Pensioni, quota 100 eliminata dal Recovery Plan: il piano per sostituirla

L'ultima bozza del Recovery Plan ha cancellato il modello pensionistico in vigore dal 2019, al suo posto quota 102

Addio a Quota 100. Il Recovery Plan in discussione oggi in Consiglio dei ministri dal governo Draghi ha cancellato formalmente il modello pensionistico nell’ultima versione della bozza. In un passaggio del testo che dovrà essere poi presentato a Bruxelles per l’approvazione del piano da 221 miliardi si legge: “In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti.”

Pensioni, Quota 100 eliminata dal Recovery Plan: l’ipotesi Quota 102

Il modello approvato nel 2019 con il governo gialloverde del Conte I, che per 3 anni ha permesso a migliaia di lavoratori di andare in pensione in anticipo con almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età, non sarà dunque prorogato e andrà in scadenza a gennaio 2022.

Al suo posto l’esecutivo starebbe lavorando ad una quota 102, che prevederebbe dei criteri per la pensione di vecchiaia a 67 anni di età e almeno 20 di contribuzione, ma con l’introduzione della possibilità dell’uscita flessibile dal mondo del lavoro secondo questi requisiti: 64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita) e 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi maternità, servizio militare, riscatti volontari).

Secondo questa ipotesi la platea dei destinatari sarebbe più ristretta: 3 milioni a fronte dei 5 milioni precedenti.

Riacquisterebbero valore i Fondi di solidarietà bilaterali, finanziati grazie allo 0,32% della retribuzione lorda, per i lavoratori con problemi di salute, familiari a carico da curare, lavori usuranti oppure in mobilità.

Pensioni, Quota 100 eliminata dal Recovery Plan: gli strumenti di flessibilità

Claudio Durigon sottosegretario all’Economia della Lega, il partito che più di tutti ha spinto per il modello adesso in scadenza, ha detto che “Quota 100 non è più sufficiente. Occorre andare oltre, puntare a quota 41 anni di contributi e a strumenti che diano ancor più flessibilità in uscita. La pandemia ha cambiato tutti i parametri ed è ora di fornire alle aziende strumenti validi per salvaguardare il mercato del lavoro, sia in entrata che in uscita”.

“Se non vogliamo che i dati sui disoccupati, già molto preoccupanti, diventino drammatici con lo sblocco dei licenziamenti – ha aggiunto Durigon – è necessario intervenire con una maggiore flessibilità in uscita, specie nel privato. Più spazio ai giovani e più strumenti alle aziende per rimodulare i propri organici in modo equo”.

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