Perché Nicolas Sarkozy è stato condannato a 3 anni di carcere

L'ex presidente francese è stato condannato a 3 anni di carcere, due dei quali con la condizionale, per corruzione nel cosiddetto “affaire intercettazioni”

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato condannato a 3 anni di carcere, due dei quali con la condizionale, per corruzione nel cosiddetto “affaire intercettazioni”. Il Tribunale penale ha stabilito che è stato concluso un vero “patto di corruzione” tra Nicolas Sarkozy, il suo avvocato Thierry Herzog e l’ex alto magistrato Gilbert Azibert.

Per la presidente del Tribunale, il 23esimo presidente francese, in carica dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012 (e prima ministro delle Finanze nel 2004 e due volte ministro dell’Interno tra il 2002 e il 2004 e poi dal 2005 al 2007), avrebbe cercato di corrompere l’alto magistrato Azibert, con la complicità del suo avvocato Herzog: gli avrebbe garantito un importante incarico a Monaco in cambio di informazioni riservate su un fascicolo che lo riguardava.

Nel dicembre 2020 la procura nazionale finanziaria aveva chiesto condanne molto severe: 4 anni di carcere, di cui 2 con la condizionale, nei confronti di Azibert, 4 anni di cui 2 con la condizionale e 5 anni di divieto di esercizio della professione per l’avvocato Herzog e 4 anni di carcere, di cui 2 con la condizionale, per Sarkozy. Tutti e tre erano chiamati a rispondere di traffico d’influenza e corruzione.

Il caso intercettazioni di Sarkozy

Il caso delle intercettazioni risale al 2014, due anni dopo il suo addio all’Eliseo. Sarkozy era stato chiamato a rispondere dell’accusa di aver tentato di ottenere dal magistrato della Corte di Cassazione Gilbert Azibert informazioni confidenziali che lo riguardavano, cioè di influire su una procedura avviata nel quadro del caso Bettencourt, nel quale ha ottenuto un non luogo a procedere nel 2013, in cambio della promessa di intervenire a favore del magistrato perché ottenesse un incarico di prestigio a Monaco.

Il caso derivava da un’altra inchiesta relativa ad un possibile finanziamento libico della campagna presidenziale di Sarkozy nel 2007. I giudici hanno scoperto che Sarkozy utilizzava una linea telefonica segreta, aperta sotto il nome di “Paul Bismuth”, per comunicare con il suo avvocato Herzog.

Circa dieci delle loro conversazioni sono state intercettate. Da qui è partita l’accusa relativa a un “patto di corruzione” tra l’ex presidente, Herzog e Gilbert Azibert. Per il pubblico ministero, quest’ultimo avrebbe trasmesso per il tramite di Herzog informazioni coperte da segreto e tentato di influire su un ricorso in cassazione presentato da Sarkozy a margine del caso Bettencourt.

La Corte di Cassazione ha convalidato nel marzo 2016 il ricorso alle intercettazioni telefoniche tra l’avvocato e il suo cliente. Beneficiando gli avvocati di una tutela particolare, in nome del segreto professionale, per potere ascoltare le conversazioni tra il legale e il suo cliente, la giustizia doveva accertare che l’avvocato fosse lui stesso sospettato di aver commesso un’infrazione: in caso contrario le sue dichiarazioni non avrebbero potuto essere consegnate nei processi verbali né essere ritenute a suo carico.

Le accuse

Queste conversazioni contengono indizi sulla possibilità di ottenere, da un lato, informazioni sulle indagini o sulla sorveglianza a cui Sarkozy potrebbe essere sottoposto nell’ambito delle informazioni originali, spiega Christine Mée. Dall’altro, informazioni ottenute o suscettibili di essere ottenute in altra procedura da un magistrato di professione (violazione del segreto professionale e occultamento) e informazioni sugli interventi di quest’ultimo a loro favore in questa procedura e sui vantaggi che potrebbero recare in cambio al magistrato.

“Gli atti di cui è colpevole il signor Nicolas Sarkozy sono di particolare gravità, essendo stati commessi da un ex presidente della Repubblica garante dell’indipendenza della magistratura. Ha sfruttato il suo status di ex Presidente della Repubblica e le relazioni politiche e diplomatiche intrattenute durante il suo mandato per premiare un magistrato che ha servito i suoi interessi personali”, ha affermato la presidente del Tribunale penale Christine Mée.

E ancora: “Tale comportamento non può che ledere gravemente la legittima fiducia che ogni cittadino ha diritto ad affidare alla giustizia. Questa deviazione, che mina gravemente lo Stato di diritto e la certezza del diritto, richiede una ferma risposta penale”.

Cosa succede adesso

Herzog e Azibert sono stati anche giudicati colpevoli di violazione del segreto professionale e l’avvocato è stato interdetto dalla professionale per 5 anni. Sarkozy, intanto, che aveva già proclamato la sua innocenza durante il processo di dicembre, presenterà appello.

Anche Herzog ha annunciato la sua intenzione di presentare ricorso e sarà proprio lui a dover difendere l’ex presidente della Repubblica nell’altro processo che lo attende il 17 marzo nella vicenda Bygmalion riguardante i costi della sua campagna presidenziale del 2012.

La condanna al carcere per Nicolas Sarkozy è la prima nella Quinta Repubblica per un ex presidente. Ma non c’è mandato di carcerazione nei suoi confronti, né verso gli altri due imputati riconosciuti colpevoli. La condanna a un anno di reclusione potrà essere organizzata anche a domicilio con monitoraggio elettronico, cioè con il cosiddetto braccialetto elettronico.

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