Parole violentissime del leader russo contro gli occidentali: cosa ha detto

L'ex presidente russo e fedelissimo di Putin non smorza i toni dei già tesissimi rapporti con i Paesi della Nato. E, oltre alle offese, rivolge anche pesanti minacce che destabilizzano ancor di più il mondo

La tensione fra Paesi occidentali e Russia non accenna a stemperarsi, ma anzi aumenta sempre di più. Tra minacce di bombardamenti e annunci militari, l’ultimo fattore di destabilizzazione è rappresentato dalle violentissime parole pronunciate dall’attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza di Mosca, ed ex presidente russo, Dmitry Medvedev.

Il leader non è di certo nuovo ad attacchi duri, a tratti durissimi, nei confronti dei Paesi “ostili” al Cremlino da quando l’esercito russo ha invaso l’Ucraina. Ma le sue ultime dichiarazioni sembrano davvero passare ogni limite, generando nei destinatari un misto di rabbia e preoccupazione.

Minacce, insulti e petrolio: cosa ha detto Medvedev

L’attacco verbale di Medvedev è rivolto in tutto e per tutto ai Paesi della Nato e del blocco occidentale. “Li odio, sono bastardi, imbranati, degenerati e fanatici. Vogliono la morte per la Russia e, finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire“. Parole che non lasciano spazio a giustificazioni o a margini di dialogo. Esattamente come le precedenti.

Lunedì mattina, sempre con un post su Telegram, Medvedev si era scagliato contro la Commissione europea per l’adozione del sesto pacchetto di sanzioni, voluta “sicuramente per fare a pezzi l’economia russa” (ne abbiamo parlato qui). Le misure contro l’infrastruttura di regolamento russa (il National Settlement Depository), ha proseguito Medvedev, sono state imposte “per il gusto di gridare a gran voce che c’è un default in Russia (del rischio default avevamo parlato qui). Questa è solo un’altra bugia. Non ci siamo mai rifiutati di pagare”.

Secondo il leader russo, il settore degli investimenti “subirà un duro colpo. Gli imbecilli europei nel loro zelo hanno dimostrato ancora una volta di considerare i propri cittadini, i propri affari, come nemici non meno dei russi. A giudicare da come funzionano le restrizioni e dove si sta dirigendo la situazione economica nell’Ue sullo sfondo di ridicole storie dell’orrore anti-russe, qualcosa è andato storto”.

La questione dell’embargo al petrolio

L’ex presidente russo non ha poi mancato di colpire le relazioni con l’Europa in uno dei punti più deboli e caldi: l’export di petrolio e il relativo embargo disposto da Bruxelles (della questione avevamo parlato qui).

“Ora gli europei dovranno setacciare il mondo alla ricerca di materie prime della stessa qualità”, ha sentenziato vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. In tal modo, “dovranno affrontare una carenza di alcuni tipi di carburante, come il diesel, necessario per i camion e le attrezzature agricole. E sanno che dovranno ancora trovare schemi grigi per ottenere le nostre materie prime, in qualche modo pagarle, aggirando le loro stesse idiote sanzioni. E questo nonostante i camionisti siano già in sciopero in Italia, Polonia e Ungheria e abbiano bloccato l’ingresso di auto straniere. Le autorità bastarde di Varsavia si sono rifiutate del tutto di fornire materie prime all’Ucraina”.

La reazione dell’Italia

Le offese e le minacce del leader russo hanno scatenato la reazione dei diretti interessati, tra cui l’Italia. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, le ha definite “parole inaccettabili che ci preoccupano fortemente”. Nel pieno degli scontri sul campo di battaglia e nelle aule diplomatiche, la Farnesina evidenzia la gravità di quello che “non è un segnale di dialogo o un’apertura verso un cessate il fuoco. Non è un tentativo di ritrovare la pace, ma sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace”.