Sugli oligarchi è caos: chi sfugge alle sanzioni e perché

Le diverse liste di soggetti ostili redatte da Stati Uniti e Unione europea permettono ad alcuni magnati della cerchia di Vladimir Putin di farla franca

Da quasi 7 settimane il conflitto voluto e iniziato lo scorso 24 febbraio da Vladimir Putin sta mettendo in ginocchio il popolo ucraino e il presidente in carica Volodymyr Zelensky. L’Occidente – in ordine sparso – ha reagito alla mossa del Cremlino aumentando sempre più il peso delle sanzioni messe in atto nei confronti dell’economia e del commercio russi.

Magnati e miliardari nel mirino

Tra gli obbiettivi delle restrizioni non ci sono solo la Russia e il suo leader, ma anche buona parte della sua cerchia di oligarchi che nel corso degli anni lo ha aiutato a mantenere ben saldo il potere in patria. In cambio sono stati ricoperti d’oro attraverso l’intestazione di lussuose ville e yacht in tutto il mondo, oltre che con cariche importanti che hanno permesso loro di accrescere i già sontuosi patrimoni di famiglia.

Il problema è che le liste di miliardari, politici e militari a cui congelare le proprietà al momento risultano disallineate. Succede infatti che l’Unione europea abbia stilato un elenco di 1.110 nomi, ma allo stesso tempo la Gran Bretagna ne abbia 989, mentre gli Usa solamente 407.

Ecco chi riesce a farla franca

E quindi accade che fra i 20 oligarchi e funzionari più ricchi della Russia sanzionati da Bruxelles e Londra ci siano l’industriale di fertilizzanti Andrey Igorevich Melnichenko, l’ex proprietario del Chelsea Roman Abramovich, il fondatore di Alfa-Bank Mikhail Fridman e il produttore di acciaio Viktor Rashnikov, tutti nomi che però non compaiono nell’elenco di Washington. Sanzionato invece da Usa e Uk, ma non dall’Ue, il produttore di materie prime Victor Vekselberg.

Ad oggi nessuno dei tre ha inserito – ad esempio – il presidente e principale azionista della società russa del gas Novatek, il magnate Leonid Mikhelson, e con lui anche il re dell’acciaio Vladimir Lisin. Nessuna sanzione pure per il presidente del gigante petrolifero Lukoil, il miliardario Vagit Alekperov, considerato meno vicino a Putin del presidente di Rosneft Igor Sechin, che invece mira a prendersi proprio Lukoil per diventare il padrone assoluto del petrolio russo ma che risulta tra i pochi a comparire negli elenchi di tutti i tre Paesi. Fra gli intoccati c’è infine il magnate dei metalli Vladimir Potanin, considerato dagli Stati Uniti tra i 210 individui strettamente associati al capo del Cremlino.

Il legame tra la Russia e l’Occidente

La scelta di sanzionare alcuni soggetti (ritenuti più compromessi e di conseguenza più pericolosi) e di preservare altri è il frutto di valutazioni politiche ed economiche dei singoli Paesi in oggetto. E questo accadrebbe poiché, secondo quanto riportato da Forbes, il “predominio della Russia nelle esportazioni di petrolio, gas e materie prime ha collegato il destino dei produttori e delle imprese occidentali con quello delle aziende russe e dei loro proprietari, ovvero gli oligarchi”.

In tutto questo caos, il dato che più impressiona è quello diffuso da Atlantic Council: il think tank americano stima infatti che oligarchi e funzionari nascondano nei paradisi fiscali circa 1 trilione di dollari (tanti quanti ne possiede l’intera popolazione russa), per cui scovare le loro proprietà non è facile. Tanto che in Europa, al momento, sono stati congelati asset solamente per 29 miliardi di euro.