Mascherine FCA certificate non a norma: l’inchiesta di Striscia la Notizia

Secondo il tg satirico le mascherine prodotte dal colosso automobilistico non rispetterebbero i requisiti di legge

Il tg satirico Striscia la Notizia ha aperto un’inchiesta sulle mascherine prodotte da FCA. Secondo quanto riferito dall’inviato Moreno Morello, i dispositivi di protezione fabbricate dal colosso del settore automobilistico non sarebbero a norma. Il giornalista ha fatto testare alcuni lotti da laboratori accreditati, scoprendo dati che hanno lasciato perplessi gli stessi tecnici.

Secondo quanto rilevato dai test, la capacità di filtrazione batterica delle mascherine prodotte da FCA sarebbe ben al di sotto del valore minimo imposto dalla legge del 95%. In un lotto si aggirava intorno al 77%, in un altro al 67%. Questo dato indica l’efficacia della mascherina nel proteggerci da agenti esterni.

Mascherine FCA non a norma: l’azienda risponde a Striscia la Notizia

Dal canto suo l’azienda si è dissociata dai servizi di Striscia la Notizia, dichiarando che le mascherine sono state prodotte con macchinari forniti dallo stesso Domenico Arcuri, il commissario straordinario per l’emergenza Covid della Protezione Civile, che si occupa delle forniture dei dispositivi di protezione individuale.

Le materie prime utilizzate, ha sottolineato FCA, sono quelle stabilite dalle autorità nazionali, e le mascherine sono state sottoposte a rigidi controlli da parte di laboratori indipendenti certificati.

Mascherine FCA non a norma: il nodo sulla certificazione Iss

Se la scoperta di Striscia la Notizia si rivelasse attendibile, verrebbe messo in discussione il sistema di certificazione dell’Istituto Superiore di Sanità, che stabilisce quali mascherine sono a norma e possono essere vendute o fornite alle scuole.

L’ente, secondo quanto sottolineato da Moreno Morello durante la trasmissione di Canale 5, non sottoporrebbe le mascherine a controlli diretti. Basterebbero infatti le dichiarazioni di conformità dei produttori.

Dispositivi che rispettano le indicazioni di respirabilità e filtraggio provenienti da Paesi come la Cina non sarebbero stati approvati dall’Iss, perché non avevano il marchio CE. Altri invece, prodotti da varie compagnie, avrebbero ricevuto la certificazione anche senza raggiungere i requisiti minimi imposti dalla legge.

BFE: il requisito che le mascherine devono rispettare per essere a norma

La capacità di filtrazione batterica (BFE) minima viene stabilita dalla norma tecnica Uni En 14683:2019, che regola la produzione di mascherine, e varia in base al tipo di dispositivo.

  • Per il Tipo I è necessario certificare una capacità di filtrazione batterica uguale o superiore a 95%.
  • Per il Tipo II e per il Tipo III è necessario certificare una capacità di filtrazione batterica uguale o superiore a 98%.
  • Per le mascherine spesse o rigide possono essere utilizzati altri metodi validi per determinare la capacità di filtrazione batterica, a patto che siano equivalenti alla scala BFE.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Mascherine FCA certificate non a norma: l’inchiesta di Striscia ...