Lockdown a Natale: il rimprovero di Conte e gli scenari possibili

La chiusura del Paese sotto le feste di Natale sarebbe la soluzione per liberarci dal coronavirus secondo i ricercatori

Record di contagi in Italia. Sono 7.332 i casi di coronavirus registrati nel bollettino del 14 ottobre. Mai, dall’inizio della pandemia, era stata raggiunta una cifra simile nel nostro Paese, nonostante il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati sia in leggera flessione. Al dato allarmante di chi ha contratto il Sars-Cov-2 si affianca il record per il numero di tamponi fatti, 152.196. Tuttavia la curva epidemiologica preoccupa gli esperti e gli scienziati, tanto che alcuni hanno parlato di lockdown a Natale, come Andrea Crisanti, che ha gestito l’emergenza Covid in Veneto, e Livio Fenga, ricercatore dell’Istat.

Lockdown a Natale: il rimprovero di Conte ai cittadini

Giuseppe Conte, intervenuto in conferenza stampa da Capri per fare il punto della situazione, ha dichiarato: “Continua questa curva che sta lentamente ma progressivamente crescendo. È la ragione per cui abbiamo adottato misure più restrittive: non ci ha fatto piacere, ma dobbiamo adesso rispettare le regole più rigide”.

“Io non faccio previsioni per Natale”, ha sottolineato il premier riguardo la possibilità della chiusura del Paese sotto le feste. “Io faccio previsioni in questo momento sulle misure più adeguate idonee e sostenibili per prevenire un lockdown, ma è chiaro che molto dipenderà dal comportamento di tutta la comunità nazionale. Lo schema è molto chiaro: continueremo ad aggiornarci costantemente con le Regioni. La formula vincente è collaborare, collaborare, collaborare. Per la Campania come per le altre Regioni abbiamo predisposto la possibilità per i presidenti di introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità, per quelle di allentamento occorre invece un’intesa con il ministro della Salute”.

“Questa è una partita in cui vinciamo tutti, altrimenti perdiamo tutti. Non potete pensare che sia il Governo a risolvere il problema: è stata tutta la comunità nazionale che ci ha consentito di affrontare la fase più dura. La comunità italiana, benemerita, ha affrontato una prova difficilissima e ne siamo usciti vincitori. Adesso questa nuova ondata la affronteremo con grande senso di responsabilità, con grande sensibilità, afferrando i valori in gioco. E smettiamola di fare polemiche, discorsi astratti, discussioni, dibattiti: bisogna essere concreti, c’è da tutelare la salute. Se dovesse crescere il numero dei contagiati e delle persone che sono negli ospedali, e in particolare nelle terapie intensive, andremmo di nuovo in difficoltà. Dobbiamo arrestare questa curva e per farlo non c’è nulla di meglio in questa fase che rispettare le regole“.

L’infettivologo Andrea Crisanti a favore del lockdown a Natale

A parlare dell’eventualità di una chiusura per Natale era stato l’infettivologo Andrea Crisanti, dell’Università di Padova: “Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose. Si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del coronavirus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo”. Gli attualmente positivi di cui ha dato notizia il Ministero della Salute con il bollettino del 14 ottobre sono 92.445. In molti reparti Covid sono occupati più del 50% dei letti e il 118 registra il 15% in più di richieste per problemi respiratori.

“Pù che misure sui comportamenti occorre bloccare il virus. Tra 15 giorni non vorrei trovarmi a discutere sui 10mila o 12mila casi al giorno”, ha concluso Andrea Crisanti, sottolineando l’importanza di dure decisioni politiche per fermare il contagio.

Evitare il lockdown a Natale, parla il medico Massimo Galli

Massimo Galli, responsabile del reparto di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, ha invece sottolineato che per “avere un felice Natale dobbiamo cercare di superare questa fase, invertendo la tendenza”. Anche perché “siamo a metà ottobre e il Natale è a poco più di due mesi. Rischiamo di romperci la testa, ma non l’abbiamo ancora rotta. Lavoriamo a rendere le cose a nostro favore”.

Livio Fenga: “La seconda ondata sta iniziando adesso”

“La curva descrive la seconda ondata pandemica, e indica che questa potrebbe essere agli inizi”, ha spiegato Livio Fenga, esperto dell’Istat, commentando il suo modello con incremento non lineare, basato sui dati epidemiologici forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, che prevede l’evoluzione dell’epidemia. Il 7 novembre i casi positivi potrebbero arrivare a quota 115.854.

“Considerando la situazione globale dell’Italia, non ci sono segnali che la curva scenda”, ha spiegato, “mentre a livello regionale alcune regioni del Nord mostrano segnali di attenuazione nella diffusione del coronavirus”, come la Lombardia, la Liguria e le province autonome di Trento e Bolzano. Al Sud si registra invece un veloce inceremento di casi, come in Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. “Se i numeri sono questi, non è inverosimile pensare a un lockdown, almeno localizzato, per le regioni più esposte”.

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