Perché si pensa a carrozze del treno per sole donne

Una petizione chiede a Trenord di dedicare i vagoni di testa alle donne, ma non tutti sono d'accordo con questa misura

Vogliamo viaggiare sicure”. Si chiama così la petizione che ha lanciato una donna di Malnate, in provincia di Varese, indirizzata all’attenzione di Trenord. La richiesta, che ha quasi raggiunto il traguardo prefissato di 5 mila firme, è quella di dedicare su tutte le linee la carrozza di testa alle donne.

“In questo modo si potrà viaggiare più sicure”, si legge nell’appello. “Abbiamo il diritto di usare i mezzi pubblici a qualsiasi ora del giorno senza paura”. D’altronde “in altri Paesi, sui mezzi di trasporto anche locale esistono carrozze dedicate alle sole viaggiatrici”.

Perché si pensa a carrozze del treno per sole donne: le violenze nel Varesotto

La petizione è stata pubblicata su change.org dopo la notizia di una violenza sessuale avvenuta proprio sulla tratta Milano-Varese, a opera di due malviventi che hanno rapinato e aggredito una studentessa di 22 anni e hanno tentato di farlo anche su una seconda giovane, palpeggiata prima di riuscire a scappare.

Raffaella Paita, presidentessa della commissione Trasporti della Camera dei Deputati, ha proposto di intensificare la vigilanza sui treni e nelle stazioni, ma per tante viaggiatrici queste misure non bastano a sentirsi al sicuro.

Perché si pensa a carrozze del treno per sole donne: in altri Paesi è già realtà

La richiesta di dedicare un vagone del treno alle sole donne, vicino ai posti dei controllori e alla vigilanza, non è nuova in Italia, e ricalca le esperienze di altri Paesi, come ad esempio il Giappone.

In terra nipponica i “chikan”, i molestatori seriali, sono un problema molto radicato, anche a causa di una società fortemente maschilista e di una visione della donna profondamente distorta dai media e dall’industria del sesso.

Le violenze sui mezzi di trasporto sono così comuni che le principali tratte urbane hanno dei vagoni rosa, riservati alle sole donne almeno nelle ore di punta. E nelle stazioni sono presenti adesivi che invitano le donne a stare attente a palpeggiamenti e fotografie indesiderate su scale mobili e ascensori.

Perché si pensa a carrozze del treno per sole donne: le critiche alla misura

E proprio in questi adesivi è riassunta l’avversione che molte donne provano nei confronti delle carrozze dedicate. Una misura non solo ghettizzante e penalizzante per le vittime, ma che fa passare il messaggio che debba essere la donna a difendersi dalle molestie, e non l’uomo a evitare di compierle.

Si punisce insomma chi viene perseguitato, e tra l’altro arginando il problema, rendendo sicuro il viaggio e non, ad esempio, la permanenza in stazione, spesso terra di nessuno con malviventi liberi di operare nonostante le videocamere di sicurezza, che a poco servono se non a identificare i criminali a fatto compiuto.

A ogni modo le carrozze rosa si sono rivelate efficaci nei Paesi dove sono utilizzate, compresa la Germania, se non altro per garantire l’uso dei mezzi pubblici senza la paura di rischiare la vita o subire violenze.

Rimane però il problema dei “chikan”, in Giappone come nel resto del mondo. Per cui si possono prevedere controlli più frequenti e pene più severe, ma che forse potrebbe essere risolto prevenendo certi comportamenti ed educando gli uomini, e la società in generale, al consenso.

Qui la guida su come chiedere aiuto in caso di violenza. In Italia è inoltre attivo per le vittime il reddito di libertà, qua come chiederlo. Potete trovare il nostro approfondimento sulla violenza di genere qua.

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