L’Onu sparirà? Perché con Bucha rischiamo la fine dell’ordine mondiale

In Ucraina è in atto un genocidio? Il massacro di Bucha rappresenta un drammatico punto di non ritorno nella guerra in Ucraina, che potrebbe ridefinire le nostre regole

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In Ucraina è in atto un genocidio? E’ ciò su cui il mondo si sta interrogando in queste ore. Mentre Papa Francesco mostra in diretta una bandiera ucraina proveniente dall’orrore di Bucha, e certifica l'”impotenza” dell’Onu, dopo le immagini che hanno fatto il giro del mondo, proprio sul massacro di Bucha arriva anche la testimonianza del sindaco della città. Sarebbero “circa 320 i civili uccisi dai militari russi” durante l’occupazione della città, denuncia il primo cittadino Anatoly Fedoruk intervistato dalla Bbc, che ha raccontato di aver personalmente assistito all’esecuzione di diverse persone per mano delle forze russe.

Uomini, donne, bambini, anziani colpiti alla testa dopo essere stati torturati, gettati nei pozzi, stuprati, schiacciati dai carri armati mentre erano seduti nelle loro auto, o freddati mentre dormivano nelle loro case. Ad alcuni sono anche stati tagliati gli arti e strappata la lingua. Violenze indicibili. I media ucraini riferiscono anche di esplosioni nell’area della città occidentale di Leopoli e in quella di Dnipro, nel sud-est del Paese, a dimostrazione che la tattica russa sta virando anche verso la parte meridionale del Paese.

Putin come i terroristi?

“La Russia non merita di restare tra i Paesi civilizzati” in quanto si sta comportando come “un impero coloniale che vuole distruggere l’indipendenza e la sovranità di un Paese”, ha ammonito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intervenendo al Parlamento irlandese. “I russi stanno distruggendo milioni di ucraini”. E’ necessario che “si fermi la macchina da guerra in rubli” e la Russia “va tagliata fuori dal sistema finanziario globale“.

Zelensky ha parlato anche al Consiglio di sicurezza, evocando la distruzione operata durante la Seconda guerra mondiale nel descrivere quello che ha definito “il deliberato massacro” di civili a Bucha da parte delle forze russe. Ha accusato la Russia di voler “trasformare gli ucraini in schiavi silenziosi” e di aver rubato apertamente tutto, “a cominciare dal cibo e finendo con orecchini d’oro che vengono estratti e ricoperti di sangue”.

Queste tattiche, ha affermato, non sono diverse da quelle utilizzate dal gruppo terroristico Da’esh, tranne per il fatto che ora sono perpetrate da un membro permanente del Consiglio di sicurezza. “Dov’è la sicurezza che il Consiglio di Sicurezza deve garantire?” chiede provocatoriamente.

Perché l’Onu potrebbe cambiare per sempre

Ricordando che l’organizzatore dell’Olocausto Adolf Eichmann non è rimasto impunito, il presidente ucraino ha detto che è tempo di riforme. “Il potere della pace deve diventare dominante”.

Ha sfidato poi il Consiglio a rimuovere la Federazione Russa come fonte di guerra in modo che non possa più bloccare le decisioni prese sulla propria aggressione, o semplicemente a “dissolvervi del tutto”. “Siete pronti a chiudere le Nazioni Unite? Credete che il tempo del diritto internazionale sia finito?” chiede.

“Abbiamo a che fare con uno Stato che sta trasformando il veto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel diritto alla morte”, ha avvertito. Se continua, i Paesi non faranno affidamento sul diritto internazionale o sulle istituzioni globali per garantire la sicurezza, “ma piuttosto sul potere delle proprie armi” chiosa.

Per questo l’ordine mondiale che conoscevamo fino ad oggi potrebbe arrivare ad essere così compromesso da saltare. L’Onu sotto attacco per la sua impotenza, spesso troppo palese anche in passato, potrebbe essere così osteggiato da perdere di senso, e la sua stessa esistenza potrebbe essere messa in discussione. Un percorso lungo, di cui saremmo solo all’inizio, che più probabilmente porterà a una ridefinizione dell’organizzazione e dei suoi pilastri.

La reazione dell’Onu

Dal canto suo il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso profondo rammarico per le divisioni che hanno impedito al Consiglio di agire non solo sull’Ucraina, ma anche su altre minacce alla pace nel mondo, e ha esortato l’organismo di sicurezza di punta dell’Organizzazione a fare “tutto ciò che è in suo potere” per porre fine alla guerra.

Allo stesso modo, il sottosegretario generale per gli affari politici e di costruzione della pace Rosemary DiCarlo ha osservato che le condizioni si sono fortemente e gravemente deteriorate. Il numero di civili ucraini uccisi è più che raddoppiato dal 17 marzo, le città ucraine continuano ad essere colpite senza pietà, spesso indiscriminatamente, da artiglieria pesante e bombardamenti aerei, e centinaia di migliaia di persone rimangono intrappolate in aree circondate in condizioni da incubo.

“La devastazione provocata su Mariupol e altre città ucraine è uno dei vergognosi segni distintivi di questa guerra insensata”, ha detto. E ha invitato Kiev e Mosca a tradurre rapidamente qualsiasi progresso nei negoziati in corso in azioni sul campo.

Sono crimini di guerra?

Gli attacchi indiscriminati sono vietati dal diritto umanitario internazionale e possono costituire crimini di guerra. La massiccia distruzione di oggetti civili e l’alto numero di vittime civili indicano “fortemente” che i principi fondamentali di distinzione, proporzionalità e precauzione non sono stati sufficientemente rispettati.

Mentre anche la Nato, tramite il suo Segretario generale, ha mandato un avvertimento a Putin su quando potrebbe entrare in guerra (ne abbiamo parlato qui), rivolgendosi al Consiglio di Ginevra, il coordinatore dei soccorsi di emergenza Martin Griffiths ha affermato che oltre un quarto della popolazione ucraina è fuggita, sottolinenando le “condizioni pericolose” che stanno ostacolando gli sforzi di mettere in salvo i cviili.

Intanto, gli Stati Uniti ritengono che le forze russe stiano commettendo crimini di guerra in Ucraina, e chiedono la sospensione della Federazione Russa dal Consiglio per i diritti umani, “poiché Mosca usa la sua adesione come piattaforma per la sua propaganda” denunciano gli Usa.

Dal punto di vista europeo, dove si stanno rifugiano milioni di ucraini in fuga, Olof Skoog, capo della delegazione dell’Unione europea, non ha esitato a dire che la guerra di aggressione della Russia mette a repentaglio l’ordine basato sulle regole, nonché la sicurezza europea e globale (qui le nuove sanzioni che sta per varare l’Europa).

Ha descritto le immagini di Bucha come una “macchia sulla nostra comune umanità” e ha chiesto a Mosca di fermare immediatamente la sua aggressione militare, di ritirare incondizionatamente tutte le forze dall’Ucraina e di rispettare pienamente la sua integrità territoriale, sovranità e indipendenza all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti.

Intanto, i pubblici ministeri ucraini hanno annunciato indagini su 4.684 presunti crimini di guerra russi. Mentre gli Usa autorizzano un nuovo pacchetto di aiuti militari per oltre 100 milioni di dollari e la fornitura di missili anticarro e antiaereo per combattere i russi, secondo i dati diffusi dall’ufficio del pubblico ministero, un totale di 4.468 potenziali crimini di guerra sono stati inseriti tra quelli oggetti di inchiesta, ma la cifra cresce di centinaia di casi ogni giorno.

Il procuratore generale ucraino Iryna Venediktova ha descritto “l’inferno” delle città recentemente liberate intorno a Kiev e ha promesso di “punire le persone disumane” che ne sono responsabili. Intanto Putin è sempre più solo ed emarginato dai suoi stessi generali.

La reazione della Russia

L’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha ribattuto che la Russia ha salvato 123.500 persone a Mariupol, senza alcun aiuto dall’Ucraina. Oltre 600mila persone sono state evacuate in territorio russo da quando è iniziata la sua “operazione speciale”. “Non stiamo parlando di coercizione o rapimento”, ha provato a dire.

In risposta alle accuse contro la criminalità delle forze russe a Bucha, ha detto che i cadaveri visti in un video grafico presentato al Consiglio dal presidente Zelenskyy “in nessun modo” assomigliano a quelli che sarebbero rimasti a terra per quattro giorni.

Ha chiesto al presidente dell’Ucraina di riconoscere che il suo Paese è solo una pedina nel gioco geopolitico contro la Federazione Russa. E ha anche incolpato Kiev e i media occidentali per aver promosso “incongruenze flagranti” e ha affermato che ci sono registrazioni di radicali ucraini che sparano ai civili. Ma le immagini satellitari smentiscono il goffo tentativo russo di accusare gli altri della barbarie in atto.