Per il Presidente della Repubblica si potrà votare da casa?

Quarantene e Covid stanno falcidiando anche gli elettori che sono chiamati a esprimere il loro voto per il nuovo Capo dello Stato. Come faranno a votare?

Sergio Mattarella, 12esimo Presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015, è pronto a lasciare il suo mandato. Ricordiamo che il Capo dello Stato è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle Regioni: 3 consiglieri per regione, con l’eccezione della Valle d’Aosta, che ne nomina 1 solo, per un totale di 58.

La Costituzione stabilisce che può essere eletto presidente chiunque, con cittadinanza italiana, abbia compiuto i 50 anni di età e goda dei diritti civili e politici. Il Presidente della Repubblica resta in carica per un periodo di 7 anni e rappresenta a tutti gli effetti l’unità nazionale, perché colui che è chiamato a incarnare e difendere la Costituzione (qui quanto guadagna e quanto costa il Quirinale).

Chi vota il Capo dello Stato e come si fa

E’ stato definito il plenum dei 1009 grandi elettori che da lunedì prossimo 24 gennaio saranno chiamati ad eleggere il nuovo Capo dello Stato, il 13esimo: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali, designati in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze.

Nei primi tre scrutini per essere eletti occorre il quorum dei due terzi i componenti l’Assemblea, vale a dire 673 voti, dal quarto invece la maggioranza assoluta pari a 505. Al momento nessuno schieramento ha i numeri per riuscire ad eleggere da solo il Presidente, dunque la partita è assolutamente aperta.

Come fanno a votare gli elettori in quarantena?

Ciò che è in discussione è anche la necessità concreta di trovare una soluzione praticabile per evitare che i grandi elettori colpiti dal Covid o dalla quarantena non possano partecipare al voto. Si tratterebbe al momento di circa 50 politici. Come fare? Quali le strade percorribili?

Le ipotesi sul tavolo sarebbero al momento tre, dettate dalla particolare situazione emergenziale che ci troviamo a vivere:

  • voto online da remoto: molto difficile però da realizzare, perché richiederebbe l’allestimento di una struttura informatica di cui Senato e Camera non dispongono e che non può essere predisposta in pochi giorni
  • creazione di un seggio ad hoc: anche in questo caso tantissimi gli ostacoli da superare, soprattutto non sarebbe sufficiente il ricorso al principio della cosiddetta autodichia (quella particolare prerogativa dei due rami del Parlamento di risolvere, attraverso un organismo giurisdizionale interno, le controversie insorte con i propri dipendenti), ma occorrerebbero delle norme statali per disciplinare lo spostamento per e dal seggio degli interessati.
  • voto a domicilio: in questo caso non sarebbero necessarie particolari regolamentazioni né bisognerebbe ottenere specifici nulla osta da parte della struttura di consulenza tecnico-scientifica che opera al Senato e alla Camera.

Come potrebbe funzionare il voto a domicilio

Il voto a domicilio per i parlamentari positivi e quelli in quarantena è già stato utilizzato in occasione delle elezioni amministrative e politiche, da ultimo per le suppletive nel collegio di Roma 1. Ma come funzionerebbe?

Verrebbe applicata la circolare emanata venerdì scorso che consente e disciplina la circolazione tra regioni anche per i positivi. Questi, una volta raggiunta Roma, dovrebbero indicare il proprio domicilio, dove verrebbe raccolto il voto espresso, come è già avvenuto in passato in occasione delle elezioni amministrative e politiche per gli elettori che non potevano recarsi ai seggi.

Tuttavia, come emerso dalla Conferenza dei capigruppo della Camera, anche su questo centrodestra e centrosinistra si sono dichiarati guerra aperta: favorevole il primo a trovare un modo per salvaguardare il plenum, esigenza sottolineata anche da diversi costituzionalisti, fermamente contrario invece il secondo.