Navi russe nel Mediterraneo: dobbiamo preoccuparci?

Si intensifica presenza di Mosca a poche miglia dal Mar Adriatico. Quali sono le mire e gli interessi russi nel Mediterraneo? L'Italia è in pericolo?

Ci sono frangenti in cui la minaccia russa non sembra così lontana e circoscritta alla sola Ucraina. Negli ultimi giorni si è intensificata la preoccupazione per la presenza di navi russe nel Mediterraneo, non tanto distanti dalle coste italiane.

La conferma è arrivata dal comandante in capo della Squadra Navale della Marina italiana, l’ammiraglio Aurelio De Carolis, il quale sottolinea la necessità di “controllare da vicino queste navi” (e intanto gli Usa minacciano di assassinare Putin: l’accusa dalla Russia).

L’Italia sorveglia le navi russe nel Mediterraneo

A margine della cerimonia di avvicendamento del Comando tattico dell’Operazione Mediterraneo Sicuro, De Carolis ha ribadito come spetti alla Marina il compito di sorvegliare le acque territoriali. Per questo le autorità operano “in un contesto pienamente sinergico con le altre Marine alleate che operano nel Mediterraneo e con tutte le altre operazioni. Quelle dell’Ue come l’operazione Irini, quelle della Nato come la Sea Guardian e quella ancora più importante che vede permanentemente presente nel Mediterraneo la portaerei statunitense Bush“.

L’impegno della Marina italiana in attività operative nel Mediterraneo si è intensificato già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, all’inizio del 2022. “Tutto questo si traduce in un maggior numero di navi in mare, dunque uno sforzo più intenso per i nostri equipaggi”, ha osservato De Carolis. L’ultima nave italiana a recarsi in missione è stato il cacciatorpediniere Andrea Doria, che ha levato l’ancora il 27 dicembre nel quadro della forza permanente Nato che opera nel Mediterraneo.

La presenza russa nei nostri mari è una minaccia?

Cominciamo col dire che la presenza di navi russe nel Mediterraneo non è una novità, così come non lo è l’interesse di Mosca per uno dei mari più strategici del mondo (ne avevamo parlato anche qui). Dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, nelle nostre acque era già stato avvistato l’incrociatore Varyag, progettato principalmente per il combattimento anti-nave. A quello sono seguiti altri avvistamenti, che però non hanno mai fatto scattare alcun allarme di tipo militare.

Secondo un altro ammiraglio, Ferdinando Sanfelice di Monteforte, esperto militare e docente di Studi strategici interpellato da Formiche.net, si è tornati a una sorta di “assetto da Guerra Fredda”. Un assetto che, ancora una volta, non rappresenta una vera novità. Sì, perché a poche miglia nautiche da casa nostra navigano anche la portaerei americana, con navi russe che si aggirano pericolosamente vicino al Mar Adriatico. Le due grandi superpotenze rivali di questo mondo si osservano lente e letali come squali nel mare nostrum. “Si tratta di uno scenario che ho vissuto quando ero un giovane ufficiale inseguendo navi e sommergibili russi: mi sembra di essere tornato indietro nel tempo di cinquant’anni“, afferma Sanfelice di Monteforte.

Cosa vuole la Russia nel Mediterraneo?

Il Mediterraneo è un vecchio, vecchissimo sogno della Russia. Il controllo del Mar Nero risponde quasi esclusivamente a crearsi uno sbocco privilegiato nel mare che bagna Europa e Africa, altro grande obiettivo messo prepotentemente sul tavolo dalla guerra in Ucraina. Per questo a fine luglio Putin ha inaugurato una nuova dottrina navale che punta ad allargare il giogo che rischia di soffocare la Russia sul mare in corrispondenza degli Stretti, che tendono a “stringersi” e a bloccare i traffici durante le crisi internazionali.

Dopo aver trincerato i mari del Nord nel Circolo Polare Artico, allo scopo di insidiare gli Usa e la Nato sul fronte marittimo settentrionale, Mosca si è resa conto che le resistenze alleate in quell’area sono troppo dure da scardinare. Almeno per il momento. Fisiologico dunque il dirottamento degli sforzi navali verso Sud, dove le imbarcazioni russe possono contare su appoggi geopolitici, approdi sicuri e partner commerciali prima di far rotta verso l’Oceano Indiano e i mari asiatici. In questo senso la Crimea, e in particolare il porto di Sebastopoli, giocano un ruolo fondamentale. Vedremo quale sarà il loro destino quando questo logorante e tragico conflitto volgerà al termine.