Piano vaccini, Arcuri presenta il “doppio modello” e i 300 presidi

Il "super" commissario all'emergenza Coronavirus Domenico Arcuri la definisce “la più grande campagna di vaccinazione di massa che la nostra generazione ricordi”

Il Covid potrà essere sconfitto solo con l’inizio di quella che il “super” commissario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri definisce “la più grande campagna di vaccinazione di massa che la nostra generazione ricordi”.

La curva dei contagi in Italia si sta finalmente raffreddando, “se non addirittura congelando”, dice Arcuri, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia.

Il ragionamento non fa una piega: qualora allentassimo troppo le misure a valle dei primi dati confortanti che arrivano da qualche giorno, commetteremmo un errore. Gravissimo. “Sono certo che questo non accadrà. Il migliore regalo di Natale è tenere alta la guardia, e avere quale obiettivo primario il contenimento e il contrasto dell’epidemia”.

Mentre si fa sempre più dura la “gara” dei vaccini tra Pfizer, Moderna e AstraZeneca (ma non dimentichiamo che c’è pure il vaccino russo Sputnik V, di cui pochi parlano, che secondo fonti ufficiali sarebbe efficace al 95%), Arcuri è impegnato nella definizione, assieme al ministro della Salute Roberto Speranza, del Piano vaccini. Praticamente quasi pronto, assicurano.

Quando inizieranno le vaccinazioni

Dopo l’ammissione del fallimento della app Immuni, il lavoro ora si concentra sulla distribuzione, conservazione e somministrazione delle dosi, che dovrebbero essere inoculate a partire già dalla seconda metà di gennaio.

Se l’Ema e Aifa autorizzeranno l’immissione in commercio, nell’ultima decade di gennaio si partirà con il Piano vaccinazione vero e proprio. “Il ministro Speranza sta definendo il Piano per la vaccinazione di massa” ha spiegato Arcuri ad Agorà.

“Abbiamo almeno 5 vaccini arrivati alla fine della sperimentazione, stiamo aspettando che l’ente di certificazione europeo ammetta la loro immissione in commercio”.

Il “doppio modello” e i 300 presidi

Allo studio c’è un doppio modello: uno “freeze” per il vaccino Pfizer, l’altro “cold” per gli altri sieri con caratteristiche differenti. Inoltre, ci sarebbero già pronti – ed è stato condiviso con le Regioni – ben 300 presidi per la somministrazione del vaccino su tutto il territorio nazionale.

Il 60% di questi presidi ha già una cella frigorifera con le caratteristiche compatibili a conservare il vaccino Pfizer, assicura Arcuri. “Resta adesso da vedere se conservare tutto in queste celle oppure acquisire il restante 40% che ci manca, lo stiamo valutando”.

In pratica, ci sarebbe un punto di “conservazione e somministrazione” di vaccini anti-Covid ogni 20 mila cittadini, assicura in audizione presso la commissione Bilancio del Senato dove ha presentato il Piano.

Sono quattro le variabili di cui tener conto: distribuzione a carico dell’azienda produttrice o dello Stato acquirente, temperatura di conservazione, modalità di somministrazione, intervallo temporale tra la prima e la seconda dose.

All’Italia il 13,5% delle dosi Ue

Il Governo, fa sapere il commissario, ha già speso 94 milioni, che è la quota che l’Unione Europea ha chiesto all’Italia per acquisire la quantità di vaccini che sono stati finora predisposti.

Il meccanismo di acquisizione e contrattualizzazione dei vaccini avviene infatti all’interno di un pool dell’Unione Europea che raggruppa tutti i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo. In base a questo accordo ogni Paese ha diritto ad una quota percentuale dei vaccini: quella dell’Italia è del 13,5%.

Già la prossima settimana il ministro della Salute Roberto Speranza illustrerà al Parlamento i tratti salienti del Piano di vaccinazione. Si partirà, ovviamente, con le categorie più a rischio. Un aiuto nella messa in pratica del Piano vaccinazione arriverà dall’Esercito.

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