Peste suina africana, perché se ne parla di nuovo e dove è diffusa in Italia

L'Efsa ha valutato il rischio di diffusione della peste suina africana in Europa, facendo due proposte per gli allevamenti all'aperto per contrastare i contagi

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa, ha valutato i rischi legati alla difussione della peste suina africana per gli allevamenti sul territorio dell’Unione Europea. Questa malattia, causata da un virus, è particolarmente infettiva per maiali e cinghiali, che muoiono nel giro di pochi giorni dopo sintomi come febbre ed emorragie interne. Per arginare i contagi, sono state proposte misure di biosicurezza per tutti i Paesi membri.

L’Efsa ha rilevato l’assenza di normative a livello europeo per l’allevamento all’aperto di maiali, pratica comune in tutti gli stati. Tuttavia gli animali tenuti all’esterno sono quelli più a rischio di contrarre la peste suina africana.

Peste suina africana: le due nuove soluzioni per fermare il contagio nell’Ue

Per questo l’Agenzia per la sicurezza alimentare ha stabilito diverse misure, a iniziare da un monitoraggio costante dei territori, con valutazioni preventive in termini di biosicurezza e l’approvazione dell’allevamento all’aperto solo dove il rischio di introduzione e della diffusione del virus è più basso.

Le opportune analisi permetterebbero di utilizzare i dati raccolti per trovare soluzioni rapide ad altre questioni zootecniche e di impatto ambientale e sanitario.

Il comitato tecnico dell’Efsa che si occupa di salute e benessere degli animali ha inoltre concluso che l’installazione e l’utilizzo di robuste recinzioni singole o doppie in tutti gli allevamenti di suini all’aperto nelle zone dell’Unione Europea dove è presente la peste suina africana potrebbe far crollare il rischio di diffusione della malattia almeno del 50%.

Peste suina africana: deroghe ai rigidi regolamenti in base ai casi specifici

La vera novità arriva dalla possibilità di attuare delle deroghe alle attuali rigide restrizioni sull’allevamento dei suini all’aperto nelle aree interessate dal contagio di Psa. Secondo gli esperti, sarebbe utile permettere eccezioni caso per caso, dopo aver attuato le misure relative alle recinzioni e avviato programmi di valutazioni specifiche di biosicurezza.

Nel parere scientifico si legge infatti la proposta, su consiglio anche degli enti veterinari e delle associazioni di allevatori dei singoli Paesi, di classificare gli allevamenti all’aperto di suini in base al rischio di introduzione e diffusione della peste suina africana, per poter agire con misure ad hoc in base ai dati del territorio.

Peste suina africana: quali sono gli effetti sull’uomo e in che regione è diffusa

La peste suina africana, pur essendo molto contagiosa tra gli animali, non infetta e non causa sintomi negli esseri umani, diversamente da altri virus isolati nei maiali. Tuttavia può causare ingenti danni all’economia dei Paesi in cui si diffonde, e per questo è molto temuta dagli allevatori e contrastata dalle autorità, con misure che riguardano ad esempio l’etichetta dei salumi.

In Italia la malattia è presente solo in una regione, la Sardegna, con numeri che però migliorano su base annuale. Tra le raccomandazioni del Ministero della Salute, che ha avviato una campagna di sorveglianza molto rigida a livello nazionale, c’è quella di buttare sempre i resti di carne fresca o stagionata di maiale e cinghiale in contenitori chiusi ermeticamente.

 

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