Milano e Torino arancioni, è “shopping-follia”. Quando la terza ondata (e la fine della pandemia)?

Nel primo giorno di riapertura dei negozi nelle nuove aree arancioni folle, età anagrafiche le più diverse, si sono letteralmente riversate in centro per lo shopping

La fotografia scattata ieri nelle grandi città italiane ritornate in zona arancione dopo il semi-lockdown iniziato lo scorso 3 novembre è stata impietosa.

Folle – età anagrafiche le più diverse – si sono letteralmente riversate in centro per lo shopping, come in una qualunque domenica pre-natalizia. Code e assembramenti, vie pedonali prese d’assalto. Complice l’onda lunga del Blak Friday, in pochi hanno resistito alla prima domenica di “libertà”.

Milano e Torino soprattutto, ma anche Palermo tornata zona gialla, e Roma, dopo l’inaugurazione di Primark, sembravano, ieri, aver dimenticato l’altra realtà: quella che si materializza nei pronto soccorso e negli ospedali.

Immagini rispetto alle quali medici ed esperti avevano messo in guardia: se succede questo, si rischia il Natale in ospedale, non in famiglia. Ma l’irrefrenabile spinta compulsiva allo shopping è stata assecondata da tantissimi italiani.

Nuovo dietrofront di Cirio per il Piemonte?

A Torino persino la sindaca Chiara Appendino è stata avvistata in un delle vie più battute con la sua famiglia: “Si può passeggiare e fare shopping in modo responsabile” ha scritto sulla sua pagina Facebook. Milano, nel giorno della riapertura, accende le luminarie natalizie, ma nel segno della sobrietà, come ha voluto sottolineare l’amministrazione comunale guidata da Beppe Sala.

Ma di sobrietà se n’è vista davvero poca. Neanche 24 ore dopo, ecco i primi governatori che mettono già le mani avanti. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio dice che così non va, “quello che è successo è qualcosa di inaccettabile”, peccato sia stato proprio lui, assieme ad altri, a spingere per riaprire, emanando invece un’ordinanza che tiene ancora tutti gli studenti delle seconde e terze medie, più le superiori, a casa. Shopping sì, scuola no, “perché gli studenti creano assembramenti sui mezzi pubblici”.

Cirio questa mattina parteciperà al Comitato per l’Ordine pubblico e chiederà al prefetto interventi “rigorosissimi”. “So che le forze dell’ordine hanno fatto tanto ma evidentemente non basta. I piemontesi si stanno comportando in modo serio, ma laddove ci sono situazioni che scappano di mano bisogna intervenire subito in maniera netta”. Come se la responsabilità fosse sempre e solo individuale, e mai politica.

Confronto Governo-Regioni al via sul Dpcm Natale

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, in prima linea per la riaperture delle scuole, aveva appena lanciato l’idea di imporre un numero chiuso per l’accesso ai centri storici e alle vie dello shopping. “Mi pare difficile spiegare che è necessario limitare gli spostamenti tra Regioni se si accetta che, per gli acquisti di Natale, ci siano assembramenti per strada o nei centri commerciali”.

Il Governo intanto affina le prossime mosse che saranno contenute nel Dpcm Natale in arrivo, probabilmente, tra martedì e mercoledì. Oggi inizia il confronto tra Governo e Regioni per valutare le nuove misure restrittive in vista del Natale.

Da un lato, spiega Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, devono rendere possibile fare attività per le Regioni in zona gialla, dall’altro “dovremo cercare misure che evitino il tana libera tutti: per il periodo natalizio è necessario limitare gli spostamenti”.

La partita è aperta: l’intesa tra Governo e Regioni va cercata in particolare su spostamenti e orari dei locali. L’intenzione del Governo è mantenere il coprifuoco, tenere chiusi tutti i ristoranti a Natale, Santo Stefano, San Silvestro, Capodanno ed Epifania, non consentire il turno serale neppure nelle zone gialle per tutto il mese di dicembre, ma lasciare più spazio solo allo shopping prenatalizio. Il nodo bar e ristoranti andrà sciolto contemporaneamente agli altri relativi alla mobilità tra Regioni e agli spostamenti per raggiungere i congiunti.

La situazione Covid in Italia

Il punto è che non siamo affatto fuori dal pericolo. Per quanto prosegua il calo dei contagi, il Covid resiste, preme, e non dà tregua. Il numero delle vittime resta altissimo. E gli ospedali sono sì tornati a respirare un po’, ma non ovunque, e non abbastanza.

20-25 mila casi al giorno, anche a più di 800 morti ogni 24 ore. L’indice di contagio Rt, anche se è sceso a 1,08, è comunque alto, sopra a 1, insidioso quando si parte da una base di 25mila casi giornalieri. Con gli ospedali affollati di pazienti Covid si rischia di morire di altro, di infarto per esempio, per un trauma cranico, perché le ambulanze sono bloccate, e i posti in terapia intensiva scarseggiano.

“E’ evidente che, se non si mantengono le precauzioni” necessarie a limitare la diffusione dei contagi da Sars-CoV-2, “non potremo che rivedere una situazione simile a quella che abbiamo già vissuto”, arrivando cioè a una terza ondata di Covid-19. Per l’infettivologo dell’ospedale Sacco-Università degli Studi di Milano Massimo Galli “è fatale che sia così”.

Ma “siamo lontani dal cantare vittoria. Sarà necessario un Natale diverso, a partire dagli spostamenti tra Regioni, che dovranno essere limitati, altrimenti crescerà di nuovo la curva” ha detto chiaramente il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.

“Capisco la spinta verso un ritorno alla normalità, quando si allentano le misure. È giusto riprendere la quotidianità, ma se non si fa attenzione, se non si seguono le regole di distanziamento e non si utilizzano i dispositivi di prevenzione, la curva si rialza inesorabilmente. Dobbiamo tutti capire che oggi il sistema sanitario ha 60 milioni di dipendenti: conta su ognuno di noi per limitare la circolazione del virus” ha detto Sileri in una intervista a La Stampa.

Terza ondata di Coronavirus, quando?

Entro la fine di dicembre è verosimile che la maggior parte delle Regioni siano in fascia gialla e a quel punto “sarebbero sufficienti i pranzi di Natale con dei positivi a tavola per rischiare una strage”. Per questo è probabile che durante le feste saranno vietati tutti gli spostamenti tra Regioni, anche tra quelle gialle.

Il rischio terza ondata è più che reale. Quando? A marzo, probabilmente. “In primavera potrebbe esserci una recrudescenza del virus, anche se non così forte”. Per evitarla, in teoria, dovremmo avere almeno 8 milioni di persone già vaccinate”, ma la verità, ammette Sileri, è che saranno ancora i nostri comportamenti a fare la differenza.

Quando finirà la pandemia

Ma la domanda che tutti continuiamo a farci è: quando potremo tornare alla normalità? Se arriveranno 20 milioni di dosi in 6 mesi, potremo vaccinare 10 milioni di italiani, la metà, perché per ogni dose di vaccino va fatto un richiamo.

Sileri è convinto che l’Italia potrà uscire dall’emergenza Covid solo a ottobre 2021, quando avremo dei numeri sufficientemente alti di persone vaccinate. Questo significa che ci aspetta un’altra estate a rischio. “L’Europa si dovrà attrezzare”, ad esempio, suggerisce ancora Sileri, creando un’anagrafe vaccinale “finalmente funzionante”, che riconosca chi ha fatto il vaccino e preveda misure di precauzione diverse a seconda dei casi.

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