Covid, il piano ignorato di Crisanti per prevenire la seconda ondata

Il virologo Andrea Crisanti ha spiegato di aver consegnato al Governo un piano per prevenire l'aumento dei contagi e non essere stato ascoltato

Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, ha spiegato di aver consegnato al Governo un piano per fermare la seconda ondata di Covid-19 che sta investendo il Paese. L’esperto, che si è occupato di fare fronte all’emergenza sanitaria in Veneto durante i mesi più difficili, ha raccontato di aver consegnato il suo progetto il 20 agosto, ma non aver ricevuto risposte da parte dell’esecutivo.

“L’incalzare delle notizie sul numero dei contagi in continuo aumento mi riporta con la memoria al mese di agosto, quando ho condiviso con esponenti del governo analisi di scenari futuri che mi hanno indotto a formulare un piano di sorveglianza nazionale poi portato all’attenzione dei ministri competenti e del Comitato Tecnico Scientifico. L’obiettivo era quello di dotare l’Italia di un sistema di sorveglianza attiva in grado di bloccare sul nascere i focolai di trasmissione di Sars-Cov-2. Il piano, nella forma di una bozza preliminare, delineava la dinamica di trasmissione del coronavirus e i fattori che ne influenzano i possibili scenari”, ha scritto lo stesso Andrea Crisanti sulla rivista di Lettera 150, think tank di esperti nato sulla spinta del primo lockdown di cui fanno parte 250 accademici di varie discipline.

Le misure del piano Crisanti per la seconda ondata

“Nella sostanza si proponeva di dotare l’Italia di una rete di laboratori fissi e mobili per incrementare a 400.000 la capacità di effettuare tamponi ed eliminare differenze regionali con l’obiettivo di consolidare i risultati del lockdown e mantenere i contagi a un livello basso che non interferisse con la qualità della vita e le attività produttive”, ha spiegato Andrea Crisanti.

Il piano del virologo si basa sull’assunto che gli attuali metodi di tracciamento dei contatti richiedono molto tempo e i punti per effettuare i tamponi si saturano facilmente. Per questo Andrea Crisanti ha proposto al Governo lo stesso modello di Vo’ Euganeo (Padova), già applicato in altre zone d’Italia.

Piano Crisanti: cos’è il network testing dei positivi

“Dobbiamo immaginare che ognuno di noi vive in una rete tridimensionale di relazioni i cui piani ad esempio possono essere la scuola, il lavoro, i vicini di casa, gli amici e i parenti con interazioni sia orizzontali che verticali. Quando si identifica una persona contagiata, se si testano tutti coloro che fanno parte di questo spazio di relazioni, si trova con elevata probabilità in questo spazio di relazioni l’origine del contagio, colui che ha trasmesso l’infezione e così pure chi eventualmente ne è stato contagiato bloccando in questo modo la catena di trasmissione”. Il modello spiegato da Andrea Crisanti è definito network testing, cioè analisi della rete.

Crisanti critica il Governo per l’altalena di misure restrittive

Nonostante l’efficacia confermata in Veneto dall’attuazione del piano, il medico non avrebbe ricevuto risposte da parte di Giuseppe Conte. “Non ho più avuto riscontri alla mia proposta. Ora a distanza di quasi tre mesi vengono emanati nuovi Dpcm, destinati a impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio“.

Il medico non ha celato la sua amarezza per gli interventi adottati dalla politica. “Ancora una volta si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi. La mancata risposta a questa domanda ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione”.

Crisanti illustra il modello della Cina, con milioni di tamponi

Andrea Crisanti guarda all’Oriente per fermare la seconda ondata. “Il migliore investimento per supportare l’economia e migliorare la qualità della vita che si può e si deve fare ora è quello di creare un sistema di sorveglianza attiva in grado di farci convivere con bassi livelli di trasmissione virale. La Cina pochi giorni fa, per eliminare un focolaio di 10 casi, ha effettuato 10 milioni di tamponi in un giorno. Il vantaggio competitivo di una economia oggi passa principalmente attraverso la tutela della salute pubblica”, ha concluso il medico.

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