Nord Stream, che succede? Le ipotesi sulle esplosioni

Sabotaggio o attacco terroristico, solo le indagini delle prossime settimane potranno far luce su quanto accaduto in profondità nel Baltico

Quelli al Nord Stream potrebbero essere danni permanenti, tali da rendere i tubi inutilizzabili per sempre. Le esplosioni nei gasdotti nel Mar Baltico sono ancora avvolte nel mistero, tra possibili sabotaggi e accuse tra Ucraina e Russia di attacchi terroristici mirati per mettere in ginocchio l’economia del paese rivale. Solo quando il gas contenuto nei condotti fuoriuscirà completamente saranno avviate le indagini in profondità per capire cosa sia successo, ma da una parte e dall’altra le idee sarebbero chiare (qui vi avevamo parlato delle prime ipotesi di sabotaggio al Nord Stream).

Le accuse di sabotaggio

A puntarsi il dito contro sono Kiev e Mosca, che si accusano l’un l’altra per l’incidente che ha riversato oltre la metà del gas contenuto nel Nord Stream in mare e nell’atmosfera. Più che contro il governo ucraino, però, il Cremlino si sarebbe rivolto a chi negli ultimi mesi si è reso disponibile con i nemici aiutandoli a resistere alla guerra che ormai va avanti da 217 giorni. Putin, infatti, avrebbe dei seri sospetti sullo zampino degli Stati Uniti sul possibile sabotaggio del Nord Stream 1 e 2, pensiero che gli è stato messo in mente dalle parole dello stesso presidente Biden del 7 febbraio scorso.

Dmitry Peskov, portavoce dello zar russo, ha infatti sottolineato che il danno ai gasdotti sarebbe tale da non poter far pensare a un gesto autolesionista da parte della Russia che, invece, accusa gli States. Biden, poco prima dell’invasione in Ucraina, aveva infatti detto: “Se la Russia invade, non ci sarà più un Nord Stream 2. Metteremo fine a questo perché siamo in grado di farlo”. Parole che, lette oggi dopo le quattro esplosioni nei condotti, sembrano una dichiarazione di guerra alla Russia.

Le ipotesi sulle esplosioni al Nord Stream

Intanto il Mar Baltico prosegue nel suo stato di ebollizione dopo le esplosioni degli scorsi giorni. Le falle, in totale, sarebbe quattro, due dal lato svedese e altrettante da quello danese che si sarebbero aperte contemporaneamente. Ecco allora che in tanti stanno cercando di capire cosa sia realmente successo, se si possa trattare effettivamente di un sabotaggio e di un vero e proprio attacco (qui avevamo parlato dei razionamenti proposti dall’Unione europea tramite i contatori intelligenti).

Giampaolo Di Paola, presidente del Comitato militare Nato e ministro della Difesa del governo Monti, in un’intervista a QN ha spiegato che le esplosioni potrebbero essere avvenute per attacchi dall’interno o dall’esterno. Nel primo caso, quindi, il ruolo da protagonista potrebbe averlo giocato la Russia, che in verifica delle tubature potrebbe aver piazzato degli esplosivi. Stesse modalità, però, potrebbero essere state applicate dall’esterno: “Una possibile carica esplosiva potrebbe essere stata collocata dai sommozzatori usciti da un sommergibile a propulsione silenziosa”.

Dal Daily Telegraph, invece, si fa largo l’ipotesi di un attacco premeditato da mesi. Secondo il tabloid, infatti, le cariche esplosive potrebbero essere state piazzate mesi fa e fatte brillare con un comando a distanza. Le esplosioni avvenute contemporaneamente, secondo quanto fin qui rilevato, potrebbero dare adito a questa pista, ma dall’Inghilterra rimbalza anche l’idea dell’utilizzo di droni subacquei o, nel caso in cui fosse stata la Russia, l’utilizzo del sottomarino spia Belgorod. Proprio alcune flotte russe, infatti, tra lunedì e martedì hanno fatto un giro di ricognizione sul posto, ma non è chiaro se abbiano avuto a che fare con le esplosioni.