessione potrebbe estendersi per tutto il prossimo anno, e il governo potrebbe iniziare a nazionalizzare tutte le industrie prima di proprietà di compagnie estere, come già sta avvenendo per il settore dell’auto, come spiegato qua.

Insomma, non si prospetta un periodo particolarmente positivo per Vladimir Putin, ma non è detto che tutto questo cambi le sue decisioni in materia di politica estera. L’Iran e il Venezuela, ad esempio, hanno avuto sanzioni per lunghissimi periodi, e le strategie governative e i rapporti con gli altri Paesi non sono cambiati.

Quanto perderà la Russia con l’embargo del gas

L’Europa sta discutendo l’embargo delle materie energetiche. Una misura estrema, considerando la dipendenza dei Paesi comunitari dalla Russia, ma forse l’unica che potrebbe porre fine alla guerra in Ucraina e costringere Vladimir Putin a pensare anche all’assetto economico del proprio Paese, sull’orlo di una crisi nera.

L’embargo potrebbe costare fino a 155 miliardi di dollari a Mosca nei prossimi tre anni. Ma se i Paesi europei dovessero opporsi a questa decisione – a oggi non c’è ancora unanimità su questa delicata questione, e pesa il “no” di Orban, come anticipato qua – l’Ue rinuncerà alle forniture dalla Russia rendendosi indipendente. Lo prevede il piano RePowerEu di cui vi abbiamo parlato qui. E mentre si discute dell’indipendenza energetica, l’Eni ha aperto un conto in rubli per pagare il gas, come spiegato qua.