Lombardia, scoppia il caso Report su Fontana. Ranucci: “Ecco la nuova Tangentopoli”

Mentre il numero dei contagi Covid cresce in maniera “preoccupante”, una bufera si abbatte, di nuovo, sul governatore Attilio Fontana

La Lombardia trema. Mentre il numero dei contagi Covid cresce in maniera “preoccupante” secondo gli esperti, in particolare a Milano, una bufera si abbatte, di nuovo, sul governatore Attilio Fontana.

Nuova ordinanza anti-Covid in arrivo in Lombardia

Dopo il “pasticcio” sulle 100mila dosi di vaccino anti-influenzale non utilizzabili, il presidente della Regione si accinge a firmare una nuova ordinanza ancora più restrittiva, per cui ha già ottenuto il via libera del Governo. A partire da giovedì 22 ottobre in Lombardia dovrebbe scattare il coprifuoco dalle 23 alle 5 di mattina.

In caso di parere positivo dell’Esecutivo Conte, su tutto il territorio regionale non si potrà uscire di casa nelle sei ore di chiusura, salvo per motivi di salute, lavoro e comprovata necessità. Fontana sta anche facendo di tutto per ottenere l’ok alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, con l’eccezione dei negozi di generi alimentari.

L’inchiesta di Report su Fontana e il “sistema Lombardia”

Proprio in uno dei momenti più delicati della seconda ondata pandemica, un’inchiesta di Report dal titolo “La Capitale Immorale” torna a trattare lo spinoso capitolo della politica e della sanità lombarda.

Dietro allo “scandalo dei camici” del cognato di Fontana, che Report aveva svelato in piena pandemia, il programma di Sigfrido Ranucci avrebbe scoperto un sistema di potere che da anni avvolgerebbe la Regione Lombardia: appalti truccati, nomine pilotate, conflitti di interesse della famiglia di Fontana, infiltrazioni della ‘ndrangheta. E persino presunte consulenze di sua figlia avvocato, Maria Cristina, assegnati dall’Asst Nord Milano.

Con interviste e documenti esclusivi, l’inchiesta andata in onda su Rai3 fa luce su nuovi e inediti conflitti di interesse del governatore lombardo.

Il “Mullah” Nino Caianiello

Viene anche ricostruita quella che viene definita la presunta rete di corruzione messa in piedi tra Varese e Milano da una delle eminenze grigie più potenti della Lombardia: un politico di altissimo profilo, Nino Caianiello detto “il Mullah”, consigliere di Forza Italia di Attilio Fontana nella formazione della giunta regionale e legato a Marcello Dell’Utri, considerato il regista della “nuova Tangentopoli” lombarda.

Caianiello, che definisce Fontana “un front office della politica”, che “non doveva decidere, ma lui era quello da presentare”, era conosciuto anche come “ras delle nomine”, ma anche “mister 10%” per la “decima” che pretendeva dai politici che avrebbe piazzato un po’ ovunque, nelle amministrazioni locali e nelle municipalizzate.

In un’intercettazione Fontana dice a Caianiello: “Hai visto Ninuzzo, i tuoi consigli per la giunta regionale li ho seguiti quasi tutti. Mi sembra che sia una giunta abbastanza bella”. Alle telecamere di Report “il Mullah” ammette di aver preso tangenti. “Non sono più i tempi di Tangentopoli. Quelle cifre oggi non ci sono più: io chiedevo il 7, mo’ davano il 4”. E sull’elezione di Fontana a presidente della Lombardia: “Matteo Bianchi (segretario provinciale della Lega a Varese, ndr) mi chiese una mano per la lista di Fontana presidente. E io gliela diedi”. Così come a molti altri: “Io non ho mai chiesto niente, erano loro che chiedevano a me”.

L’inchiesta “Mensa dei poveri” ha smantellato un presunto sistema di appalti e incarichi pilotati a cavallo tra Varese e Milano e ha portato all’arresto di un’intera classe politica, che da Gallarate, provincia di Varese, si è allargata a tutta la Lombardia.

Proprio qui, in questo terreno melmoso, avrebbe messo le radici la ‘ndrangheta calabrese, in grado ormai, secondo Report, di decidere giunte comunali e sindaci: tutto, peraltro, alla luce del sole. Le ‘ndrine decidono, e votano. Un sistema di relazioni e affari nato nel cuore pulsante della Lega, Varese, e cresciuto fino a conquistare il governo della Regione più ricca d’Italia. Di cui, secondo Report, Attilio Fontana sarebbe la rappresentazione plastica.

La difesa di Fontana e il presunto “scandalo dei camici”

“Vogliono colpire la Lega e la Lombardia” si difende ora Fontana, che minaccia di querelare Report. Le pressioni della ‘ndrangheta per condizionare le scelte sulla sanità? “Illazioni vergognose fatte per suggestioni incomprensibili ed inaccettabili”. E poi rispetto alle consulenze di sua figlia avvocato, Maria Cristina, incarichi assegnati dall’Asst Nord Milano, “aveva degli incarichi assolutamente trasparenti da un’assicurazione che poi era anche un’assicurazione di un’Asst”.

Per Fontana si tratterebbe di “un’operazione” che “prevede due obiettivi appetitosi: provare a mettere nel mirino la Lega e tentare di prendere la Lombardia. Anche perché con il voto democratico in Lombardia non riescono a vincere, e allora tentano altre strade”.

Fontana era già finito nel mirino di Report con il presunto “scandalo dei camici” in piena pandemia, con l’affare da 250mila euro affidato alla società della moglie di Fontana e del cognato Andrea Dini.

Il 16 aprile, con le terapie intensive intasate e il personale sanitario senza dispositivi di protezione, la ditta del cognato e della moglie del presidente Fontana si era aggiudicata, senza passare per gara pubblica, una fornitura di camici da mezzo milione di euro.

La scoperta era stata fatta proprio da Report grazie al racconto esclusivo di un dipendente di Aria, la società pubblica per gli acquisti della Lombardia. Attraverso una procedura negoziata, la Dama spa, società che produce il noto marchio Paul&Shark, avrebbe venduto alla Regione Lombardia oltre 70mila camici. Il cognato di Fontana a Report aveva risposto così: “L’appalto ci è stato assegnato a mia insaputa. Non avremo un euro dalla Regione Lombardia”.

L’inchiesta di Report “La Capitale Immorale” la potete vedere qui.

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