L’Italia congela il mega yacht di Putin: in quale regione si trova

L’imbarcazione di lusso è stata fermata nella notte tra venerdì e sabato: ci sono forti sospetti sulla possibilità che il vero proprietario sia proprio lo Zar

Era quasi tutto pronto per salpare: dal bacino di carenaggio ai lavori di ordinaria manutenzione giunti al termine, passando per l’equipaggio in attesa dell’imbarco: la destinazione prefissata era la bellissima e sfarzosa Dubai. E invece le cose non sono andate come previsto dai naviganti.

La notizia è iniziata a circolare poco dopo le 2 di notte tra venerdì e ieri (sabato 7 maggio), quando il misterioso Scheherazade – lo yacht di 140 metri dal valore di 700 milioni di dollari che si sospetta possa essere di proprietà del presidente russo Vladimir Putin – è stato bloccato, o meglio congelato, da un decreto del ministro Daniele Franco, titolare dell’Economia e delle Finanze.

Fermata l’imbarcazione Scheherazade: le diverse ipotesi sulla proprietà russa

Il provvedimento è stato notificato dagli uomini della Guardia di Finanza di Massa Carrara al comandante della nave, il britannico Guy Bennett-Pearce. Nei documenti del ministero non si fa il nome del leader del Cremlino né quello del proprietario ufficiale, vero o presunto, ossia l’oligarca russo Eduard Khudaynatov, volto noto dell’imprenditoria di Mosca fedele allo Zar.

Ex presidente della compagnia petrolifera Rosneft e proprietario in Italia di Villa Altachiara (residenza sul promontorio di Portofino, in Liguria), il presunto proprietario non viene citato nelle carte ministeriali. Nel documento si fa cenno genericamente a un titolare che avrebbe collegamenti con elementi di spicco del governo russo e con altri numerosi oligarchi raggiunti dalle restrizioni predisposte dall’Occidente.

La figura di Eduard Khudaynatov, oligarca vicino al Cremlino

Secondo indiscrezioni il nome di Eduard Khudaynatov sarebbe destinato a finire molto presto nella black list europea degli uomini di affari, favorevoli all’invasione dell’Ucraina e complici di Vladimir Putin, da colpire con le sanzioni sempre più pesanti messe in atto in questi due mesi e mezzo dagli Stati Uniti e dagli stessi vertici dell’Unione europea. A questo punto il congelamento dello Scheherazade diventerebbe un sequestro vero e proprio.

Da ieri lo yacht è sotto la responsabilità dello Stato italiano che dovrà (in questa prima fase assolutamente delicata dal punto di vista giuridico e di normative comunitarie) pagare le spese per il personale e i costi per il rimessaggio nel cantiere navale di Marina di Carrara di proprietà della società The Italian Sea Group. Sia i vertici ministeriali che quelli dell’azienda hanno subito tenuto a specificare come la multinazionale italiana non abbia alcuna responsabilità per ciò che è avvenuto.

Il superyacht sequestrato in Toscana: è di Putin?

Il conto per le tasche dei cittadini toscani però potrebbe essere molto salato, vista l’imponente mole di personale che staziona su un’imbarcazione che esula dai parametri standard, attestandosi tra le barche di lusso. Il superyacht ha sei ponti, un dislocamento di oltre 10 mila tonnellate e motori di ultima generazione che possono raggiungere quasi venti nodi di velocità.

Al suo interno dispone di due piattaforme di atterraggio per elicotteri, un cinema, una grande piscina, sale giochi e soprattutto è attrezzato con sistemi di sicurezza molto avanzati, tra questi un neutralizzatore di droni spia. Gli interni, da favola, sono firmati Zuretti Yacht Design. I membri dell’equipaggio a pieno regime sono quaranta.