Nuove minacce russe sull’Ucraina: Medvedev annuncia la “fine del mondo”

Lo scenario paventato dall'ex presidente russo alza nuovamente la tensione tra Mosca, Kiev e l'Occidente. E promette di scatenare "il giorno del giudizio"

Quella in Ucraina è per la Russia una guerra totale in senso letterale, perché combattuta su molteplici fronti. Anche nelle sua più avanzata fase attuale, uno dei più importanti e decisivi si conferma quello della comunicazione o, meglio, della propaganda. Attraverso le numerosissime dichiarazioni ufficiali dei vertici della Federazione, il Cremlino vuole esacerbare la tensione con l’Occidente per tentare di scalfire l’opinione interna e la fiducia delle popolazioni nei confronti dei singoli governi.

Il megafono “estremo” del Cremlino è sempre lo stesso: l’ex presidente russo Dmitry Medvedev che, dopo le fortissime dichiarazioni (di cui abbiamo parlato qui) e la “profezia nera” sull’esito del conflitto (che invece trovate qui), si abbandona ora al disegno di uno scenario letteralmente apocalittico.

La Crimea e la “fine del mondo”: cosa ha detto Medvedev

Se le forze ucraina dovessero attaccare la Crimea, invasa nel 2014 e annessa unilateralmente dalla Russia, “ci sarebbe una reazione immediata”. Già limitandosi a questa frase, le parole del vice capo del Consiglio nazionale di sicurezza russo lasciano ben poco margine a Kiev e ai suoi alleati occidentali. Ma il peggio deve ancora venire. Medvedev prosegue infatti dicendo che l’Ucraina subirebbe una risposta russa da “fine del mondo, un giorno del giudizio che non potrebbe in alcun modo evitare“.

Mosca torna dunque ad innalzare la tensione con minacce efferate, ribadendo che riuscirà “certamente a raggiungere i suoi obiettivi” in Ucraina. I tentativi di Kiev “di resistere fino all’ultimo uomo“, al contrario, porteranno al “collasso dell’attuale regime politico”. Il messaggio di Medvedev è stato prontamente amplificato da un comunicato dell’agenzia di Stato Ria Novosti, la quale ha riaffermato che l’intelligence ucraina ha minacciato di colpire la Crimea utilizzando missili americani.

La Crimea al centro di tutto: perché è così importante

Il rifiuto della Nato e dell’Ucraina di riconoscere la Crimea come territorio russo costituisce “una minaccia sistemica” per Mosca e rappresenta una delle micce più esplosive che possono degenerare nello scontro diretto con l’Occidente. Ne è convinto il Cremlino e ne è convinto Medvedev. “Se un altro nazionalista pazzo o un debole personaggio da operetta diventa capo dello Stato in Ucraina, allora dovremmo aspettarci un conflitto, arrivando a un attacco”, tuona l’ex presidente russo.

La Crimea è una sorta di “ossessione” per la Russia da secoli, dai tempi dell’Impero degli zar fino ai giorni nostri, passando per l’Unione Sovietica. Dal punto di vista strategico, la sua importanza è più che evidente: il controllo della penisola è centrale per l’accesso al Mar Nero e la conseguente possibilità di soffiare sul collo dell’Europa orientale e del Caucaso.

In più c’è la base navale di Sebastopoli, che l’Ucraina in guerra continua ad “affittare” a Mosca fino al 2042, senza contare tutta una varietà di centri militari, caserme, poligoni e porti usati dalla Russia. Da Sebastopoli partono le navi per il Baltico e il Mare del Nord, ma anche le unità dirette al Bosforo e all’altro punto caldo di Tartus, in Siria, l’unica base navale in mano russa fuori dal suo territorio.

La storia della Crimea

Per mantenere la Crimea sono state iniziate e condotte guerre su guerre, la più celebre delle quali è forse quella di metà Ottocento (1853-1856) che ha visto anche l’intervento diretto dell’allora Regno di Sardegna e che ha contribuito alla formazione del Regno d’Italia. Ancora una volta l’Occidente (Gran Bretagna, Francia, “italiani” e anche Impero Ottomano) si scagliava contro la Russia. Quest’ultima fu sconfitta e Sebastopoli fu presa dai turchi e dalle potenze occidentali.

La penisola è stata poi occupata dai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale, salvo poi tornare nel 1918 in mano allo zar. Nel 1920 fu invasa dai bolscevichi ed entrò a far parte della Russia sovietica con lo status di Repubblica. Nel 1954 Nikita Chruščёv la donò alla Repubblica sovietica di Ucraina e nel 1991, con la dissoluzione dell’URSS, divenne parte dell’Ucraina indipendente. Il resto, come si suol dire, è storia nota.