Mps, naufraga accordo con Unicredit: la storia di Monte dei Paschi

I 15 anni di crisi e risanamenti della banca più antica del mondo, dall'acquisizione di Antoveneta fino al fallimento del negoziato con Unicredit

Le trattative per l’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena da parte di Unicredit sono saltate ufficialmente dopo un negoziato durato più di un anno. Si tratta dell’ennesimo intoppo nel percorso di risanamento dei conti della banca più antica del mondo. Una storia di crisi e salvataggi va avanti dal 2007 quando viene acquistata da Santander Antonveneta per 10,3 miliardi.

“Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicano – si legge in una nota congiunta – l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena”.

Mps, naufraga accordo con Unicredit: una crisi lunga 15 anni

Dal 2017 il Monte dei Paschi di Siena è controllato dallo Stato che tramite il Ministero dell’Economie e delle Finanza ne detiene il 64%, ma che entro l’anno dovrebbe lasciare l’azionariato in base agli accordi presi con la Commissione Europea (qui avevamo fatto il punto sulle trattative sulla fusione con Unicredit)

Ma quello che sembrerebbe un vicolo cieco è risultato delle vicissitudini cominciate 15 anni fa con l’acquisizione da parte di Antonveneta di Mps, costatata agli spagnoli di Santander 6,6 miliardi di euro pochi mesi prima.

Nel 2008 la Banca d’Italia comincia l’analisi dei titoli Fresh, lo strumento finanziario utilizzato per l’operazione, avviando una prima ispezione nel 2010 e chiedendo un aumento di capitale a Monte dei Paschi di Siena che a ottobre di quell’anno viene posta sotto “commissariamento dolce” con una richiesta di aggiornamenti quotidiani sulla liquidità.

A luglio dell’anno dopo la Fondazione Mps sottoscrive pro-quota l’aumento di capitale da 2 miliardi di euro, ma viene travolta dalla crisi dello spread e a settembre 2011 la Banca d’Italia avvia la seconda ispezione richiedendo a ottobre la discontinuità della governance.

A novembre la Fondazione Mps ha un miliardo di debiti con le banche che hanno finanziato l’acquisto di Antonveneta ed è costretta a vendere diversi asset tra cui il 15% della banca. Chiuderà il bilancio 2011 con un buco da 4,69 miliardi di euro, che porterà alle dimissioni di Giuseppe Mussari dalla presidenza, con la nomina di Alessandro Profumo al suo posto.

Nel frattempo nel 2012 la seconda ispezione della Banca d’Italia viene conclusa con gravi criticità e la Procura di Siena apre un’inchiesta sul caso Antonveneta.

Nel 2014 la banca archivia il bilancio con una perdita di 5,3 miliardi. Nel 2015 viene varato un nuovo aumento di capitale fino a 3 miliardi e il Tesoro diventa azionista del Monte dei Paschi come pagamento degli interessi pari 243 milioni di euro per i Monti bond acquistati dalla banca.

A luglio 2016 Mps non regge lo stress test dell’Autorità bancaria europea risultando la peggiore delle 51 banche in Europa.

Mps, naufraga accordo con Unicredit: il decreto Salvabanche e l’intervento del Tesoro

A fine anno il governo vara il decreto Salvabanche da 20 miliardi di euro, 5,4 dei quali destinati al salvataggio del Monte dei Paschi (con 1,5 miliardi di rimborso agli obbligazionisti) e nel 2017 entra nel capitale della banca senese grazie al benestare di Bruxelles.

Il primo anno di risanamento viene chiuso con un rosso di 3,5 miliardi euro e nel 2018 si registra un utile di 279 milioni.

Nel 2019 il tribunale di Milano condanna l’ex presidente Mussari a 7 anni e 6 mesi, l’ex direttore generale Antonio Vigni e a 4 anni e 8 mesi l’ex responsabile area finanza Gian Luca Baldassarri per le operazioni legate all’acquisizione di Antonveneta.

Nel 2020 vengono ceduti 8,1 miliardi di debiti deteriorati a Amco e viene approvato un piano strategico tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro per far fronte alla carenza di capitale e ai costi di ristrutturazione necessari per rimediare al dissesto economico, nel quale si prevedono 2.670 esuberi netti al 2025 e ritorno in utile nel 2023, dopo il pareggio di bilancio nel 2022 (qui abbiamo parlato degli esuberi).

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Mps, naufraga accordo con Unicredit: la storia di Monte dei Paschi