Covid, Pfizer non consegna il 30% dei vaccini: i rischi e il piano dell’Italia

Con circa 100 mila dosi in meno, la campagna vaccinale è a rischio in Italia: potrebbero esserci molti ritardi per i richiami e la fase 2

Pfizer taglia la distribuzione delle dosi del vaccino anti Covid prodotto in collaborazione con BioNTech del 29%. Dalla settimana del 18 gennaio, e presumibilmente per quelle successive, arriveranno in Italia ben 100 mila dosi in meno. La riduzione inaspettata potrebbe rendere vani gli sforzi compiuti finora dal Belpaese e influire in maniera particolarmente negativa sull’andamento della campagna vaccinale, come ha sottolineato anche Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid.

Con una risposta formale all’azienda, lo stesso Domenico Arcuri ha espresso il proprio disappunto, chiedendo l’immediato ripristino delle quantità previste in precedenza e a Pfizer di “rivedere i propri intenti”. Riservandosi inoltre la possibilità di agire per vie legali e in ogni sede possibile per tutelare il diritto alla salute dei cittadini italiani.

Pfizer, meno dosi del vaccino: preoccupazione in Europa

La casa farmaceutica ha annunciato che i ritardi sulla consegna del vaccino dovrebbero essere limitati solo a una settimana, anche se l’Unione Europea ha espresso preoccupazioni riguardo il fatto che questa finestra di tempo possa prolungarsi per tre o quattro settimane anche se Ursula von der Leyen, presidentessa della Commissione Europea, ha rassicurato gli Stati membri.

Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia e Svezia hanno scritto una lettera congiunta alla Commissione, in cui viene sottolineata la “seria preoccupazione” per via dei ritardi e della diminuzione delle forniture e parlando di un comportamento “inaccettabile” da parte di Pfizer.

Pfizer, consegna -30% di dosi del vaccino: le motivazioni

“Pfizer e BioNTech hanno sviluppato un piano che aumenterà la capacità di produzione in Europa e fornirà dosi significativamente maggiori nel secondo trimestre”, ha fatto sapere l’azienda. “Torneremo al programma originale per le consegne nell’Unione Europea a partire dalla settimana del 25 gennaio, con un aumento delle consegne a partire dalla settimana del 15 febbraio. Per fare questo, ora sono necessari alcuni cambiamenti nei processi di produzione”.

A causare i ritardi sono stati i lavori necessari ad aumentare la capacità produttiva dello stabilito di Puurs, in Belgio.

Pfizer, ritardi sulle dosi: -100 mila dosi di vaccino all’Italia

A tre settimane dall’inizio della campagna vaccinale in Italia, lunedì 18 le dosi attese sarebbero dovute essere tra le 530 e le 540 mila, grazie a un acquisto da parte dell’Unione Europea di una partita aggiuntiva di vaccino che avrebbe fatto salire il numero di dosi rispetto a quelle arrivate in precedenza, 470 mila a settimana.

Con il taglio annunciato da parte di Pfizer arriveranno nel nostro Paese tra le 430 mila e le 440 mila dosi di vaccino anti Covid. In che modo avere 100 mila dosi in meno del previsto potrebbe influire la campagna vaccinale? Bisogna considerare che le stime parlano di circa 1 milione e mezzo di italiani che dovranno ricevere la seconda dose dalla settimana del 28 gennaio, considerando che negli ultimi giorni sono state vaccinati quotidiniamente fino a 91 mila italiani.

Pfizer, -100 mila dosi all’Italia: a rischio le seconde dosi

L’indicazione fornita dallo Stato alle Regioni era quella di mettere da parte il 30% delle dosi consegnate proprio per prevenire una carenza di fiale per i richiami in caso di imprevisti. Non tutte le Regioni hanno tuttavia seguito questa linea guida. In Campania, ad esempio, è stato somministrato il 97% delle dosi disponibili, mentre in Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Toscana oltre l’80%.

Per questo il piano al vaglio da parte degli uffici di Domenico Arcuri sarebbe quello di destinare le prossime prime dosi ai richiami, rimandando così la vaccinazione per un grande numero di soggetti della fase 2, quella in cui i pazienti da sottoporre alla puntura sarebbero dovuti essere gli over 80.

Si esclude invece la possibilità di eseguire il richiamo con il vaccino Moderna. Nonostante la tecnologia a mRNA sia la stessa per entrambi i farmaci, la somministrazione potrebbe rivelarsi inefficace, così come si avrebbero dubbi sulla data in cui effettuare la seconda dose: 21 giorni, 28 giorni o ancora dopo?

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