Macron e Putin, tensione alle stelle: a cosa puntano i due presidenti

Il leader francese sta compiendo il suo primo viaggio in Africa dopo la riconferma: al contempo anche il capo del Cremlino ha inviato Lavrov nel continente

Sembra passata un’era geologica dallo scorso 20 febbraio. In quel giorno, il presidente francese Emmanuel Macron decise di alzare la cornetta dal suo ufficio dell’Eliseo e comporre il numero del Cremlino. Dall’altra parte del cavo l’interlocutore si fece attendere diverso tempo, ma poi si presentò nella postazione telefonica e un aspro confronto della durata di circa 9 minuti ebbe inizio.

Vladimir Putin e il leader francese ebbero un’intensa e articolata interlocuzione solo 4 giorni prima che il presidente russo decise di invadere l’Ucraina e iniziare la sua Operazione Militare Speciale. Il contenuto della telefonata è stato diffuso nelle ultime ore dall’emittente France 2 all’interno di un documentario sugli sforzi diplomatici dietro le quinte che Macron e il suo staff fecero nel tentativo di evitare l’apertura del conflitto armato.

Sale la tensione tra Francia e Russia: mesi di silenzio diplomatico e rapporti al limite

Il fulcro del colloquio ovviamente riguardò soprattutto le relazioni politiche tra i Paesi dell’est. Il capo dell’Eliseo chiese al suo omologo russo di rispettare gli accordi internazionali sottoscritti a Minsk nel settembre 2014 e che impegnavano la Russia, l’Ucraina e le repubbliche di Donetsk e Lugansk ad un cessate il fuoco dopo anni di guerra. Putin rispose che le richieste provenienti dai separatisti non potevano essere ignorate, lasciando comunque aperta una possibilità affinché si raggiungessero nuove intese, ma solo a patto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (accusato di una gestione criminale e dittatoriale del potere) venisse deposto: una richiesta irricevibile per Macron. Circa 80 ore dopo iniziavano i bombardamenti dell’esercito russo sul territorio ucraino.

Da allora sono trascorsi oltre 150 giorni, i due capi di Stato non si sono più sentiti e i rapporti diplomatici ad oggi sono totalmente congelati. Nel frattempo in questi mesi la Francia e tutta l’Unione europea – di concerto con la Gran Bretagna di Boris Johnson e gli Stati Uniti di Joe Biden – hanno approvato diversi pacchetti di sanzioni sempre più severe nel tentativo di mettere in ginocchio l’economia di Mosca, mentre il Cremlino ha risposto restringendo fortemente le proprie forniture di gas all’Occidente, trascinando in una pesante crisi energetica alcuni Paesi trainanti del Vecchio Continente come la Germania e l’Italia.

Putin e Macron alla ricerca di nuovi partner internazionali: gli occhi dei leader sull’Africa

Dall’inizio dell’estate il terreno di scontro tra Francia e Russia si è spostato anche su un altro piano di fondamentale importanza per le due economie, ossia quello del controllo (più o meno diretto) sugli Stati africani. Le istituzioni d’Oltralpe da sempre vedono il continente come una “sorella minore” con cui intercorre un legame inscindibile, che dura da secoli e che oggi necessita di nuovi accordi per poter proseguire al meglio. Il Cremlino invece da anni ha fiutato la possibilità di imporsi come nuovo partner strategico soprattutto per l’area Nord orientale.

La principale riconferma di questi due modus operandi sta nei viaggi che i più alti rappresentanti diplomatici dei due Paesi stanno compiendo presso diverse capitali africane proprio in questi giorni. Dalla parte russa l’emissario scelto per la missione altro non è che il ministro degli Esteri in persona, quel Sergei Lavrov che presenzia a tutti i vertici internazionali a nome della sua Patria e che rappresenta uno dei più stretti confidenti dello Zar. Per la Francia invece è sceso in campo direttamente Emmanuel Macron, che sta compiendo il primo tour africano del suo secondo mandato dopo la sofferta riconferma alle urne dello scorso aprile.

Dall’Egitto all’Etiopia, dal Congo all’Uganda: le tappe africane di Sergei Lavrov

Il viaggio di Lavrov è iniziato nelle scorse ore e prevede quattro tappe fondamentali: il Congo-Brazzaville (nell’orbita sovietica sin dagli anni Sessanta), l’Uganda, l’Etiopia e soprattutto l’Egitto del dittatore Al Sisi, realtà con cui Mosca ha saputo fare sponda in particolare durante l’ultimo decennio. Con un misto di propaganda militare (verrà confermata la presenza costante delle truppe mercenarie Wagner per intervenire negli scenari di instabilità), promesse di aiuti materiali ed economici (in tutti questi Paesi si lotta contro una grave crisi alimentare) e altri progetti per il futuro, la Russia intende presentarsi al continente come unico interlocutore credibile rispetto agli altri attori della scena internazionale.

Un concetto che era già stato espresso da Vladimir Putin in persona durante l’ultimo vertice russo-africano del 2019 e che aveva portato allo sblocco delle esportazioni dei prodotti agricoli: in due anni il valore delle merci importate in Africa dalla Russia ha toccato il valore di 4 miliardi di euro, un elemento che inevitabilmente concorre a rinsaldare la credibilità del Cremlino agli occhi dei partner.

Macron, primo tour africano dopo la riconferma: la missione per rinsaldare la leadership della Francia

Dall’altra parte il primo viaggio africano di Marcon dopo la tornata elettorale era tra gli appuntamenti più attesi dall’opinione pubblica francese. Spesso tacciato di voler ritornare ad un’era lontana in cui la Francia decideva vita, morte e miracoli delle ex colonie, il presidente francese è partito con l’intento di ribadire la centralità di Parigi nel continente, sempre più minata dalla presenza anche di altre potenze (tra tutti la Turchia e la Cina) oltre a quella russa.

La sua prima fermata è stata in Senegal, dove è stato accolto dalla stella del tennis Yannick Noah, il giocatore francese più vincente di sempre (re del Rolland Garros nel 1983 e nel 1984) e tra le personalità più amate della Nazione. L’ex atleta non ha mai interrotto il proprio legame con l’Africa (è nato in Francia da padre senegalese e madre delle Ardenne) e ogni anno trascorre diversi mesi in compagnia delle popolazioni native per aiutare le famiglie più in difficoltà e garantire un’istruzione a migliaia di bambini.

Il viaggio del presidente proseguirà in Benin e in Guinea Bissau, dove verrà ricevuto dai rispettivi corpi diplomatici e dove tenterà di rilanciare il progetto Farm (Food and Agricolture Resilience Mission), promosso a marzo dall’Unione europea, dal G7 e dalla stessa Unione africana. L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere l’agricoltura e porre le basi per una sicurezza alimentare sempre più stabile, ma c’è da scommettere che nella mente del leader francese il pensiero non possa che ritornare di frequente anche al rapporto sempre più teso con Vladimir Putin.